LA VENA DEL GESSO ROMAGNOLA

ARCHEOLOGIA

           

LA GROTTA DEI BANDITI

   

Nei pressi di Monte Mauro si apre la Grotta dei Banditi. Già all’inizio del nostro secolo il naturalista Giovanni Battista De Gasperi aveva ipotizzato che nella grotta esistessero i resti di un insediamento preistorico, in base alla presenza sulla parete ovest di una vaschetta simile a quelle identificate nella Grotta del Re Tiberio.

Nel 1973 il Gruppo Speleologico Faentino avviò un’indagine archeologica esplorando una sala di forma troncoconica. Dagli strati più profondi provengono frammenti ceramici dell’età del Bronzo antico (XXIII-XVIII sec. a.C.), che, ricomposti, hanno restituito ollette in ceramica grezza usate per cuocere i cibi, grandi vasi adatti a contenere liquidi o prodotti agricoli, vasi da mensa in ceramica fine e semifine; brocche e boccali usati per versare liquidi e scodelle e tazze per mangiare e bere; particolari sono alcuni colini in terracotta usati per filtrare e un cucchiaio.

La grande quantità di reperti ceramici non pare però rispecchiare una realtà abitativa: la presenza di ossa, in buona parte bruciate, riconducibili a quattro individui, due adulti, un bambino di circa sei anni e un neonato, fa pensare che nella grotta si svolgessero riti funerari. I vasi, le fusaiole, i pendenti realizzati in corno, con i canini di cani e maiali e con conchiglie fossili, e infine una punta di freccia in selce potrebbero essere i resti di offerte votive o di corredi funerari.

Le testimonianze archeologiche sembrano interrompersi per più di mille anni, per riemergere solo con la seconda età del ferro (VI-IV sec. a.C.). I ritrovamenti di questo periodo, piuttosto scarsi, sono stati effettuati nella parte più interna dell’antro, in corrispondenza degli strati più superficiali: Forse gli umbri, che nello stesso periodo frequentavano la Grotta del Re Tiberio, utilizzarono anche questa grotta per i loro riti: il ritrovamento di un vasetto miniaturizzato potrebbe testimoniarlo.

Anche per l’età romana i reperti sono poco numerosi, ma comunque tali da offrire un confronto con la più documentata Grotta del Re Tiberio. Possiamo pensare che i romani salissero a questa grotta dal II-I sec. a.C., al III-IV sec. d.C. forse per onorare una sorgente medicamentosa oggi prosciugata.

Per altri mille anni la grotta è nuovamente abbandonata, solo tra il XIV e il XV sec. d.C. qualche pastore portò qui un boccale in maiolica di cui rimangono i frammenti. Una comunità di pastori potrebbe aver utilizzato la grotta come ricovero durante gli spostamenti stagionali: a questa presenza paiono ascrivibili i resti ossei di suini e ovicaprini che potrebbero essere stati allevati e direttamente consumati dal gruppo, mentre i pochi resti di bovini potrebbero far pensare ad una selezione di specifiche parti da trasportare nella grotta dai luoghi di macellazione.

  
 
  
  

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1 - L'ingresso
2 - Le tacche presenti nei pressi dell'ingresso e nella camera iniziale sono di difficile datazione.
3 ,4 - La camera iniziale, frequentata in epoca preistorica.
5 - Altre tacche presenti un po' ovunque nella camera iniziale.
6 - Un ricamo di radici nel soffitto di una camera laterale.
7, 8 - Gli ambienti più interni della grotta.
 

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Speleo GAM Mezzano (RA)