LA VENA DEL GESSO ROMAGNOLA

ARCHEOLOGIA

     

LA LUCERNA DELLA GROTTA DI MONTE MAURO

    

Il percorso compiuto dal termine lucerna, che deriva dal greco luknos, rispecchia fedelmente quello compiuto da questo oggetto, entrato nel mondo romano per imitazione delle lucerne di tipo greco-ellenistico, che Roma importava dalla Campania e dai centri dell'Italia Meridionale. Le prime lucerne di produzione romana riprendono infatti questi modelli, caratterizzati dalla lavorazione al tornio, da un'argilla chiara e, soprattutto, da vernice nera. 

E' soltanto dalla metà circa del I sec. a.C., comunque, che comincia una produzione di lucerne romane con caratteri peculiari, che ebbero un’amplissima diffusione. Esse si caratterizzano, innanzitutto, per l'uso di un'argilla color nocciola, ben depurata, e di una vernice di colore rosso-arancio. Un altro fattore distintivo è l'utilizzo generalizzato della tecnica della doppia matrice, cioè di due stampi in terracotta o gesso, uno inferiore e uno superiore, nei quali la pasta veniva pressata a mano: è proprio a questa pratica che si deve la frequente presenza di impronte digitali all'interno del serbatoio. Le due parti venivano poi unite, rifinite con vernice liquida lungo la linea di congiunzione e infine sottoposte a cottura. 
Altra particolarità delle lucerne romane è il notevole sviluppo del disco (ossia della faccia superiore posta a chiusura del corpo, entro cui era posto l'olio per la combustione) rispetto alla spalla (ossia il bordo esterno), che a confronto con i precedenti greci si era sensibilmente ristretta.
E' comunque con l'età augustea e, in generale, nel I sec. d.C., che gli ateliers romani si distinguono per una produzione di lucerne particolarmente raffinata, sia per la lavorazione che per la decorazione, che interessava prevalentemente il disco, con motivi geometrici o con scene figurate. Un ulteriore carattere distintivo delle lucerne di questo periodo è il ridotto spessore delle pareti, che le avvicina alla ceramica a pareti sottili.
Per quanto riguarda la funzione delle lucerne nel mondo romano, essa è piuttosto varia, e va da una funzione utilitaristica di illuminazione, sia di edifici privati che di edifici pubblici, ad una di offerta votiva e funeraria, rispettivamente nei luoghi di culto e nelle necropoli, dove compariva assai di frequente nel corredo dei defunti.

I quattro frammenti ceramici fortuitamente rinvenuti nella grotta di Monte Mauro sono probabilmente riferibili a un’unica lucerna in terra sigillata, la cui tipologia non è però definibile con precisione, data l'assenza di parti significative quali il becco (da dove usciva lo stoppino) e l'ansa (ossia l'impugnatura). 
I due frammenti più cospicui ci offrono comunque informazioni sulla spalla, sul disco e sul fondo della lucerna che, verosimilmente, può essere attribuita al tipo con due volute ai lati del becco, la cui produzione inizia in età augustea ed è attestata sino agli inizi del II sec. d.C. Il nostro esemplare si caratterizza infatti per una spalla molto stretta e piatta con tre modanature concentriche (caratteristica distintiva delle lucerne a volute), per un disco concavo con il foro centrale per l'immissione del carburante sottolineato da due cerchi concentrici, e per pareti estremamente sottili. 
Sembra doversi escludere la presenza di qualsiasi tipo di decorazione sul disco, mentre la presenza di alcuni cerchietti impressi sul fondo si deve senza dubbio interpretare come un marchio di fabbrica, del tipo particolarmente diffuso in età repubblicana, ma attestato anche per alcune lucerne a volute della prima età imperiale.
Il cattivo stato di conservazione dei frammenti sembra doversi attribuire ad incrostazioni superficiali connesse alle condizioni di giacitura dei pezzi, piuttosto che alla cattiva qualità della ceramica; risultano comunque ben conservati, all'interno del serbatoio, segni ad impressione interpretabili come impronte digitali. 
Pur trattandosi di un'analisi preliminare, dalle considerazioni sopra esposte e dai confronti con i principali repertori di lucerne (vedi bibliografia), riteniamo si possa dubitativamente proporre per la lucerna in esame una datazione nell'ambito del I sec. d.C., al quale in particolare ci rimanda, tra gli altri elementi, il modesto spessore delle pareti.

                                                                                                                  Carlotta Franceschelli

Bibliografia

De Carolis E., Lucerne greche e romane, Gruppo Archeologico Romano, Roma 1988.
Deneauve J., Lampes de Chartage, Paris 1969, pp. 107-108 e p. 120 (nn. 367-68-69).
Gualandi Genito M.C., Le lucerne antiche del Trentino, Trento, 1986, pp. 162-163, n. 13 "Lucerna a volute e becco angolare".
Loeschcke S., Lampen, aus Vindonissa, Ein Beitrag zur Geschichte von Vindonissa und des antiken Beleuchtungswesens, Zurig 1919, p. 213, fig. 2, II b.

  
    

 

Speleo GAM Mezzano (RA)