LA VENA DEL GESSO ROMAGNOLA

ARCHEOLOGIA

     

LA GROTTA DEL RE TIBERIO

  
          

Nei Gessi di Monte Mauro, sul fronte prospicente il fiume Senio, si apre la Grotta del Re Tiberio, la più nota cavità di tutta la Vena del Gesso romagnola.
La parte della grotta di interesse archeologico (che può essere visitata senza difficoltà) è formata da un vano di ingresso e da una galleria orizzontale che dopo una cinquantina di metri giunge ad una sala del diametro di circa 15 metri. Il resto della cavità, che si sviluppa per oltre quattro chilometri, è di grande interesse speleologico e geologico, ma, allo stato attuale delle conoscenze, non sembra essere stato frequentato in epoca preistorica.

Ancor oggi la roccia lascia filtrare acque che si raccolgono in parte, da tempi imprecisabili, entro vaschette scavate nelle pareti e ancor oggi ben visibili nei pressi dell’ingresso 

   

Foto Rocco e Sergio Ercolani (Speleo GAM)

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Tracce di frequentazione sono state recentemente individuate nei pressi dell'ingresso. 

Attorno alla grotta aleggiano antiche leggende popolari: alcune sulla base del toponimo ne facevano il rifugio dell’imperatore Tiberio, che vi avrebbe anche trovato la morte; altre, con maggior fondamento, la ipotizzavano tana di malfattori e di falsificatori di monete. 

E' anche la grotta romagnola a cui si riferiscono le prime notizie d'età storica, contenute in un'opera di Pompeo Vizani edita a Bologna nel 1596, in cui l'Autore riferisce che nell'anno 1200 alcuni rivoltosi capeggiati da un tale Alberto di Arardo Caporella si impadronirono del castello di Sassatello, dominio dei bolognesi. In seguito alla spedizione punitiva organizzata da questi ultimi, Alberto si rifugiò nella grotta, che si apre nelle vicinanze. "Ma il podestà Rolando Rossi quivi andò a trovarlo, e ponendo paglia e legni verdi all'entrata della spelonca, fece sì co fuoco, e fumo, che fù forzato Alberto di uscir fuora cò suoi compagni, che tutti furono de Bolognesi mandati a fil di spada... ".
   

  
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I primi scavi a scopo scientifico furono realizzati tra il 1865 e il 1870 da Giacomo Tassinari, Giuseppe Scarabelli e Domenico Zauli Naldi. Il materiale archeologico rinvenuto è ancor oggi esposto al museo Giuseppe Scarabelli di Imola con i cartellini originali e la disposizione che lo stesso Scarabelli volle dargli (foto a sinistra). 
   

A quelle prime campagne di scavo hanno fatto seguito le ricerche di Riccardo Lanzoni, compiute tra il 1923 e il 1935, un saggio di scavo aperto da Antonio Veggiani nel 1942, un intervento eseguito nel 1950 dalla Soprintendenza Archeologica dell’Emilia Romagna e le esplorazioni condotte dal Gruppo Speleologico Faentino e dallo Speleo GAM Mezzano.

 

Sono purtroppo numerosissimi gli sterri compiuti fin dal secolo scorso da cercatori clandestini.  

Le ultime ricerche, effettuate dalla Soprintendenza regionale dell'Emilia Romagna, risalgono al maggio 2002 ed hanno definitivamente datato all'età del Rame le prime frequentazioni della Grotta.  

Infine, un recupero di reperti, risalenti probabilmente all'età del bronzo, è stato effettuato anche nel Luglio 2004.    

   
      
Per approfondire La Grotta del Re Tiberio nei gessi di Imola di Antonio Veggiani, 1957
   La Grotta del re Tiberio: lo scavo e le vicende museali di Maria Giovanna Bertani, 1996
    Uno studio allunga la vita della Tana del Re Tiberio di Sandro Bassi, 2003
   
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1 - Rilievo della grotta del Re Tiberio effettuato da Giuseppe Scarabelli e Giacomo Tassinari nel 1856 (da uno dei taccuini di Scarabelli, Archivio Storico del Comune di Imola).
2 - Sezione della grotta del Re Tiberio eseguita da Scarabelli, con il saggio di scavo dei 1870 e l'indicazione della stratigrafia incontrata (Archivio Storico dei Comune di Imola).

3 - Schizzo autografo di Scarabelli, con la dicitura “Grotta del Re Tiberio veduta interna della entrata". 

4 - Foto dell'ingresso del Re Tiberio, risalente al 1934.     

5/8  - L'ingresso della Grotta del Re Tiberio, con nicchie e vaschette scavate in epoca imprecisata. 

   

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Speleo GAM Mezzano (RA)