Nei Gessi di Monte Mauro, sul fronte prospicente il
fiume Senio, si apre la Grotta del Re Tiberio, la più nota cavità di
tutta la Vena del Gesso romagnola.
La parte della grotta di interesse archeologico (che
può essere visitata senza difficoltà) è formata da un vano di
ingresso e da una galleria orizzontale che dopo una cinquantina di metri
giunge ad una sala del diametro di circa 15 metri. Il resto della
cavità, che si sviluppa per oltre quattro chilometri, è di grande
interesse speleologico e geologico, ma, allo stato attuale delle
conoscenze, non sembra essere stato frequentato in epoca preistorica. |
Ancor oggi la roccia lascia filtrare acque che si raccolgono in parte, da tempi imprecisabili, entro vaschette
scavate nelle pareti e ancor oggi ben visibili nei pressi
dell’ingresso
Tracce di frequentazione sono state
recentemente individuate nei pressi
dell'ingresso.
Attorno alla grotta aleggiano antiche leggende popolari: alcune sulla
base del toponimo ne facevano il rifugio dell’imperatore Tiberio, che
vi avrebbe anche trovato la morte; altre, con maggior fondamento, la
ipotizzavano tana di malfattori e di falsificatori di monete.
E' anche
la grotta romagnola a cui si riferiscono le prime notizie d'età
storica, contenute in un'opera di Pompeo Vizani edita a Bologna nel
1596, in cui l'Autore riferisce che nell'anno 1200 alcuni rivoltosi
capeggiati da un tale Alberto di Arardo Caporella si impadronirono del
castello di Sassatello, dominio dei bolognesi. In seguito alla
spedizione punitiva organizzata da questi ultimi, Alberto si rifugiò
nella grotta, che si apre nelle vicinanze. "Ma il podestà Rolando Rossi
quivi andò a trovarlo, e ponendo paglia e legni verdi all'entrata della
spelonca, fece sì co fuoco, e fumo, che fù forzato Alberto di uscir
fuora cò suoi compagni, che tutti furono de Bolognesi mandati a fil di
spada... ".
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I primi scavi a scopo scientifico furono realizzati
tra il 1865 e il 1870 da Giacomo Tassinari, Giuseppe
Scarabelli
e
Domenico Zauli Naldi. Il materiale archeologico rinvenuto è ancor oggi
esposto al museo Giuseppe Scarabelli di Imola con i cartellini originali
e la disposizione che lo stesso Scarabelli volle dargli (foto a
sinistra).
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A quelle prime campagne di scavo hanno fatto seguito le ricerche di
Riccardo Lanzoni, compiute tra il 1923 e il 1935, un saggio di scavo
aperto da Antonio Veggiani nel 1942, un intervento eseguito nel 1950
dalla Soprintendenza Archeologica dell’Emilia Romagna e le
esplorazioni condotte dal Gruppo Speleologico Faentino e dallo Speleo
GAM Mezzano. |
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Sono purtroppo numerosissimi gli sterri compiuti fin dal secolo scorso
da cercatori clandestini.
Le ultime ricerche,
effettuate dalla Soprintendenza regionale dell'Emilia Romagna, risalgono al maggio 2002 ed
hanno definitivamente datato all'età del Rame le prime frequentazioni
della Grotta.
Infine, un recupero
di reperti, risalenti
probabilmente all'età del bronzo, è stato effettuato anche nel Luglio
2004. |
| 1 - Rilievo della grotta del Re Tiberio effettuato da
Giuseppe Scarabelli e Giacomo Tassinari nel 1856 (da uno
dei taccuini di Scarabelli, Archivio Storico del Comune
di Imola). |
| 2 - Sezione della grotta del Re Tiberio eseguita da
Scarabelli, con il saggio di scavo dei 1870 e
l'indicazione della stratigrafia incontrata (Archivio
Storico dei Comune di Imola). |
3 -
Schizzo autografo di Scarabelli, con la dicitura “Grotta
del Re Tiberio veduta interna della entrata". |
4 - Foto dell'ingresso del Re Tiberio, risalente al 1934. |
| 5/8 -
L'ingresso della Grotta del Re Tiberio, con nicchie e vaschette scavate in epoca
imprecisata. |
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Immagini ad alta risoluzione
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