LA VENA DEL GESSO ROMAGNOLA

ARCHEOLOGIA E GEOLOGIA

     

GIUSEPPE SCARABELLI (1820 - 1905)

  

Giuseppe Scarabelli nacque a Imola il 16 settembre 1820. Dopo una solida istruzione in famiglia e brevi periodi di studio universitario a Firenze e a Pisa si ritirerà definitivamente a Imola nel 1845 dedicandosi per tutta la vita a ricerche geologiche ed archeologiche sul versante appenninico tra Bologna e Ancona.
Straordinari sono i risultati conseguiti nel campo dell’archeologia preistorica, scienza che lo annovera tra i padri fondatori in Italia.
Notevoli anche gli studi in campo geologico: sue sono le prime carte geologiche della Romagna (vedi immagini sotto). 
Fondatore nel 1857, con altri appassionati, del Museo Civico di Imola e direttore dello stesso fino alla morte.
Fu anche Senatore del Regno, assumendosi come missione il compito di perorare la causa delle ricerche geologiche-minerarie entro le istituzioni del neonato Stato Italiano. 
Scarabelli fu quindi all’avanguardia dei tempi, pur operando sempre “da dilettante“, al di fuori della Scienza Ufficiale con cui peraltro intrattenne stretti rapporti.

         

Le rocce della formazione Gessoso-solfifera attrassero l'attenzione di Scarabelli e costituirono per così dire la specializzazione in cui egli stesso ritenne, e con ragione, di conseguire i maggiori risultati originali. Fu tra i primi a comprendere l'origine sedimentaria evaporitica dei gessi che si sarebbero pertanto accumulati sul fondo di una laguna per evaporazione di acqua salata. Oggi le numerose pagine che egli dedicò all'argomento costituiscono un prezioso archivio di situazioni ed affioramenti anche non più facilmente osservabili, come p.e. le stratigrafie delle oltre 14 miniere di zolfo attive in quei tempi in Romagna. 

 
Giuseppe Scarabelli e la Vena del Gesso romagnola 
  

In una lettera aperta del 1864 al professore bolognese Domenico Santagata (1812-1901), è lo stesso Scarabelli a riassumerci con la consueta franchezza il suo percorso intellettuale intorno al significato geologico dei gessi romagnoli, la cosiddetta Vena del Gesso.
Egli innanzitutto ricorda il giovanile errore di aver accettato acriticamente le conclusioni di Bianconi e Santagata che prima di lui, avendo osservato nel Bolognese i gessi spesso associati alle «argille scagliose» e alle «serpentine», avevano ipotizzato un'origine comune per tutte queste rocce, e in particolare avevano pensato che il minerale gessoso fosse stato generato da un particolare metamorfismo di calcari ad opera di gas sulfurei. Poi però racconta che quando, «...sotto l'impressione della narrativa di simili fatti...», egli intraprese «....lo studio de' terreni terziari dei Monti di Valle di Santerno,...», ebbe immediata la meraviglia di osservare invece come il gesso «...ordinavasi regolarmente in istratificazioni regolari e possenti...». A partire da questa semplice e obiettiva osservazione furono poi molte le altre scoperte e ipotesi originali di Scarabelli in merito ai gessi della penisola italiana, come ad esempio la loro appartenenza a un unico orizzonte stratigrafico dalla Romagna alla Sicilia, quello che noi oggi chiamiamo Messiniano, e la loro formazione entro bacini o stagni d'acqua dolce più o meno fra loro congiunti e in vicinanza del mare. Si tratta di concetti scientifici tuttora validi, che da soli giustificherebbero l'attribuzione a Scarabelli di un posto importante nella storia degli studi di stratigrafia dei terreni terziari del Mediterraneo, ben al di là tuttavia di quanto gli è stato riconosciuto. Infatti in questi ultimi anni più volte è stato fatto notare come a ignoranza degli studi Scarabelliani siano corrisposti addirittura momenti di regressione nel progresso delle conoscenze geologiche dell'Appennino. Per quanto riguarda la Vena del Gesso un esempio di questa «dimenticanza» è rappresentato dalla faglia tettonica che egli riconobbe nell'ammasso gessoso in cui si apre la «Grotta del Re Tiberio» presso Borgo Rivola, nella Valle del Senio, ove individuò discordanze nella giacitura dei banchi gessosi.
Lo studio di questa faglia, oggi chiamata «faglia Scarabelli», (vedi la carta geologica dei dintorni della cava di gesso di Borgo Rivola, dove la faglia è indicata come: "Scarabelli fault") che egli disegnò riproducendo una fotografia, si sta rivelando oggi di grande importanza per la comprensione dei complessi sistemi carsici ipogei della zona e per la programmazione e mitigazione dell'attività estrattiva nella grande cava di gesso che sta divorando questo Geosito Scarabelliano. Tutto ciò a rivalsa del fatto che è stata a lungo ignorata dalla cartografia geologica ufficiale.
Pochi sono profeti in patria.

Stefano Marabini

    
  

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1 - Una delle prime sezioni stratigrafico-geologiche della Gessoso-solfifera in Romagna di L. F. Marsili, risalente forse agli inizi del '700, pubblicata da T. Lipparini nel 1930.

2, 3 - Carte geologiche della provincia di Ravenna di G. Scarabelli, 1854. Si tratta delle più antiche carte geologiche dell'Appennino, base di tutta la cartografia geologica successiva. In rosso appare la sottile striscia gessosa della Vena.

4 - "Veduta dei gessi" presso Borgo Tossignano (1844). Archivio Storico Comune di Imola. Questo schizzo, forse il primo rilievo geologico nell'imolese di Scarabelli, sorprende per la nitida informazione stratigrafica e strutturale che da' alla formazione gessosa.

5 - Sezione trasversale e longitudinale dei Gessi di Borgo Rivola, dal libretto di campagna di G. Scarabelli. Si noti la correlazione fra i depositi alluvionali di Sassatello e la posizione della Grotta del Re Tiberio.

6 - "Sezioni parallele attraverso la zona dei Gessi" (1858).
7 - Sezioni attraverso la Vena del Gesso (1864). 
8 - "Concordanza del Gesso sopra la Molassa a bivalvi" (orientata a SO/NE in sinistra del torrente Sintria, all'altezza di Co' di Sasso, con indicazione di strette pieghe sia nella Molassa di fondo valle, che nei sovrastanti gessi di M. Mauro).
    

Immagini ad alta risoluzione

       
   

 

Speleo GAM Mezzano (RA)