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Un santuario dell’età del ferro
Dal VI secolo a.C., fino alla piena età romana, la grotta diviene sede
di un santuario legato alla presenza delle acque salutari.
Nel VI e V secolo a.C. sono probabilmente umbri e forse qualche
visitatore etrusco i primi devoti che salgono alla grotta confidando
nelle virtù medicamentose delle acque, portando in dono agli dei
piccoli vasetti simbolici, vasellame di pregio, statuette in bronzo e
altre offerte, probabilmente conservate in comuni contenitori ceramici.
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Di grande interesse sono i numerosissimi vasetti miniaturizzati (foto
a sinistra)
rinvenuti nell’area prossima all’ingresso della grotta. Il Museo
Giuseppe Scarabelli di Imola ne conserva più di seicento: in argilla,
richiamano forme del vasellame da mensa, ma le dimensioni così ridotte
li caratterizzano come recipienti usati a scopo votivo, tanto più che
in alcuni casi se ne è conservato il contenuto, costituito da piccoli
oggetti in metallo e da tracce d’ocra da considerarsi come offerte
alle divinità.
Dal IV secolo a.C. compaiono i galli: una traccia della loro devozione
è rappresentata da un bronzetto maschile che reca al collo un torquis
celtico, tipico collare portato dai nuovi dominatori della pianura
padana.
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Forse proprio l’area prossima all’apertura, quella più facilmente
raggiungibile dai devoti, era deputata sia alla captazione delle acque
minerali, sia ad accogliere in piccole stipi le offerte che venivano
deposte una volta espletati i riti. |
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