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Le grotte dell’Emilia Romagna
L’Emilia Romagna è la regione italiana più povera di aree carsiche e tuttavia l’intenso lavoro dei gruppi speleologici locali ha consentito l’esplorazione di oltre 800
grotte per uno sviluppo complessivo prossimo agli 80 chilometri.
Le aree carsiche principali sono tutte in roccia gessosa e si possono suddividere in quattro zone: Vena del Gesso romagnola, Gessi bolognesi, Gessi del basso Appennino reggiano e “Gessi” triassici dell’alta valle del Secchia.
Nella sola Vena del Gesso romagnola sono state esplorate fino ad oggi oltre 200 grotte per uno sviluppo complessivo che supera i
40 chilometri. Ogni anno nuove grotte si aggiungono a quelle già esplorate, tanto da poter considerare la Vena del Gesso romagnola la principale area carsica gessosa d’Italia.
I gruppi speleologici
Fu il triestino Giovanni Mornig, nel 1934 a dare inizio a sistematiche esplorazioni speleologiche nei Gessi romagnoli. Con mezzi di fortuna e spesso da solo esplorò e rilevò alcune tra le principali grotte della Vena.
A partire dal 1956, con la nascita dei gruppi speleologici, ha inizio la sistematica esplorazione delle grotte che prosegue tuttora con risultati spesso di grande rilievo.
Oggi tutti i principali gruppi speleologici della regione fanno parte della FEDERAZIONE SPELEOLOGICA REGIONALE DELL’EMILIA ROMAGNA che cura il
catasto delle cavità naturali, pubblica riviste e studi monografici, promuove convegni, coordina i numerosi corsi di speleologia organizzati ogni anno dai singoli gruppi e si occupa della difesa e salvaguardia delle aree carsiche presenti nella nostra regione.
Le grotte della Vena del Gesso
Le grotte della Vena del Gesso sono un mondo nascosto, poco accessibile
e tuttavia straordinario. Ci sono grotte lunghe alcuni chilometri e
profonde fino a 200 metri: un alternarsi di gallerie, sale, pozzi,
cunicoli con presenza di concrezioni, riempimenti, erosioni unici nel
loro genere.
Purtroppo la cava di gesso, l’inquinamento, l’indifferenza
dell’uomo mettono seriamente in discussione questo patrimonio, già
gravemente compromesso, e che nel giro di pochi anni potrebbe subire
danni ancora più gravi.
Le grotte della Vena del Gesso non sono, in genere, di facile
percorribilità e richiedono quasi sempre la conoscenza delle tecniche
speleologiche, nonché il possesso di un’adeguata attrezzatura.
Nonostante ciò, anche chi non pratica la speleologia può conoscere da
vicino i fenomeni carsici nei gessi romagnoli.
Anche un’escursione “esterna” può essere interessante e riservare
molte sorprese. Abbondano infatti un po’ ovunque le cosiddette
“forme carsiche superficiali”: tra queste dominano sicuramente le
doline, ma sono presenti inghiottitoi, risorgenti, valli
cieche che
chiunque può visitare senza difficoltà.
Due grotte parzialmente turistiche: la Tanaccia a Brisighella e la
Grotta del Re
Tiberio a Riolo Terme, consentono a tanti di scendere in profondità e
sono per questo meta di periodiche quanto affollate gite guidate.
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