LA VENA DEL GESSO ROMAGNOLA

CARSISMO E SPELEOLOGIA

    

LA TANACCIA

    
  
     

Tra le oltre duecento grotte che si aprono nella dorsale della Vena del Gesso,, le cavità certo più note e famose sono la Tanaccia (ER RA 114 ) nei "Gessi di Brisighella" e la Grotta del Re Tiberio (ER RA 36) sulla parete orientale della "stretta" di Borgo Rivola. Come lasciano intuire le denominazioni, si tratta di due siti ricchi di un particolare fascino mutuato sia da aspetti paesaggistici e speleologici sia da testimonianze archeologiche che attestano una intensa frequentazione umana in epoca storica e preistorica.

La Tanaccia, o meglio il complesso carsico della Tanaccia, è costituito da quattro "ambienti" significativamente diversi:

a) la suggestiva caverna preistorica, nella quale Giovanni Mornig e Antonio Corbara nel 1935 e Renato Scarani negli anni 1955 - '56 effettuarono fruttuose prospezioni e scavi archeologici. 

b) i Buchi del Torrente Antico (ER RA 115), paleocorso in parte ipogeo in parte a cielo aperto, che dalla caverna giunge fino alla attuale risorgente, perenne, del complesso;

c) il complesso ipogeo della Tanaccia, propriamente detta, percorribile a monte dell'ingresso, inaccessibile a valle;

d) la galleria artificiale, lunga una sessantina di metri, realizzata nel 1989 per facilitare l'accesso ai rami ipogei.

L'intero complesso ha uno sviluppo superiore ai 2 chilometri e vi scorre un torrente, pressoché asciutto nei periodi dell'anno caratterizzati da scarse precipitazioni.

    

Per la presenza della Tanaccia, in quest'area lo spartiacque superficiale non coincide con quello carsico: infatti la grotta drena nella valle del Lamone acque altrimenti destinate alla valle dei Senio; le principali cavità-inghiottitoio (Grotta Biagi e Grotta Brussi) si trovano sotto le case Varnello, un piccolo agglomerato localmente più noto come "Manicomio".

I Buchi del Torrente Antico furono esplorati e rilevati da Giovanni Mornig, triestino, negli anni 1934-35.

I rami ipogei del complesso sono stati scoperti il 10 maggio 1958 dagli speleologi faentini. Come tutte le grotte che si aprono in rocce gessose la Tanaccia è povera di concrezioni calcaree: il ridotto sviluppo di queste sovrastrutture se da un lato priva la grotta delle scintillanti trine che costituiscono l'attrazione delle più celebrate grotte turistiche, dall'altro consente interessanti osservazioni speleogenetiche e di morfologia carsica ipogea. Caratteristici i fenomeni erosivi alle pareti ed al tetto delle gallerie e delle sale. Tra queste ultime sono da segnalare le Sale delle Sabbie, ricca di pendenti di gesso (pseudo-stalattiti di erosione), il grande Salone di crollo, la Sala del Laghetto, parzialmente concrezionata, ed infine la Sala Piatta, prodotta in seguito ad un vasto "scollamento" di due banchi gessosi.

   

La Tanaccia ospita consistenti colonie di pipistrelli. Sono presenti tre Rinolofidi (Rhinolophus ferrumequinum, R. hipposideros ed il meno comune R. euryale) e un Vespertilionide (Miniopterus schreibersi).

Gianpaolo Costa

    
  
      
Per approfondire: Condizionamento geologico-strutturale sull'evoluzione carsica del sistema Tanaccia di Lorenzo Brandolini, 1996
    La Tanaccia di Gianpaolo Costa e Roberto Evilio, 1987
   La Tanaccia Gruppo Speleologico "Città di Faenza", Gruppo Speleologico "Vampiro" Faenza, 1964
           
          

     

Speleo GAM Mezzano (RA)