LA VENA DEL GESSO ROMAGNOLA

CARSISMO E SPELEOLOGIA

          

COSA FANNO GLI SPELEOLOGI IN GROTTA?

      
 

Le esplorazioni
L’aspetto più immediato ed affascinante della speleologia è sicuramente la possibilità di esplorare ambienti mai visitati dall’uomo.
Paradossalmente questo è possibile anche in zone molto antropizzate come è di certo il basso Appennino romagnolo.
Appena sotto la superficie della Vena del Gesso si nascondono decine di chilometri di grotte ancora in gran parte mai percorse.

Negli ultimi quindici anni l’attività degli speleologi è stata particolarmente intensa ed ha portato alla scoperta di oltre venti chilometri di nuove grotte.
L’avventura ipogea dello speleologo inizia da qui: dall’allargamento di una fessura troppo stretta, dalla scoperta di un cunicolo rimasto inosservato o dalla discesa di un profondo pozzo... 


I rilievi
All’esplorazione di nuove grotte segue immediatamente un accurato rilievo allo scopo di individuare la direzione, lo sviluppo e la profondità delle stesse. 
Molto spesso i rilievi si rivelano uno strumento indispensabile per lo studio dell’idrologia sotterranea.
I rilievi vengono eseguiti con strumenti relativamente semplici quali la bussola, il clinometro e la cordella metrica e tuttavia, considerando le condizioni spesso disagevoli,

risultano di notevole precisione.
Viene anche eseguito un disegno degli ambienti allo scopo di rendere ancor meglio la morfologia delle grotte.
La Federazione Speleologica Regionale dell’Emilia Romagna cura il catasto delle cavità naturali della nostra regione che ormai conta diverse centinaia di rilievi.
E’ un patrimonio di conoscenza che gli speleologi mettono a disposizione di tutti.


Le acque sotterranee
Al rilevamento delle grotte fa seguito lo studio delle acque sotterranee. 
Gli speleologi esplorano le gallerie percorse dai torrenti, anche se queste sono completamente sommerse.
Dove il passaggio è impedito da tratti troppo stretti si fa ricorso alla colorazione 

delle acque tramite fluoresceina, una sostanza innocua che è possibile rilevare anche a bassissime concentrazioni.
In Italia e nel Mondo gran parte delle acque potabili sono di origine carsica, inoltre questi sistemi risultano particolarmente sensibili all’inquinamento.
A questo va aggiunto che il reale percorso delle acque è quasi sempre del tutto indipendente dalla morfologia esterna.
E’ chiaro quindi che lo studio dell’idrologia sotterranea risulta uno dei compiti più importanti che gli speleologi si sono dati. 


I riempimenti
Nel corso dei millenni le acque hanno trascinato all’interno delle grotte ciò che incontravano nel loro cammino prima di inabissarsi. Anche se oggi questi riempimenti si trovano a diverse decine di metri di profondità ci parlano dell’ambiente esterno, come era in un remoto passato.

Un accurato esame di quello che può sembrare soltanto un insignificante accumulo di argilla e di sassi può quindi rivelare dei dati di grande interesse per la scienza. 
E’ possibile, ad esempio, attraverso un esame dei pollini, risalire alla vegetazione presente migliaia di anni fa e di conseguenza alle condizioni climatiche del passato.
Le grotte della Vena del Gesso sono ricche di riempimenti, alcuni anche di diversi metri di altezza. 
Le grotte sono dunque un ambiente davvero unico e le osservazioni che gli speleologi possono fare sono assai varie e investono molte discipline scientifiche quali la geologia, l’idrologia, la biologia, la climatologia....


La difesa della fauna ipogea: i chirotteri
L’intervento dell’uomo ha messo in serio pericolo l’esistenza di questi piccoli mammiferi. 
L’uso indiscriminato dei pesticidi sta seriamente mettendone in discussione la sopravvivenza anche nelle grotte della Vena del Gesso.E’ compito degli speleologi

lo studio ed il monitoraggio dei chirotteri anche nelle cavità più remote e di difficile accesso. 
E’ comunque evidente che soltanto una seria regolamentazione dell’uso dei pesticidi potrà in futuro salvare la vita a questi innocui animali.


La salvaguardia dell’ambiente ipogeo 
Un compito molto impegnativo, quasi disperato, attende i moderni speleologi: consegnare alle generazioni future l’ambiente carsico così come è oggi.
Le grotte sono poco visibili e, nel caso della Vena del Gesso, percorribili, in genere, con difficoltà. 

E’ difficile convincere chiunque dell’importanza di salvaguardare luoghi nascosti, non direttamente accessibili, ma soltanto una diffusa coscienza ed un’attenzione costante possono creare i presupposti per una loro efficace difesa.

   
 
    

 

Speleo GAM Mezzano (RA)