I precursori, Giovanni Bertini Mornig
Le prime notizie documentate relative ad una cavità naturale della Vena del Gesso romagnola si riferiscono alla Tana (o Grotta) del Re Tiberio nei pressi di Borgo Rivola (Riolo Terme) in un'opera di Pompeo Vizani edita a Bologna nel 1596, "Diece libri delle Historie della sua patria".
Nella seconda metà dell'ottocento, l'imolese Tassinari e il faentino Zauli Naldi conducono alcuni saggi archeologici all'imboccatura della Grotta del Re Tiberio; nel 1872 viene edito il fondamentale lavoro sugli scavi condotti nella stessa grotta dal grande naturalista imolese Scarabelli
Si deve però giungere ai primi anni del Novecento per vere e proprie esplorazioni di carattere speleologico: ne sono protagonisti De Gasperi e Marinelli, tra il 1905 e il 1917. Sono oggetto di indagini la Grotta del Re Tiberio, la Grotta dei Banditi o dei Partigiani: ,
l'Inghiottitoio del Rio Stella , l'Inghiottitoio poi intitolato a De Gasperi , la Tana della Volpe e i "buchi" di Rivola, in località
Sassatello.
Nel 1934 il triestino Giovanni Bertini Mornig si trasferisce in Romagna ed apre un nuovo, fondamentale, capitolo per le esplorazioni speleologiche nella Vena. Tra il giugno del 1934 e l'aprile del 1935 Mornig esplora una cinquantina di grotte, prevalentemente nei dintorni di Brisighella, ma con puntate a Monte Mauro e fino ad oltre il Senio: di molte di esse esegue il rilievo topografico.Tra le più importanti grotte da lui esplorate sono da citare la Tana della
Volpe, le Grotte Biagi e Brussi,
l'Abisso Fantini e la Grotta risorgente del Rio Cavinale. Di notevole importanza è poi il riconoscimento che la caverna iniziale della Tanaccia era stata utilizzata in età preistorica: i sondaggi effettuati anche dallo stesso Mornig portano alla luce alcuni reperti attribuibili all'età del Bronzo.