|
La ripresa delle esplorazioni: gli anni ottanta e novanta
Dall'inizio degli anni '80 v'è una rinascita di interesse per la Vena del Gesso: i gruppi romagnoli che vi operano si dedicano ad un'intensa e sistematica attività di perlustrazione e disostruzione di tutti i buchi e fratture giudicati in precedenza insignificanti. Ci si rende conto che per ottenere risultati significativi non è sufficiente limitarsi a scavi epidermici, ma è necessario un lavoro continuo ed in profondità. Grazie a questo nuovo approccio, in meno di venti anni il numero delle grotte raddoppia e lo sviluppo complessivo passa da circa 10 ad oltre 30 chilometri.
Un considerevole impulso a questo tipo di ricerche viene dallo Speleo G.A.M. Mezzano, costituitosi nel 1985 che inizia una frenetica attività ben presto coronata dalla scoperta di nuove importanti grotte, cosa che innesca una vera e propria gara di emulazione da parte di faentini e
imolesi.
Gessi di Brisighella: Nel 1980, nell'area gravitante sulla Tanaccia viene scoperta, ad opera del G.S. Faentino, la Grotta di
Alien. Quindici anni più tardi dopo la disostruzione dell'ingresso viene esplorata, sempre dai faentini, la Grotta Giovanni Leoncavallo che successivamente è collegata alla Grotta di Alien. Sempre a metà degli anni 90, il G.S.F. forza il vecchio Fondo della Grotta Rosa Saviotti, che poi collega al vicino Abisso Acquaviva. Queste cavità, ancora in esplorazione, formano ora uno dei sistemi carsici più grandi e complessi di tutta la Vena.
Gessi di Rontana e Castelnuovo: Ancora ad opera del Gruppo Speleologico Faentino, vengono aperti nel 1985 gli abissi G. Mornig e P. Peroni. Nel marzo del 1986, sempre il G.S.F., effettua la colorazione delle acque dell'Abisso Fantini,viene così confermata l'ipotesi che esse tornino a giorno tramite la Grotta Risorgente del Rio Cavinale. Nel 1988, nei pressi di Monte Rontana, ad opera dello Speleo G.A.M. viene allargata la stretta fessura terminale della grotta a N dell'Abisso Fantini (ora Abisso
Garibaldi) l'anno successivo, dopo un lungo scavo, viene realizzato il collegamento con
l'Abisso
Fantini. Sempre lo Speleo G.A.M. forza anche la fessura "impraticabile" ove si perdono le acque del Fantini, cosa che permette di esplorare oltre 200 metri di gallerie fino a dove l'acqua si perde nuovamente tra sassi in frana.
Gessi di Monte Mauro: Ancora i mezzanesi scoprono diverse nuove grotte, tra le quali si segnalano
l'Abisso Babilonia e l'Abisso Ravenna. Da segnalare anche il superamento del vecchio fondo del Pozzo uno di Ca' Monti. In questo settore della Vena del Gesso la più grossa novità è rappresentata però
dall'Abisso F10 le cui prime esplorazioni, svolte dal G.S. Faentino, risalgono al novembre 1990. E' stato accertato mediante prove di tracciamento eseguite il 14 e 15 ottobre 1991 che le acque canalizzate dell' F10 alimentano le cascatelle poste in destra idrografica del corso ipogeo del Rio Basino, risolvendo così finalmente uno dei problemi idrologici che da vari decenni rappresentava un vero e proprio rompicapo. Oltre ad alcuni inghiottitoi già individuati del G. S. Faentino tra cui
l'Abisso Ricciardi, profondo oltre 100 metri, si segnala la Grotta a SE di Ca' Faggia, scoperta e catastata fino a -56 metri dallo Speleo Club Forlì e approfondita (1990) dallo Speleo G.A.M. fino a -111 metri, ove un'esigua fessura è interessata da circolazione d'aria.
Recentemente è la volta del Gruppo Speleologico AGIP di Ravenna
che esplora la risorgente a sifone posta sulla destra idrografica
del corso esterno del rio Basino.
Gessi di Monte della Volpe: Le esplorazioni effettuate dallo Speleo GAM Mezzano a partire dall'agosto 1990 hanno consentito di individuare due grandi sistemi carsici il cui sviluppo complessivo è ormai prossimo ai 9 chilometri. Purtroppo l'attività della vicina cava ha intercettato le grotte in più punti ed ha in parte deviato i torrenti sotterranei. Nonostante ciò è stato possibile, grazie alle colorazioni effettuate dai mezzanesi nel 1997, definire la circolazione ipogea delle acque di Monte Tondo. Si è così appurato che
l'Abisso Mezzano, scoperto nel 1990, è la grotta più a monte del sistema carsico del Re Tiberio che comprende anche l'abisso Tre Anelli, esplorato nel 1994 e l'Abisso Cinquanta esplorato nel
1996 e collegato alla Grotta del Re Tiberio nel febbraio 2003. L'altro grande sistema carsico comprende la Buca Romagna esplorata nel 1993 ed alcune grotte in parte esplorate dal G.S.F. negli anni cinquanta e successivamente ampliate dallo Speleo GAM quali la Grotta grande dei Crivellari e la Grotta uno di ca'
Boschetti.
Gessi di Monte del Casino e Tossignano: Nell'agosto 1984 viene disostruito dal Gruppo Speleologico Faentino l' Abisso A. Lusa, che si apre nella sella di Ca' Budrio. Nel 1991 gli imolesi hanno forzato il sifone terminale, superato il quale hanno collegato l'abisso con l'Inghiottitoio a Ovest di Ca'
Siepe. In precedenza, nel dicembre 1990 la Ronda Speleologica Imolese C.A.I. aveva iniziato la disostruzione di quest'ultima cavità di cui era noto solo il primissimo tratto da un tappo di argilla e detriti che sembrava insormontabile. Superata tale occlusione, sono state esplorate varie diramazioni che si sviluppano in direzione del Rio Gambellaro. Il dislivello complessivo delle due cavità è ora di metri 206 e lo sviluppo di oltre 3000.
Gessi di Monte Penzola: Di limitata estensione sembravano non
offrire grosse opportunità per l'esplorazione speleologica ed
invece la Ronda Speleologica del CAI di Imola ha recentemente
esplorato la "Grotta della Befana" cavità di oltre un
chilometro di sviluppo. |