LA VENA DEL GESSO ROMAGNOLA

CASE, ROCCHE E BORGHI

        

GALLISTERNA

      

Era chiamato Gallisterna quel tratto della vallata del Senio che da Serravalle, praticamente dal punto della Chiusa, si prolunga fino alla Vena del gesso, racchiudendo ora anche Borgo Rivola e Sasso Letroso. 

    

Fin dall'antichità è sempre stata una zona strategica perché precludeva il passaggio verso la grande comunicazione ed i passaggi commerciali in direzione delle città ai Fiorentini e gli scambi vicendevoli fra Toscani e Romagnoli. 

  

Alle estremità di questa zona valliva c'erano due castelli: quello di Serravalle, appena sopra Riolo e quello di Sassatello appollaiato sulla Vena del gesso. 

  

Fino al 1347 questo territorio aveva le seguenti suddivisioni: Serravalle il castello e le case vicine, Gallisterna fino al Rio Cocco (Fondo Fornace) che disegna una piccola valle fra Miola da una parte, con Bréta e Ca' Marotta dall'altra; Gallisterna di mezzo fino alla Canova di Sasso, poi Sasso di Gallisterna, corrispondente a tutta la Vena del gesso, dai Crivellari a Sasso Letroso. Con il passare del tempo rimasero due aggregazioni: Gallisterna Inferiore e Gallisterna Superiore. Mentre inizialmente la zona faceva parte della legazione ecclesiale di Montemauro, considerata nel contado imolese, nei secoli seguenti si aggregarono alle alterne fortune del consiglio di Riolo, sempre però con dei "distinguo" dettati dai Signori Sassatelli, secondo gli alti e bassi della loro fortuna.

   

La curte et castello di Gallisterna furono donati al Monastero di San Michele del Mugello da certo Ugo di Toscana nel 970. In alcune bolle dei Papi Onorio II (1126-30), Eugenio III (1151) e successivi il castrum Gallisternae è annoverato fra i possedimenti della chiesa imolese. Nel 1216, quando i Faentini si recarono a distruggere il castello di Casola e Montefortino, il 1° Giugno entrarono in Gallisterna, la saccheggiarono e la distrussero perché costoro erano strettamente collegati con Imola. Infatti, nel 1213 c'è un atto notarile relativo ai lotti di terra concessi dal comune di Imola a 63 nuclei famigliari di Gallisternesi. 

   

Ne riportiamo qualche frase, perché rende l'idea del momento storico: "Nel nome del Signore nell'anno della di Lui Natività 1213, nel giorno di domenica 6 ottobre in Imola nella chiesa di San Lorenzo alla presenza di Infangato, Palmirolo da Mordano, Martigno di Poretano, Pellegrino di Pizolo, Alberto giudice e molti altri testimoni debitamente richiesti dal Consiglio di Credenza di Imola al completo riunito al suono della campana, il signore Guido da Aquaviva podestà di Imola (...) ha dato e concesso in piena proprietà allodiale agli infrascritti Gallisternesi, in numero di sessantatre, tutto il terreno del Comune posto nel fossato vecchio che deve restare al Comune presso la porta Spuvilia, lotti di terra tra quelli stessi che restano al Comune fino alla casa dei Bambulli in modo che ciascuno abbia il suo lotto, 15 piedi sul fronte e 40 piedi in lunghezza. E se in questo terreno non potessero esservi sessantatre lotti come è stato detto, che il podestà debba completarli per loro con altro terreno, che i lotti debbano essere spianati e livellati a spese del Comune, e che il podestà debba dare loro duecento carri con i buoi necessari per portar giù (da Gallisterna) i legnami delle loro case. 

Per questa concessione, per la promessa e per il servizio del trasporto gli infrascritti Gallisternesi si sono promessi e ciascuno di loro ha giurato corporalmente di fare ed edificare nel suo lotto entro il primo maggio prossimo una buona casa senza dolo e di poi per abitarvi per il futuro ininterrottamente sei mesi all'anno e fare tutto ciò che nello statuto del Comune è detto sui nuovi cittadini, e quanto ha giurato il podestà. Inoltre ciascuno dei detti ha giurato che né lui né i suoi eredi venderanno il detto lotto né l'edificio fatto su di quello... Seguono i nomi di quegli uomini che hanno giurato: Atindirege, Guido da Permastro, Bonfantino, Martino da Gazella, Ugolinello da San Martino, Guidone da San Martino, Ubertino da San Martino, Pepolo Mazzerano, Ranolfitto, Germano da Porno, Ranifredo da Orlando, Leonardo da Migliola, Ulliverio di Burante, ecc.

   

I nomi citati e quelli tralasciati dimostrano che nella zona s'erano insediati tantissimi bizantini e longobardi. Il 17 agosto 1285 Andrea di Bonaldone, che dimorava a Montemauro, scelse di essere sepolto nella propria Pieve di Santa Maria in Tiberiaco e lasciò beni alle varie chiese del plebanato, tra cui si ricordano le chiese "de Ysola" e di San Martino di Gallisterna. La chiesa d'Isola dovrebbe corrispondere, secondo il Gaddoni, all'attuale chiesa di S. Tommaso di Gallisterna, trasferitasi in un posto più sicuro, lontano dalle piene del Senio, appunto nella località denominata "de Plasignano". Secondo le notizie tramandate in ambito ecclesiale e riferite ultimamente da Monsignor Giuseppe Bagnara, l'attuale Chiesa di San Tommaso di Gallisterna sarebbe stata costruita nel territorio di Santo Stefano della Costa, che evidentemente aveva giurisdizione fin là.

  

Tratto da: "La Chiesa della Costa - Dalle origini al restauro" a cura di Don Sante Oriani e di Sergio Savorani. Riolo Terme, 2003  

    
     

 

Speleo GAM Mezzano (RA)