Stefano Piastra, Gian Paolo Costa

NUOVI DATI DALLE RICERCHE SPELEOLOGICHE NEL CENTRO STORICO DI BRISIGHELLA

Tratto da: Brisighella e val di Lamone a cura di Pietro Malpezzi, Società di Studi Romagnoli, Cesena, 2002

A quattordici anni di distanza dallo svolgimento del convegno brisighellese si impone un breve aggiornamento della relazione a suo tempo presentata, anche in conseguenza del fatto che in tempi recentissimi sono state effettuate alcune verifiche sul campo: tali verifiche, per la ‘soddisfazione’ degli autori, hanno permesso di confermare le ipotesi originariamente formulate.

Alcuni dati inediti sono infatti emersi riguardo al rio della Valle: la sera del 26 gennaio 2001, in concomitanza con lavori di ripavimentazione in piazza Marconi e nell’ambito di conseguenti controlli in corso d’opera programmati dalla Soprintendenza archeologica aell’Emilia-Romagna, una squadra del Gruppo speleologico faentino ha potuto effettuare un’esplorazione di una parte del tratto sub-urbano tombato del rio della Valle, che in questa porzione del centro storico brisighellese raccoglie una minima parte di scarichi fognari. Operativamente ci si è calati da un pozzo verticale, chiuso da una pesante botola litica, ubicato in piazzetta Porta Gabalo nei pressi del numero civico 3, e si è risalito il rio della Valle sino al punto in cui inizia il suo tombamento, alle spalle del teatro Comunale. Ciò che ha destato maggiore impressione è stata l’ampiezza dell’ambiente sottostante la botola di accesso e del tratto di cunicolo immediatamente a valle di quest’ultimo, dove si osserva una rilevante rottura di pendenza coperta da ampie volte delimitate da archi. In uno di questi arconi compare la traccia murata di un accesso all’edificio soprastante (fig. 2). Il tratto esplorato con gli speleo faentini, di altezza variabile, è facilmente percorribile e risulta costruito con laterizi, conci di arenaria e ciottoli fluviali; il suo percorso sotto all’attuale piazza Marconi è all’incirca subparallelo alla via degli Asini (1). Riguardo alla sua datazione, non avendo ancora eseguito una specifica ricerca d’archivio mirata in tal senso, possediamo dei dati sicuri almeno per il suo primo segmento: la parte iniziale dell’attuale tombamento è sicuramente contestuale all’edificazione dell’odierno palazzo Comunale, che il nostro rio sottopassa, databile al 1824-1828 (2). Non lasciano infatti dubbi al riguardo il fatto che nei progetti di costruzione di tale edificio (3) sia chiaramente indicato come « chiavicone » il tratto sotterraneo del rio e, soprattutto, la testimonianza dello storico brisighellese Metelli, che a proposito del cantiere del nuovo « pubblico palagio » afferma che i direttori dei lavori « (...) prima che i muri uscissero a fior di terra non poco ebbero a travagliarsi a cagione dei rio della Valle che sotto vi scorreva » (4). L’attuale corso ipogeo urbano del rio della Valle ha una rilevante importanza storica, in quanto sembra ricalcare, visti anche i condizionamenti geomorfologici del luogo, quello che doveva essere il percorso del tratto inizialmente tombato, probabilmente già nel 1425 (5): prima di questa data il rio doveva incidere a cielo aperto la conoide di Brisighella.


Fig. 1 Fig. 2 Fig. 3 Fig. 4
            
Fig. 1. Base dei ‘pozzo’ disceso per accedere al tratto sotterraneo urbano del rio della Valle (piazzetta Porta Gabalo): galleria verso monte (foto di Alessandro Pirazzini - Gruppo speleologico faentino)
Fig. 2. Volte in muratura osservabili immediatamente a valle del ‘pozzo’ d’accesso da piazzetta Porta Gabalo (foto di Alessandro Pirazzini - Gruppo Speleologico Faentino)
Fig. 3. Discesa-cascata delle acque del rio della Valle poco oltre l’ambiente visibile in fig. 2 (foto di Alessandro Pirazzini - Gruppo speleologico faentino)
Fig. 4. l’antico palagio della Comunità, più volte ristrutturato nel corso del tempo ed infine abbattuto nell’anno 1824, in una tempera su carta di Pietro Piani (1770-1841) conservata presso il museo civico «G. Ugonia» di Brisighella

Com’è noto, le acque del rio della Valle solo in caso di piogge abbondanti raggiungono direttamente l’imboccatura del proprio percorso sub-urbano; in condizioni normali esse vengono drenate attraverso un inghiottitoio (impraticabile) posto nella valletta compresa tra il colle della rocca ed il colle della Torre dell’Orologio, la cui risorgente era stata ipotizzata in un punto imprecisato del corso tombato del rio in questione (6): nella sopraccitata esplorazione tale risorgente è stata in effetti individuata a pochi metri di distanza dall’inizio del tratto ipogeo del rio della Valle, sotto all’odierno teatro Comunale.

Nella comunicazione presentata al convegno del 1988 si sottolineava quello che il Metelli nella sua Storia definisce un « caso strano » avvenuto nel 1830 (7), e cioè l’ostruzione del tratto sotterraneo del rio della Valle, che portò una parte del centro storico brisighellese ad essere invasa dal fango. Di tale avvenimento tratta anche F. Consolini (8) nel suo Sommario delle cose più notevoli contenute nei distinti volumi e libri della Storia di Brisighella e Val d’Amone di Antonio Metelli, proponendo una versione dei fatti che ricalca nella sostanza quella del Metelli, pur divergendo in alcuni particolari non secondari:

   

La seguente descrizione del cronista [= il Consolini], testimone oculare egli pure della strana avventura diversifica alquanto da quella dello storico [= il Metelli]. Per effetto dell’incominciato disciogliersi delle nevi, una grossa valanga rotolò dal monte della Selva, partendosi dal vertice sopra Chiè, giù nella conca infra le rocche e la torre, detta la Valle, in fondo della quale con larga imboccatura si apre una cloaca, per dar corso alle acque piovane, che passando sotto il palazzo comunale e la piazza maggiore vanno a scaricarsi presso il macello. Questa compatta e solida valanga, perché mescolata di neve, ghiaccio, ciottoli e mota, imboccò nella cloaca, e fece tura. Le nevi superiori che seguitavano a liquefarsi fecero un lago nella valle, il peso delle acque spinse a grado a grado all’ingiù il grosso nucleo della tura, che venne ad incunearsi sotto la piazza a circa trenta passi dalla facciata del palazzo. A questo immenso pondo, che forzava per ogni verso il canale della larga ed alta cloaca, non poté reggere la volta a mattoni di fresco costruita nel centro del pianterreno del palazzo (9). Delle tre porte quella sola dal lato della fonte non era più in comunicazione col pianterreno; le altre due erano aperte, e tuttora senza imposte.

Stavano i muratori e i manovali colà dentro sulle armature intenti al lavoro, quando sentironsi lentamente sollevare. Accortisi dell’imminente pericolo si diedero alla fuga e furono in tempo a salvarsi. Non appena ch’essi furono all’aperto, sboccò dalle due porte impetuosa una gora di acque motose, che s’innalzavano fino a metà degli stipiti. L’onda furente che esciva dalla porta di mezzo prese la via verso la fontana; indi giù per la porta delle Cannelle, che ancora esisteva; poscia per la strada del camposanto sino al fiume. L’altra che sgorgava dalla porta laterale, prese la via della piazza e andò a percuotere nella casa dei Ceroni spargendosi all’intorno in tutte le direzioni. Ciò accadde infra le ventidue e le ventitré ore: fino a tarda notte chi ebbe ad attraversare le vie percorse dalla negra belletta, convenne che si facesse portare a cavalcioni. Fu fortuna che le fiumane non incontrassero fanciulli per istrada, e perciò non si ebbe a lamentare veruna disgrazia, se togli di qualche cantina allagata, che diede più materia di riso, che di danno reale.

Dice lo storico [= il Metelli] a pagina 134, che chi sorvegliava i lavori non si accorse di quanto era avvenuto sotto terra. Si accorse, ed anzi per ciò era stata rimossa la lapide che vedesi al principio della piazza, per esaminare di costi il muro di neve, ghiaccio e mota, che arrestava lo sgorgare delle acque. Vedevasi la tura circa un metro al di sopra, ma non vi fu chi ardisse di andare a romperla; né l’ingegnere Giuseppe Maccolini volle insistere a promettere ricompense a chi lo avesse tentato, dubitoso, anzi quasi certo, che il temerario vi sarebbe perito. Ciò ch’egli non previde fu che la grande spinta delle acque soprastanti avrebbe forzato la volta.

Da quanto esposto, emerge come l’ostruzione del tombamento del rio della Valle (1830) sia avvenuta a pochissimi anni di distanza dalla realizzazione stessa del tombamento medesimo, visto che quest’opera, come si crede di aver dimostrato sulla scorta dei documenti raccolti, va considerata, nella sua forma odierna e nel suo tratto iniziale, contestuale alla costruzione del nuovo palazzo pubblico, cioè dell’odierna sede municipale (1824-1828). Risulta difficile stabilire se si sia trattato di pura casualità, oppure se in sede di progetto o realizzazione del tombamento fosse stata sottovalutata la portata del rio della Valle e non considerata la possibilità di innesco di fenomeni franosi nel suo bacino. Ad ogni buon conto a probabili interventi di ‘allargamento’ del cunicolo artificiale fa riferimento una lettera del legato pontificio cardinale V Macchi, datata 17 marzo 1830 e conservata presso l’Archivio storico comunale di Brisighella (10), nella quale si autorizzano, in seguito alla «improvisa straordinaria dilamazione avvenuta nel Rio detto della Valle», non meglio specificati lavori da farsi per prevenire futuri danni «alla fabbrica del palazzo Comunale». Anche il Metelli (11)ci informa di un accorgimento preso dalla municipalità brisighellese, cioè quello di « porre all’apertura [l’imboccatura del tratto ipogeo del rio della Valle] una grossissima grata di ferro che impedendo ai ghiacci di penetrare entro quel vano allontanasse ogni sinistro caso per l’avvenire ». Ma non fu così.

A riprova infatti dell’instabilità e della periodica ricorrenza di fenomeni franosi all’interno del bacino del rio della Valle, si può ricordare che nel 1939 una frana interessò nuovamente l’area alle spalle del palazzo Comunale di Brisighella (11): si trattò di una sorta di replica, su scala minore, di quanto accaduto più di un secolo prima.

   

NOTE

(1)  Tale andamento sembra essere in qualche modo noto al Metelli, quando afferma che il rio della Valle nel suo tratto ipogeo scorre « lungo la pubblica piazza » (METELLI 1872, parte n, vol. iv, p. 133).

(2)  CARROLI - CERONI 1969, p. 72; MAGNANI - MALPEZZI 1978, p. 41.

(3)  Conservati presso lo stesso palazzo Comunale. Si ringrazia D. Mecati per la segnalazione di tale documento.

(4)   METELLI 1872, parte n, vol. Iv, p. 92.

(5)  COSTA 1981-82, p. 13; COSTA - BENTINI supra, in questo stesso volume.

(6)  COSTA 1981-82, pp. 11-12; COSTA - EVILIO 1983, p. 295; COSTA 1994, p. 129; COSTA - BENTINI supra, in questo stesso volume.

(7)  Un accenno al Metelli e a tale avvenimento è presente anche in BASSI - BIONDI 1989, p. 72.

(8)  CONSOLINI 1884, pp. 134-136.

(9)  Ulteriore conferma del fatto che l’attuale tombamento del rio della Valle, almeno nel suo tratto iniziale, fu costruito contemporaneamente al palazzo Comunale tra il 1824 e il 1828.

(10)  ARCHIVIO STORICO COMUNALE DI BRISIGHELLA, Carteggio d’ufficio, 372/Q/3. 

(11) METELLI 1872, parte II, vol. IV, p. 135

   

BIBLIOGRAFIA

AA.VV. 1999, « Sessant’anni dopo ... ». Il rischio di frana nelle valli faentine, Faenza

BASSI S. - BIONDI P. P 1989, Sui gessi di Brisighella, in AA.vv., La Vena del Gesso romagnola, Rimini, pp. 65-72

CARROLI D. - CERONI A. 1969, Guida di Brisighella, Roma

CONSOLINI F. 1884, Sommario delle cose più notevoli contenute nei distinti volumi e libri della Storia di Brisighella e Val d’Amone di Antonio Metelli, Firenze

COSTA G.P. 1981-82, Rapporti tra tettonica e speleologia nei gessi di Brisighella, tesi di laurea in Scienze geologiche, Università di Bologna, rei. prof. G.B. VAI, a.a. 1981-82

COSTA G.P - EVILIO R. 1983, Morfologia subaerea ed ipogea del sistema carsico Tana della Volpe (102 E/RA) nei gessi messiniani di Brisighella (Ravenna), « Le grotte d’Italia » 4, xI, pp. 293-303

COSTA G.P. 1994, Itinerario carsico sui Gessi di Brisighella, in AA.Vv., La Vena del Gesso, Bologna, pp. 128-131

MAGNANI G. - MALPEZZI P. 1978, Brisighella, Ravenna.

METELLI A. 1872, Storia di Brisighella e della Valle di Amone, Iv voli., Faenza 1869-1872

  
         
    

Speleo GAM Mezzano (RA)