LA VENA DEL GESSO ROMAGNOLA

CASE, ROCCHE E BORGHI

   

LE CASE DI GESSO

  

Storicamente l'uso del gesso cotto nell'edilizia o fabbricazione di manufatti ha origini lontane. E' documentato presso gli antichi Egizi (tomba di Cheope) e pare che l'uomo preistorico italico  conoscesse gli effetti della "cottura".

Nel Bolognese, l'impiego del gesso in blocchi è utilizzato nelle fondamenta delle torri (Il basamento di gesso della Garisenda è ben visibile). La prima cinta muraria di Bologna fu costruita con grandi blocchi di gesso, posati a secco.

Nella Vena romagnola l'impiego del gesso ricorre soltanto nell'edilizia privata. L'uso della roccia gessosa nella fabbricazione di case è confermato in documenti del 1400. Famoso l'esempio del borgo dei Crivellari e di Tossignano, dove  le fondamenta sono ricavate direttamente nella roccia gessosa. Anche a Brisighella, il gesso era il materiale per la costruzione delle abitazioni, la polvere di gesso impastata con acqua sostituiva la calcina nell'intonaco esterno sui blocchi di gesso a protezione delle intemperie. L'abbondanza del materiale nella vallata del Lamone ne faceva anche merce da esportazione, in particolare a Faenza e a Ravenna. 

Ancora oggi nella Vena sono presenti numerose abitazioni rurali costruite in gesso ed abbandonate in vari periodi, soprattutto nel corso della prima metà del '900. Purtroppo le conseguenze dell'abbandono, l'incuria dell'uomo e l'assoluta indifferenza per questo patrimonio "minore" hanno fatti sì che oggi il progressivo degrado abbia ridotto a ruderi molti di questi edifici.

Da un analisi di quel poco che ancora resta e soprattutto da un esame del territorio circostante è comunque possibile ricavare informazioni sulla vita, piuttosto grama di chi abitava in passato la Vena. Basta osservare come veniva recuperato per scopi agricoli il fondo delle doline, e come era spesso esasperato l'utilizzo dei pendii e dei rari spazi pianeggianti in una zona rupestre e poco adatta alle coltivazioni agricole. La presenza di cisterne documenta poi la difficoltà a procurare acqua in una zona carsica qual è la Vena del Gesso.

Resta ancora, a testimonianza di un periodo ormai passato, una fitta rete di sentieri e di mulattiere, che collegava tra loro i singoli nuclei abitativi ed il fondovalle.

Oggi il rischio è di perdere un importante patrimonio, del resto già in gran parte irrimediabilmente distrutto, mentre sarebbe opportuno un recupero o per lo meno un arresto del degrado, avendo però sempre la massima attenzione all'ambiente circostante ed al rispetto della struttura originaria e della sua destinazione.

       

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1, 2 - Ca' Piantè nei gessi di Rontana e Castelnuovo (Brisighella).
3, 4, 5 - Il rudere di ca' Morera, nei pressi di Monte Mauro.
6 - I  ruderi di ca' di Sotto sempre nei pressi di Monte Mauro.
7, 8 - Ca' Co' di Sasso ai piedi di Monte Incisa (Brisighella).
9 - Una casa in località La Villa, nei pressi di Monte Mauro, ricavata parzialmente sul banco gessoso.
10 - Rudere in località Vedreto.
11 - Ca' Virla, a Monte Mauro, parzialmente restaurata.
12 - Un interessante dettaglio della foto precedente evidenzia come a volte la base dei muri era ricavata direttamente dal gesso affiorante in posto.
13, 14, 15 - L'antico convento di ca' Castellina, a Monte Mauro, da tempo ridotto ad un rudere pericolante. 
16 - Ca' Poggiolo a Monte Mauro, ancora abitata.
17, 18 - Quel che resta di ca' Monti a Monte Mauro.
19,  20 - I ruderi di ca' Faggia. 
21 - Ca' Boschetti, nei pressi di Borgo Rivola (Riolo Terme).
22 - Ruderi completamente invasi dalla vegetazione nei pressi di Monte della Volpe.
23 - I ruderi di Ca' Poggio immersi nella vegetazione di Monte del Casino.  [Altre immagini di ca' Poggio]  
24 - Ca' Siepe, sempre nei pressi di Monte del Casino.
25 - I resti di Canova Latrine (Tossignano) visti dalla Riva di San Biagio.
  
Foto Arch. Speleo GAM (2002/2004)
  
   

 

Speleo GAM Mezzano (RA)