LA VENA DEL GESSO ROMAGNOLA

CASE, ROCCHE E BORGHI

         

INCASTELLAMENTO E FORME INSEDIATIVE

    

La questione bizantina 

Il capillare popolamento di età romana sembra essere entrato in crisi nella delicata fase di passaggio all'altomedioevo, analogamente a quanto accadde nelle aree di pianura a sud della via Emilia. In generale, a esigenze di carattere insediativo e produttivo sembrano sostituirsi esigenze strategico-difensive, che portano spesso all'abbandono dei precedenti siti di fondovalle a favore di siti in posizioni naturalmente protette.
Questa fase, nel nostro territorio, è segnata dalle lotte tra Bizantini e Longobardi. 
In pratica, si è tentato di individuare, nella porzione di Appennino qui considerata, i capisaldi di una linea difensiva, un vero e proprio limes. 
Il blocco dell'avanzata longobarda viene quindi spiegato proprio con l'esistenza di un solido limes bizantino, detto limes Tiberiacus dall'imperatore bizantino Tiberio II, che regnò tra il 578 al 582. Tra i capisaldi di questa linea dovrebbero esserci alcuni siti fortificati sulla Vena del Gesso facenti capo alla città di Faenza; va citata, in particolare, la rocca di Monte Mauro, la cui prima attestazione, in un documento del 953 d.C., riporta il nome di Castrum Tiberiacum, appunto dal nome dell'imperatore bizantino. 

L'incastellamento medioevale

L'incastellamento medievale, dominante in area padana all'incirca dal IX sec. d.C., in area romagnola, si manifesta con caratteristiche del tutto peculiari. Se infatti nei territori appartenuti all'impero carolingio il cosiddetto "incastellamento" si manifesta con l'affermazione di centri di potere locale a controllo signorile, istituiti per sopperire al crollo repentino di un potere centrale, nell'area romagnola, rimasta estranea all'impero carolingio, il potere rimane saldamente in mano all'archidiocesi ravennate, senza vuoti traumatici. Di conseguenza, non si vengono a creare gli spazi politici necessari alla nascita dei castelli come centri di coordinamento del popolamento rurale, che in essi trova le istituzioni politiche e economiche di cui necessarie. 
Oltre a questa differente condizione politico-istituzionale, inoltre, sulla particolare situazione romagnola influisce anche l'assenza di una base economica fondiaria di tipo curtense della quale, almeno per tutto il IX secolo, non si trova traccia nella nostra regione. Qui, infatti, alla base della struttura fondiaria c'è il fundus di ascendenza romana, all'interno del quale non si riscontra la divisione in dominico e massaricio propria del modello curtense, ma lo spazio agrario è dato per lo più in concessione. 
In pratica, le funzioni di carattere amministrativo, economico e insediativo che in area padana sono svolte dai castelli, nel nostro territorio sono assolte dalle istituzioni ecclesiastiche, diffuse capillarmente sul territorio, soprattutto tramite le pievi che, oltre alle questioni legate al culto, soprintendevano anche le questioni di ordine amministrativo e economico.
Di fatto, il castello, come centro di potere signorile con valenza di aggregazione nei confronti della popolazione limitrofa, compare nel nostro territorio solo nel XII secolo; dei castelli in esso attestati, infatti, solo un numero inferiore al 30% risulta sicuramente anteriore a questa data. 

  Carlotta Franceschelli

        
    
       

 Speleo GAM Mezzano (RA)