LA VENA DEL GESSO ROMAGNOLA

CASE, ROCCHE E BORGHI

        

LA CHIESA DI SASSO LETROSO

   

   
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Nome latino: Saxum Letrosum; dialettale: Sas; 

Nell'estremo lembo dell'antica Gallisterna Superiore e sul tratto della vena del gesso (m. 300), che dal Senio va a Tossignano, è posta la chiesetta di San Benedetto di Sasso Letroso. È a nord e a breve distanza dall'orlo del precipizio. Da detta altura si domina l'intera vallata del Senio. A nord-est della chiesa, alquanto più in basso, sopra un cucuzzolo di gesso si trova il diruto castello di Sassatello; a sud, sulla destra del Senio, si vede la leggendaria tana del Re Tiberio.

Sasso Letroso, rare volte scritto anche Redroso (1256), Ledroso (1371) o Sasso od Ossano di Gallisterna (1508), è ricordato in tutti gli estimi dei secoli XIII-XIV del contado imolese. Anzi gli Statuti del contado (1347) lo dividono in Sasso Letroso di Sopra e di Sotto.

Non si hanno ricordi remoti della chiesa: il suo titolo di San Benedetto la fa supporre fondata dai monaci benedettini del monastero di San Giovanni Battista in Senio, posto a sud e non lontano dalla medesima.

    

Resta dubbio se abbia appartenuto alla pieve di Tossignano o a quella di Montemauro; dal secolo XVI è sempre stata soggetta al vicariato di Valsenio fino al 1972, anno del suo assorbimento nel territorio parrocchiale della Costa.

La prima memoria è del 26 ottobre 1407. Giovanni di Giacomo dell'Oliveta di Sasso Letroso elegge la sepoltura nella sua chiesa parrocchiale di San Benedetto, facendovi legati. Il primo rettore è ricordato il 23 gennaio 1414 nella persona di Domenico di Giglio di Settefonti; segue poi una ricca documentazione utile più che altro a stabilire la serie dei rettori.

Due furono le chiese, ed in luogo diverso. La prima era posta sul cucuzzolo del monte, dove, nel 1741 si vedevano ancora i suoi ruderi; mentre la seconda, descritta pure essa in luogo arduo e scosceso, è quella tuttora esistente. Le poche note storiche, dell'una e dell'altra, le rileviamo dalle Visite pastorali.

La prima chiesa nel 1599 viene descritta col portico davanti alla facciata. Un piccolo coro stava sopra la porta d'ingresso: dentro c'erano due altari. Il maggiore, posto sotto una volta dipinta a stelle, aveva in mezzo raffigurate devote immagini di santi. Il secondo, dedicato a San Giuseppe, aveva l'abside affrescata con le immagini della Madonna e di alcuni santi, tra i quali quella del titolare dal lato del Vangelo. Nel 1610 si ricorda anche l'altare del Rosario.

La chiesa attuale sembra sorgesse a metà del secolo XVII. È piccola, a travi e fabbricata con blocchi di gesso. Misura metri 12x5. Ha due altari, sul maggiore dei quali è il quadro di San Benedetto del valente artista Giovanni Piancastelli, dipinto nel 1871. Giulio II pare abbia soggiornato qui durante il suo viaggio a cavallo verso Bologna, dopo essersi fermato a Palazzuolo.

Sul piccolo campanile, alto 14 metri, costruito a cura del parroco Celestino Marchetti (1879-1913), sono poste due campane. Pregevole è la campana più piccola, poiché porta gli stemmi dei nobili di Sassatello e di Giulio II e l'iscrizione: + 1508 Vincentius de Imola me fecit. Altra campana, aggiunta dopo il 1741, è stata fusa da Francesco Landi nel 1707. Rottasi durante la rettoria del suddetto Marchetti e portata a Bologna, il fonditore Brighenti cedette al parroco in cambio un'altra vecchia campana del 1702, dedicata alla Vergine ed ai Ss. Giovanni Battista, Cristoforo, Giacomo e Rocco.

I libri dell'archivio cominciano con l'anno 1657. Un altro libro del 1604, elencato in inventari, è irreperibile. Ora tutti i libri sono conservati nell'archivio della chiesa della Costa. Ora, dal 1° Settembre 1979 fa parte della Parrocchia della Costa.

  

  

Il piu grande speziale di Imola proveniva da Sasso Letroso era infatti Diotaiuti Di Cecco da Sasso Letroso (1301-1367). Il padre Francesco di Lambertino da Sasso era stato favorito dall'amicizia con gli Alidosi (signori di Imola) ed aveva lasciato a Diotaiuti una discreta eredità che egli investì nell'attività di speziale.

Fece anche tante altre attività: cambiavalute, vendite su credito ed impresario di pompe funebri. Ci si rende così conto del grande traffico articolato in Imola, tanto da essere annoverato fra le personalità più celebri del nostro Medioevo.

    
   
Tratto da: "La Chiesa della Costa - Dalle origini al restauro" a cura di Don Sante Oriani e di Sergio Savorani. Riolo Terme, 2003  
    
   

 

Speleo GAM Mezzano (RA)