Il
Parco Museo Geologico di Cava Monticino racchiude un prezioso
patrimonio geo-naturalistico e rappresenta un sito di
riferimento della comunità geologica internazionale per lo
studio delle evaporiti messiniane, della geologia dell’Appennino
romagnolo e della paleontologia.
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Il colle del Monticino è la porta orientale alla Vena del Gesso, bianca dorsale che si estende tra
le valli del Lamone e del Sillaro e che costituisce il più imponente affioramento della Formazione
Gessoso-solfifera in Italia (foto a sinistra). Questa formazione comprende i depositi di età messiniana (Miocene
superiore, 7,2-5,3 milioni di anni fa) rappresentativi di quello straordinario evento noto come la
“crisi di salinità”. Nel Messiniano, a causa della temporanea chiusura del collegamento con
l’Atlantico e dell’intensa evaporazione, il Mediterraneo si trasformò in una gigantesca salina
dove si ebbe la deposizione di centinaia di metri di gesso e di salgemma. In queste condizioni si
sono formati i grandi cristalli di gesso selenitico che affiorano nella parete di scavo della cava e
che oggi possono essere osservati da vicino grazie al recupero e alla messa
in sicurezza del sito.
Ma il tesoro del Monticino non finisce qui. Nella cava affiorano infatti le cinque formazioni
rocciose che costituiscono l’impalcatura dell’Appennino romagnolo;
dalla più antica alla più recente è possibile osservare la Formazione
Marnoso-arenacea, le Peliti eusiniche, la Gessoso-solfifera, la Formazione a Colombacci
e le Argille Azzurre.
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Lo studio di questa successione stratigrafica, delle faune e flore marine e continentali in essa
contenuta, ha permesso di ricostruire nel dettaglio gli eventi avvenuti tra la fine del Tortoniano
(7,2 milioni di anni fa) e il Pliocene (5,3 milioni di anni fa): in questo intervallo di tempo,
insieme alla “crisi di salinità”, si verificò un’importante fase di sollevamento della catena appenninica
che la portò ad emergere dal mare (gli Appennini si stavano formando sott’acqua da
diversi milioni di anni). Con l’inizio del Pliocene si ristabilì il collegamento con l’Atlantico attraverso
lo stretto di Gibilterra e il Mediterraneo fu nuovamente invaso dalle acque marine. Il Monticino
conserva la memoria di questi cambiamenti ambientali e dei paesaggi del passato.
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Nel cuore della cava si può oggi ammirare il paesaggio carsico dove spiccano la valle cieca e l’inghiottitoio della Tana della Volpe, insieme ad
alcune doline che costituiscono un micro-habitat per piante poco comuni nel nostro Appennino.
Al Monticino, dove sono ancora forti i segni dell’attività estrattiva sia per le ferite del paesaggio
sia per la memoria di antichi lavori, si è vinta una scommessa trasformando una condizione di
degrado ambientale in un parco-museo geologico che tutela e consegna al pubblico un patrimonio
di inestimabile valore.
L’attività mineraria a Brisighella
A Brisighella l’estrazione del gesso ebbe
inizio nel tardo Medioevo come provato dal toponimo villa Gypsi. Con l’età contemporanea
l’area diventò un vero e proprio distretto minerario con numerose cave a ridosso del
paese, tutte “a cielo aperto” e a conduzione artigianale.
Nel corso del ‘900 l’attività di estrazione del gesso si concentrò alla Cava Marana e alla
Cava Monticino lasciando tracce molto evidenti nel territorio.
Nella vicina Cava Marana (foto sopra) si osservano a tutt’oggi gli scavi in galleria (visitabili solo su prenotazione), mentre al
Monticino (foto sotto) una profonda trincea ci mostra splendidamente il fronte di cava.
Fra la metà degli anni ’70 ed ‘80 gli scavi vennero interrotti per problemi economici, di
sicurezza e di tutela ambientale; l’attività estrattiva si concentrò nel Polo unico della
Vena del Gesso situato nella valle del Senio, presso Borgo Rivola.

Le scoperte scientifiche
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L’attività mineraria ha lasciato in eredità
spettacolari affioramenti di roccia di grande interesse scientifico tanto che, tra il 1975 e il
1985, l’area è diventata un punto internazionale di studio delle rocce evaporitiche
(principalmente gesso e calcare). |
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Nel 1985 venne scoperto, in alcuni crepacci intercettati
dalle attività estrattive, un giacimento paleontologico di straordinaria ricchezza. Furono rinvenute
le ossa fossili di quasi 60 specie di vertebrati terrestri
vissuti alla fine del Messiniano, con almeno 40 specie
diverse di mammiferi (rinoceronti vedi foto, scimmie, iene, antilopi, roditori, ecc.) di cui 5
fino ad allora sconosciute per la Scienza. |
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Nel 1988 si è tenuto a Faenza un convegno internazionale che ha riconosciuto
l’importanza scientifica del sito e ha promosso un appello per la sua preservazione dal degrado
naturale e dall’incuria dell’uomo. |
Il parco-museo geologico
Nel 1987 Gian Battista Vai dell’Università di
Bologna propose di trasformare l’area della cava in un museo geologico all’aperto. Nel
2001 è stato sottoscritto un accordo tra la Regione Emilia-Romagna e il Comune di Brisighella
per la realizzazione dei primi interventi tesi alla fruizione del parco-museo. Nel 2004 è
stato progettato un piano di recupero turistico-ambientale dell’area,
complessivamente di 14,5 ettari, per consentire
l’accesso al pubblico e per valorizzarne l’importanza scientifica e
ambientale. Il progetto è stato realizzato fra il 2005 e il 2006.
I visitatori possono oggi percorrere la valle cieca della Tana della Volpe, un
tempo minacciata da piccole frane. Un nuovo sentiero attrezzato attraversa la grande parete
di scavo della cava e offre l’eccezionale opportunità di camminare, in piena sicurezza, lungo
i contatti fra le diverse unità rocciose. Tutti i sentieri che attraversano l’area del parcomuseo
sono stati sistemati e numerosi cartelloni esplicativi guidano il visitatore alla scoperta
dei più interessanti aspetti geologico-naturalistici.
La Cava Monticino è oggi patrimonio di tutti.
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