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LE VECCHIE CAVE |
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Nei comprensori faentino e imolese l'estrazione dei gesso per edilizia risale a molti secoli addietro, come dimostrano gli edifici che sorgono intorno alla "Vena", ma poiché i quantitativi estratti erano esigui, fino al secondo dopoguerra l'attività di cava si è svolta artigianalmente, in pratica senza perturbazioni ambientali (le vecchie piccole cave abbandonate si riescono infatti a malapena a individuare nel paesaggio circostante). Ma nel dopoguerra v'è stata una vera e propria rivoluzione nello sfruttamento ad opera di complessi industriali che hanno iniziato una sistematica distruzione di ambienti unici, come i colli presso il Santuario del Monticino di Brisighella (Cava "Gessi dei Lago d'Iseo" SpA), della gola di Tramosasso presso Tossignano (Cava SPES) e soprattutto di Monte Tondo presso Borgo Rivola, in conseguenza dell'ampliarsi della gamma di applicazioni del minerale estratto: dai cementi agli usi agricoli ai prefabbricati ecc. Le statistiche ufficiali parlano chiaro: nell'arco di un ventennio (1951-1971) la quantità di gesso estratto nella provincia di Bologna (prima della chiusura delle cave) era aumentata di venti volte, risultando cioè di 2 milioni di tonnellate; nella provincia di Ravenna, dopo l'apertura della Cava ANIC, si era centuplicata, essendo stati estratti ben 14 milioni di tonnellate di gesso nella Vena romagnola. In Romagna per il passato si hanno notizie di piccole cave nelle medesime località di Tossignano, Borgo Rivola e soprattutto Brisighella. Nella Cronaca del Calegari (1504), a proposito di quest'ultima si legge che vi erano "montagne di gesso, che cotto e pesto serve mirabilmente per fabbricare case [ ... ]; et travagliandovi molta povera gente ne l'esercitio di cuocerlo al forno et ridurlo in polvere, ne tengono fornita non sola la valle, ma Faenza et Ravenna con altri luoghi circonvicini, con molto utile per chi lo porta a vendere". Nella seconda metà dei secolo scorso a Brisighella si contavano otto fornaci capaci di ridurre in polvere circa 300 q. di gesso al giorno; era tuttavia un lavoro duro, condotto a livello artigianale da "poveraglia" del luogo, che cuoceva il gesso con fascine e lo riduceva in polvere con bastoni e mazze di legno. In seguito la macinatura si effettuò con mole di pietra fatte girare da muli, cavalli o asini; e più tardi con mulini azionati da motori a scoppio o a mezzo di energia elettrica. In età prebellica nei pressi dell'abitato erano ancora attive numerose piccole cave che minacciavano la stabilità dei tre caratteristici monumenti che conferiscono al paesaggio un aspetto originale e suggestivo, che i molti cavatori rosicchiavano giorno per giorno. Le giuste proteste e discussioni si trascinarono per anni ma, infine, per suggerimento del Corpo delle Miniere, il Prefetto della Provincia di Ravenna emanò dei decreti che impedirono la prosecuzione dei pericolosi lavori. In particolare per la Torre dell'Orologio, che era la più minacciata, con decreto prefettizio dei luglio 1926 si vietavano gli scavi entro un raggio di 100 m dalla stessa. Scomparse così le varie piccole cave, ne rimasero soltanto due: la prima (Cava del Monticino) situata a circa 1 km da Brisighella in località Monti, esercitata, come già detto, dalla "Gessi del Lago d'Iseo", che l'acquistò nel 1939 rilevandola da una precedente ditta, e nel dopoguerra ne aumentò la produzione e costruì un nuovo stabilimento (il Molinone). La seconda, era situata a km 2,5 dal centro abitato in località fondo Marana e per molto tempo fu gestita dalla ditta F.lli Malpezzi, ma intorno alla fine degli anni '60 fu rilevata anch'essa della "Gessi", che ne ampliò l'estrazione abbattendo il minerale sia a giorno che in sotterraneo e al termine dei lavori di coltivazione abbandonò l'area in precarie e pericolose condizioni di instabilità, come dimostrano gli ampi crolli verificatisi sia all'interno delle gallerie che negli affioramenti gessosi sovrastanti le stesse. A Borgo Tossignano nella zona di Tramosasso la cottura del gesso avveniva già nel medioevo e proseguì nel corso dei secoli (tanto che nelle carte dei '700 essa è indicata come località Calcinaie), ma con arcaici sistemi artigianali e quindi non intaccando minimamente il paesaggio: inoltre del gesso si faceva uso quasi esclusivamente locale, senza alimentare un commercio rilevante: già a Fontanelice, appena 3 km a monte, per costruire non si usava più il gesso, bensì sasso di fiume squadrato e laterizi. A partire dal 1921 la Società Gessi Emiliani affrontò con larghezza di mezzi il problema della produzione di gessi speciali, costruendo grandi fabbricati, un forno rotante, una teleferica attraversante il Santerno per trasportare il gesso dalla località Paradisa sulla sinistra del fiume allo stabilimento di Borgo Tossignano; ma questa attività venne a cessare definitivamente a causa delle distruzioni subite per eventi bellici. Dal 1969 una nuova cava fu aperta dalla Società Prodotti Edilizi Speciali (SPES) che nel 1971 portò a termine la costruzione di uno stabilimento in località Tramosasso, a circa 1 km a E di Borgo Tossignano. Lo sfruttamento dei giacimento fu impostato sia a giorno che in sotterraneo: a cielo aperto la coltivazione, si sviluppava a gradoni, collegati col piazzale di cava con strade carrozzabili; in sotterraneo veniva condotta col metodo a camere e pilastri, interessava i tre banchi di base e si sviluppava su due livelli collegati tra loro da rampe. Luciano Bentini |
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Speleo GAM Mezzano (RA)