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| MINIOTTERO |
| Miniopterus schreibersi |
| (Kuhl , 1817) |
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| Descrizione |
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Lunghezza testa-corpo 50-62 mm; lunghezza coda 56-64 mm; avambraccio 45-48 mm; orecchio 10-13,5 mm; apertura alare 305-342 mm; lunghezza condilobasale 14,5-15,5 mm; peso 9-16 g.
Parti superiori bruno grigiastre e addome più chiaro, pelo liscio, corto e quasi arricciato sulla testa. Orecchio piccolo, rotondeggiante che appare più basso della volta del capo. |
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| Identificazione in natura |
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Caratteristico è il
profilo con la fronte bombata e la bocca relativamente piccola. Ali
strette ed allungate, adatte ad un volo molto rapido ed alto. Specie
tipicamente troglofila, forma dense e numerose colonie con centinaia ed
a volte migliaia di individui. I piccoli vengono allevati in nursery
comuni. Si localizzano soprattutto sulle volte delle cavità. Essendo
molto fedeli ai luoghi di riproduzione, sotto questi si possono
accumulare grandi quantità di guano. In ibernazione sono meno coloniali
e spesso è possibile trovare individui isolati. |
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| Distribuzione ed habitat |
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Entità politipica subcosmopolita con una reale che si estende dall'Europa meridionale
all'Australia. In Italia è diffusa ma localizzata per la necessità di ipogei adatti. Caratteristico vespertilionide dalla fronte bombata e piccole orecchie, questa specie vola veloce e con battito frequente, alimentandosi sul plancton aereo. A livello europeo è in forte declino per la distruzione degli ambienti adatti e per il disturbo. Tali indicazioni sono da consederarsi assolutamente attuali anche da noi come dimostra il continuo calo degli effettivi o la scomparsa delle colonie per il disturbo, come a Terra del Sole. Legata agli ambienti ipogei, è la specie che in regione mostra le maggiori aggregazioni. La colonia riproduttiva più ingente è quella di Onferno (RN) che raggiunge i 3.000
esemplari, ma altre notevoli aggregazioni sono conosciute per i gessi faentini e bolognesi che però oggi registrerebbero notevoli decrementi.
In Romagna Zangheri lo cita per Terra del Sole, della Tana del Re Tiberio e delle grotte di Ugrigno. Mentre la prima località.ancora ospita la specie, la seconda ha visto spostare gli effettivi nell'adiacente cava, l'ultima è stata distrutta. La specie è la più tipicamente troglofila tra quelle romagnole seppure sia stata trovata
anche in un edificio crollato (Pian del Grado) ed in un albero nel Casentino (esemplare al museo di Firenze). Per la Provincia di Ravenna le indagini hanno potuto riconfermare una piccola colonia presso la Pietra Mora e la ben più grande nei tunnel nella cava di Rivola. Presso la Tanaccia non sembrano esserci più le grandi aggregazioni invernali registrate anche solo poco tempo fa,
mentre altri piccoli gruppetti della specie in inverno sono stati trovati nelle cavità vicine. |