LA VENA DEL GESSO ROMAGNOLA

LA FAUNA

   
         
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Degna di interesse è la componente faunistica della Vena del Gesso, che ospita molte specie di Anfibi, Rettili, Uccelli e Mammiferi: vanno ad esempio rimarcate due segnalazioni particolarmente importanti, relative alla nidificazione in zona dirupata di almeno una coppia di gufi reali (Bubo bubo) (nella foto a sinistra) ed alla certa stanzialità in loco dell'istrice (Hystrix cristata), timido e grande roditore mediterraneo fino a qualche anno fa non usuale a queste latitudini.  

Sulla presenza dell'istrice in Romagna il discorso può considerarsi chiuso.

Il grande roditore mediterraneo fa parte ormai a tutti gli effetti della fauna locale, con popolazioni stabili e, a quanto pare, in ulteriore espansione. Piuttosto, per la Vena del Gesso, area carsica dove nei primi anni '80 furono avvistati i "pionieri" di questa specie colonizzatrice, registriamo oggi l'utilizzazione di grotte come tana. La cosa è perfettamente normale e in accordo con le abitudini note per l'istrice, che si rifugia in anfratti e buchi sotterranei scavati da lui stesso oppure adattati da cavità preesistenti.

Tra i Mustelidi tipici del basso Appennino sono da ritenersi abbastanza diffusi il tasso (Meles meles), la faina (Martes foina), la puzzola (Mustela putorius) e la donnola (Mustela nivalis).

V'è da segnalare inoltre la coesistenza in uno spazio limitato di specie tipiche di ambienti diversi; è il caso ad es. del passero solitario (Monticola solitarius) e del codirossone (Monticola saxatilis). Il primo, per quanto riguarda l'Europa, è considerato specie mediterranea tipica di ambienti secchi e sassosi, mentre il secondo è specie più alpina. A Monte Mauro possono essere trovati nidificanti a poche decine di metri di distanza l'uno dall'altro.

Altro abitatore della macchia mediterranea è l'occhiocotto (Sylvia melanocephala), nidificante nella "Vena" in ambienti rupestri con vegetazione rada e discontinua. Questa specie, confondibile da lontano con la capinera, era finora considerata accidentale e rara in Romagna.

Purtroppo, in contrapposizione a questi aspetti positivi, molti sono quelli negativi. I rapaci, presenti fino al 1950 in cospicuo numero, sono attualmente rappresentati da pochi esemplari anche se la potenzialità dell'ambiente è molto maggiore. La caccia indiscriminata e protrattasi per anni nei confronti di tali uccelli, che rivestono un ruolo fondamentale nell'ecosistema in quanto predatori terminali della catena alimentare, è senza dubbio stata la causa principale della loro rarefazione. Certamente nidificanti sono il gheppio, la poiana, l'albanella minore e il lodolaio (i primi due sono stanziali mentre i secondi sono estivi) tra i diurni; tra i notturni ricordiamo allocco, barbagianni, civetta, gufo comune e reale, e infine l'assiolo (visibile solo d'estate in quanto si tratta di specie migratrice; la sua nidificazione è stata accertata anche in ambienti antropizzati, ad esempio in prossimità del centro storico di Brisighella).

Una particolare attenzione per i problemi di sopravvivenza avuti negli ultimi anni meritano i Chirotteri, fino ad una ventina d'anni or sono assai numerosi nelle grotte dei Gessi romagnoli e bolognesi. Tali micromammiferi risentono in grande misura dell'uso dei pesticidi, che provocano la diminuzione dell'entomofauna di cui si nutrono; inoltre, come causa della loro drastica riduzione non è da sottovalutare l'attività di escavazione dei gesso sovente condotta in modo incontrollato, che ha portato alla distruzione di numerose grotte dove colonie di pipistrelli trovavano rifugio.

Fra gli abitanti delle grotte in pericolo di estinzione a causa del progressivo peggioramento della qualità delle acque sotterranee sono anche gli insetti Ortotteri del genere Dolicopoda.

Di notevole importanza è la fauna entomologica, certamente meno appariscente ma di grande valore scientifico. Ma anche gli insetti, purtroppo, stanno subendo il dramma dello sfascio ambientale per i disboscamenti, i danni alla cotica erbosa e conseguenti smottamenti, le palificazioni e gli impianti di ripetitori radiotelevisivi, le acque inquinate. 

Del resto, per la fauna degli Artropodi, in questi ultimi anni le sistematiche ricerche tra gli anfratti cespugliosi e i dirupi, i prati a "gariga" e le aree boscate della "Vena" più xerotermica, hanno portato alla conoscenza di elementi inaspettati, fino ad oggi localmente sconosciuti.

Ma sugli stessi Gessi, in ristretti ambienti a microclima opposto a quello caldo-arido, sono state segnalate altre specie, pure esse di elevato valore come "indicatori ambientali" e punti di riferimento biogeografici, che appartengono di norma alla fascia altitudinale montana a clima fresco umido. Tra queste ultime sono comprese anche specie rare di origine atlantica o centro europea, associate a relitti floristici anch'essi di tipo montano/eualpino: si tratta di una piccola fauna infeudata sul fondo delle doline, delle cavità carsiche, di limitatissimi spazi presso le fredde imboccature delle risorgenti (dove convivono, ad es., il Coleottero Carabide Nebria fulviventris e l'arbusto Staphylea pinnata, entrambi rinvenibili, in Romagna e nelle limitrofe regioni appenniniche, solo nell'alto Appennino).

Nell'attuale periodo climatico temperato si trovano in tal modo, sovrapposti, i resti di faune diverse sopravvissute nello stesso comprensorio al limite biologico, i cui componenti si sono distribuiti e adattati nei micro-ambienti estremi più confacenti alla loro bio-ecologia, conservatisi grazie alla particolare situazione geo-morfologica della Vena dei Gesso.

Per concludere con le note negative, v'è infine il problema di inquinamento genetico legato alle operazioni di incremento della selvaggina e alla sua successiva immissione nelle zone scelte allo scopo. Infatti le specie introdotte, quali lepri, starne, pernici, fagiani, sono molto spesso (quasi sempre) importate dall'estero o appartenenti a sottospecie estranee alla fauna locale; in aggiunta spesso le stesse si sono rivelate responsabili di squilibri agricoli e (ancor più preoccupanti) sanitari. E' da ricordare in proposito che, in seguito alla proliferazione dovuta a tali immissioni, a Monte Mauro sono stati segnalati ripetutamente cinghiali, quivi pervenuti dai rilievi appenninici intorno a Marradi. 

Luciano Bentini

  
     

   

Speleo GAM Mezzano (RA)