LA VENA DEL GESSO ROMAGNOLA

FLORA E VEGETAZIONE

  

   I BOSCHI

    

Presenti soprattutto nei versanti settentrionali su pendii argillosi più dolci che si immergono nel mare dei calanchi delle argille plioceniche.
I boschi naturali furono eliminati dall'azione dell'uomo da tempi immemorabili; quelli presenti sono il risultato di intensi sfruttamenti. 
Nelle doline si riscontrano situazioni di dissodamento nella parte di minor pendenza, nelle zone più acclivi ed in prossimità degli inghiottitoi la vegetazione conserva caratteristiche di spiccata singolarità legata al particolare microclima.
La zona è collocabile nell'orizzonte fitoclimatico submediterraneo del lauretum castanetum, qui dominato da poche specie forestali: Quercus pubescens, Ostrya carpinifolia, Fraxinus ornus, Acer campestre ed, in minor misura, Sorbus torminalis e Sorbus domestica
La vegetazione boschiva è distinta in due tipi principali in relazione al microclima determinato dall'esposizione e dalla pendenza: predominano boschi termo/xerofili nei versanti a Sud più esposti con dominanza a Roverella e situazioni mediterranee; mentre nei versanti a Nord, meno esposti, boschi misti mesofili a prevalenza di Carpino nero accompagnato da Orniello e Roverella.
Nei versanti più scoscesi, rivolti a Sud, affiora roccia nuda in potenti banchi intervallati da interstrati argillosi, coperti da una vegetazione termofila non sviluppatissima a carattere mediterraneo con presenza di Quercus ilex (non abbondante perché intensamente utilizzato dall'uomo per l'ottimo legno da ardere) Pistacia terebinthus, Prunus spinosa, Sorbus domestica Juniperus communis, nelle zone meno scoscese al piede delle imponenti pareti di gesso, dove le colture erano comunque impraticabili, boschi di Roverella con Orniello e Crataegus monogyna, Cornus sanguinea, Viburnum lantana, Asparagus acutifolius, Clematis vitalba, Coronilla emerus, Acer campestre

        
1 - La zona di Monte Tondo (ora cava di Borgo Rivola) in una foto risalente al 1945, da notare l'aspetto assolutamente brullo e disboscato. 
2 - Rimboschimento di Pino nero e Cipresso a Monte di Rontana in una foto risalente agli anni '60.
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Nei versanti esposti a Nord e nelle doline con suoli più profondi l'uomo ha sfruttato il terreno per uso agricolo, relegando il bosco ed il pascolo alle pendici più ripide. Nelle stazioni più fresche, sempre a Nord, dove vi è presenza di Orno-ostrieti, la specie prevalente è il Carpino nero che richiede suoli calcarei, carbonatici-marnosi, esposizione a Nord e discreta presenza di acqua. Questa specie ha alto potere pollonifero per cui, nel tempo, è stata favorita, rispetto ad altre, dal governo a ceduo con turno breve del bosco. Altra specie diffusa è l'Orniello anche se, in genere, preferisce maggiore aridità, ma ha alta capacità di rinnovazione. La Roverella è penalizzata poiché in queste zone subisce la forte concorrenza delle due specie precedenti ed inoltre è stata molto sfruttata dalla ceduazione.  

I boschi sono prevalentemente di proprietà privata, si tratta di aziende agro-forestali in cui l'utilizzazione del bosco è stata molto intensa in passato (fino al primo dopoguerra) e non regolamentata, si tagliava di tutto "purché bruciasse", l'assortimento principale era dunque legna da ardere destinata negli ultimi anni, con il cambiamento socio-economico delle popolazioni montane, alle pizzerie.
Grossi utilizzi sono stati effettuati alla fine dell'ottocento con la realizzazione della ferrovia e molto è quindi finito in traversine ferroviarie.

   
Per approfondire: La gestione selvicolturale di Stefania Cottignoli, (2002)
   
   

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Bosco di carpino, tiglio e frassino nei pressi del Parco Carnè, sullo sfondo la grande dolina a nord est di ca' Carnè - Brisighella.
1 - In Marzo
2 - In Maggio
3 - In Luglio
4 - In Dicembre
   
foto di M. Ercolani, P.Lucci, B. Sansavini
  
  
   
    

 

Speleo GAM Mezzano (RA)