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I FOSSILI DEL MONTICINO
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Nel 1985, nella allora Cava Monticino di Brisighella furono portati alla luce straordinari resti fossili di età messininiana finale (circa 5,5-5 milioni di anni ), di specie faunistiche di ambiente continentale scomparse da tempo: antilopi, rinoceronti, cavalli, formichieri, scimmie, iene, oltre ad un numero elevatissimo di piccoli roditori ed insettivori.
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Questi resti fossili furono rinvenuti in depositi prevalentemente argillosi che avevano riempito antichi anfratti e fessure carsiche entro le banconate gessose.
Al termine della deposizione del gesso. Intorno a 5,5 milioni di anni fa, gran parte dell’area mediterranea è stata interessata da estesi movimenti della crosta terrestre, che hanno portato alla costituzioni di nuovi rilievi montuosi, a forti modifiche dei sistemi
fluviali e a molte chiusure e aperture di comunicazione tra le masse idriche marine e lacustri.
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E’ capitato così che mar Ionio e mare Adriatico con l’intera pianura padana, allora sommersa, diventassero una appendice della grande
massa di acqua dolce o salmastra, nota come “Paratetide” un immenso lago-mare esteso a comprendere l’intera pianura
Pannonica, il mar Nero, il mar Caspio e il mar d’Aral. Le acque del mar Ionio e del mare Adriatico così si addolcirono rapidamente, anche per l’ingente contributo delle precipitazioni favorite dall’arco alpino occidentale allora già completamente emerso e molto più alto
di oggi.
Il bacino della Vena del Gesso, inizialmente incorporato nel fronte in sollevamento della catena Appenninica intramessiniana, subì comunque anch’esso, pur in leggero ritardo, l’effetto della “inondazione” salmastra proveniente dalla Paratetide.
Avvenne così che prima si formassero alture gessose incise da torrenti, con anfratti e roccioni carsici che costituivano un favorevole rifugio per rapaci e per molti animali, e che successivamente questo ambiente fosse sommerso dall’”inondazione” che, con le sue argille, riempi le cavità, preservando le ossa fossili altrimenti destinate a distruzione per lenta ossidazione.
Come avviene per le migrazioni di tutte le popolazioni terrestri, anche la fauna continentale di questo periodo, per espandersi, deve avere seguito vie naturali preferenziali, spontaneamente oppure sotto la pressione di sconvolgimenti naturali (siccità, carestie, drastici cambiamenti climatici, grandi terremoti, grandi eruzioni vulcaniche ecc.).
In ogni caso, partendo dalla composizione della fauna, e percorrendo il cammino a ritroso, si può tentare di individuare la patria di provenienza.
Ebbene, risulta che molte delle specie trovate al Monticino di Brisighella mostrano una provenienza sud-orientale, della Penisola Balcanica e dell’Asia Minore, mentre sono scarse, invece, le affinità con le fauni terrestri dell’Europa centro-occidentale.
Ciò è senz’altro coerente, in generale, con l’imponente “inondazione” della Paratetide fino all’alto Adriatico nel Messiniano tardo; ma
suggerisce anche che, durante l’emersione precedente (come pure durante le precedenti fasi di disseccamento
evaporitico) i ponti continentali fossero così vasti da consentire la migrazione.
Stefano Marabini
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1 - La Cava del Monticino nell'Ottobre del 1988
(Foto M. Sami).
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2, 3 - La delicata fase di liberazione e raccolta del resti di
vertebrati nei pressi della cava del Monticino (Foto M. Sami).
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4 - Cavità paleocarsica modellata nel VI banco di gesso e riempita
durante il Messiniano superiore da argille della Formazione a Colombacci
inglobanti resti di microvertebrati, Cava Monticino (Foto G.B. Vai).
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5 - Presso il Museo Civico di scienze naturali di Faenza sono ora
allestite alcune vetrine che illustrano nel dettaglio la fauna del
Monticino (Foto M. Sami). |
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