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FAUNE CONTINENTALI MESSINIANE DELLA CAVA DEL MONTICINO DI BRISIGHELLA |
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Nella Cava Monticino i siti fossiliferi studiati sono 29. Gran parte di questi siti sono costituiti da riempimenti di fessura, anche se non mancano alcuni esempi di accumulo fossilifero lentiforme sempre dentro i depositi della Formazione a Colombacci, ma al di sopra della superficie di erosione dei gessi. I resti ossei, sempre più o meno frammentati, hanno permesso di individuare la presenza di una quarantina di specie di mammiferi (di cui 5 nuove per la Scienza) e di almeno una dozzina di specie di Rettili e Anfibi. L'estrema importanza scientifica di tale giacimento risiede sia nella rarità di queste faune fossili mioceniche (almeno in Italia), sia nella presenza contemporanea, di solito scarsamente riscontrabile, di micro e macro-mammiferi (erbivori, carnivori ecc.). Alcuni siti presentano quantità talmente elevate di resti di piccoli mammiferi (soprattutto di roditori, ma pure di insettivori e chirotteri) da far pensare, come possibile meccanismo di concentrazione, all'attività predatoria di uccelli rapaci (accumulo di borre). I resti dei grossi mammiferi sono costituiti da ossa disarticolate e per lo più frammentate; alcune di queste mostrano tracce evidenti di usura da trasporto, dovuta all'azione delle acque dilavanti che hanno contribuito ad accumularle nelle fessure. Le modeste dimensioni di molte fessure sono senza dubbio responsabili dello scarso numero di resti appartenenti ad animali di grossa taglia come elefanti, rinoceronti, ecc., tuttavia è pure molto probabile che alcune fessure, avendo restituito resti in parziale connessione anatomiche un numero relativamente alto di carnivori, possano aver funzionato anche come "trappole" naturali. ELENCO SISTEMATICO DELLE SPECIE DI VERTEBRATI RINVENUTI
CONSIDERAZIONI PALEO-BIOGEOGRAFICHE E PALEO-AMBIENTALI Malgrado la scarsità di resti animali di grossa taglia (vedi sopra) l'associazione faunistica di questo giacimento è abbastanza rappresentativa delle ricche comunità a mammiferi viventi nel Miocene superiore europeo. In particolare essa sembra individuare una nuova provincia paleo-biogeografica, con caratteri intermedi tra quella ibero-occitana e quella greca, anche se con maggiore affinità con quest'ultima. Lo ienide Plioviverrops, il bovide Samotragus ed il ghiride Myomimus mostrano infatti precisi rapporti con le faune di tipo orientale (Balcani-Asia minore) di tale periodo. D'altra parte la segnalazione del muride Stephanomys è considerata la più "orientale" per tale genere, ribadendo così la fisionomia intermedia ma caratteristica di tale paleo-bioprovincia italiana. Benché la lacunosità della documentazione fossile e la presenza di specie ora estinte renda assai problematica una ricostruzione paleo-ambientale, è tuttavia possibile delineare alcune considerazioni a carattere generale. Basandosi infatti sui generi ecologicamente più significativi, si può ragionevolmente ipotizzare, per la fauna di Brisighella, un clima abbastanza caldo o temperato-caldo, tendenzialmente arido. Numerosi sono infatti i taxa adatti a climi più caldi di quello attualmente presente in zona. Partendo dai mammiferi, tra i chirotteri i due Ipposideridi (Hipposideros e Asellia) ed il Megadermatide appartengono a generi ora presenti esclusivamente in zone tropicali o sub-tropicali. Il tubulidentato Orycteropus, un "formichiere" africano, vive attualmente nelle zone semi-desertiche a Sud del Sahara; pure il rinoceronte Dicerorhinus, il mustelide Mellivora e la scimmia Mesopithecus sono buoni indicatori di habitat con clima piuttosto caldo Gli ienidi Plioviverrops e Thalassictis e l'antilope caprina Samotragus, pur meno significativi, possono rientrare nel trend climatico delineato. Tra i rettili il varanide ed il serpente ericino appartengono a gruppi amanti di temperature elevate mentre la forma dominante, l'anguide Ophisaurus, pur non necessitando di clima caldo, è un buon indicatore di ambiente arido. Lo studio dei pollini fossili conferma la presenza di un clima piuttosto caldo anche se mitigato da condizioni oceaniche. Per concludere, il "fondale" che ha accompagnato la fauna di Brisighella 5 milioni di anni fa potrebbe essere stato quello di un ambiente tipo savana arborata, con zone più aperte dove potevano pascolare i vari erbivori (antilopi, rinoceronti, proboscidati, equidi, ecc.) dominata da asperità gessose emerse con microclima più arido e zone umide e più ricche di vegetazione nei pressi dei corsi d'acqua. Questo antico "angolo di Africa" venne successivamente invaso dai depositi lagunari salmastri della Formazione a Colombacci e infine sepolto sotto le argille marine della grande trasgressione pliocenica; grazie a questi eventi, i resti degli antichi abitatori si sono conservati fino ai nostri giorni. Marco Sami (Tratto da: IPOGEA 1988 - 1993, numero unico del Gruppo Speleologico Faentino) |
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Speleo GAM Mezzano (RA)