LA VENA DEL GESSO ROMAGNOLA

I FOSSILI

   
     

PRIMA SEGNALAZIONE DI PLEUROTOMARIIDAE (GASTROPODA) NEI “CALCARI A LUCINA” TARDO-MIOCENICI DELL’APPENNINO EMILIANO-ROMAGNOLO.

Un esemplare attribuibile alla famiglia dei Pleurotomariidae è stato raccolto nell'affioramento di "calcari a Lucina" situato presso Ca' Piantè (Castelnuovo-Brisighella, RA) da membri dello Speleo G.A.M. di Mezzano. La preparazione del reperto, particolarmente laboriosa ma indispensabile per giungere alla sua determinazione, è stata effettuata presso il laboratorio paleontologico del Museo Civico di Scienze Naturali di Faenza da V. Liverani e dallo scrivente.

La famiglia Pleurotomariidae comprende attualmente un numero ridotto di specie distribuite in profondità nei mari tropicali e subtropicali. Questo piccolo e primitivo gruppo di gasteropodi, comparso nel Triassico, risulta scarsamente rappresentato a livello paleontologico nei terreni terziari: poco frequente nell’Eocene e nell’Oligocene europeo, è particolarmente raro nel Miocene dell’area mediterranea. 

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Descrizione

L’esemplare consiste del modello interno quasi completo e di parte dell’impronta esterna di una conchiglia conica (angolo apicale di circa 83°), di taglia medio-grande e con base più larga dell’altezza (H = 59 mm ; L = 71 mm) formata da sei spire leggermente arrotondate con sutura moderatamente impressa. L’area del peristoma (apertura), lacunosa, non permette di riscontrare un importante carattere diagnostico come l’incisura; d’altra parte nella porzione di impronta esterna è stato possibile individuare (grazie alla particolare cura posta nella preparazione dell’esemplare) la presenza della tipica fasciola anale, carattere questo che pone indubitabilmente il nostro campione nella fam. Pleurotomariidae. La scultura, ovviamente non conservata nel modello interno ma comunque impressa nella porzione di impronta esterna, è costituita da sottili linee concentriche (o strie spirali) su tutta la superficie: in particolare, la parte superiore dei primi giri, in particolare, presenta anche una fine “perlinatura”. Nella parte inferiore della conchiglia è inoltre possibile osservare un ombelico di modeste dimensioni, caratteristica che permette una possibile attribuzione al genere Perotrochus.  

Marco Sami

   
     

 

Speleo GAM Mezzano (RA)