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PRIMA SEGNALAZIONE DI PLEUROTOMARIIDAE (GASTROPODA) NEI “CALCARI A LUCINA” TARDO-MIOCENICI DELL’APPENNINO EMILIANO-ROMAGNOLO. Un esemplare attribuibile alla famiglia dei Pleurotomariidae è stato raccolto nell'affioramento di "calcari a Lucina" situato presso Ca' Piantè (Castelnuovo-Brisighella, RA) da membri dello Speleo G.A.M. di Mezzano. La preparazione del reperto, particolarmente laboriosa ma indispensabile per giungere alla sua determinazione, è stata effettuata presso il laboratorio paleontologico del Museo Civico di Scienze Naturali di Faenza da V. Liverani e dallo scrivente.
L’esemplare
consiste del modello interno quasi completo e di parte dell’impronta
esterna di una conchiglia conica (angolo apicale di circa 83°), di
taglia medio-grande e con base più larga dell’altezza (H = 59 mm ;
L = 71 mm) formata da sei spire leggermente arrotondate con sutura
moderatamente impressa. L’area del peristoma (apertura), lacunosa, non
permette di riscontrare un importante carattere diagnostico come l’incisura;
d’altra parte nella porzione di impronta esterna è stato possibile
individuare (grazie alla particolare cura posta nella preparazione
dell’esemplare) la presenza della tipica fasciola anale, carattere
questo che pone indubitabilmente il nostro campione nella fam.
Pleurotomariidae. La scultura, ovviamente non conservata nel modello
interno ma comunque impressa nella porzione di impronta esterna, è
costituita da sottili linee concentriche (o strie spirali) su tutta la
superficie: in particolare, la parte superiore dei primi giri, in
particolare, presenta anche una fine “perlinatura”. Nella parte
inferiore della conchiglia è inoltre possibile osservare un ombelico di
modeste dimensioni, caratteristica che permette una possibile
attribuzione al genere Perotrochus. Marco Sami |
Speleo GAM Mezzano (RA)