LA VENA DEL GESSO ROMAGNOLA

I FOSSILI

     

I PESCI

     

I pesci popolavano rigogliosi le acque marine che periodicamente inondavano il Mediterraneo, fino ad entrare nelle lagune bordiere e nelle saline ai piedi dell'Appennino embrionale. Qui però, per l'alta evaporazione e l'incremento di temperatura e salinità dell'acqua, rimanevano intrappolati, vittime di colossali fioriture algali che ne provocavano morie in massa per asfissia (mancanza di ossigeno nell'intera e sottile massa d'acqua). 

   

Le varie specie di pesci, per essere più o meno strettamente vincolate a certe condizioni di temperatura e salinità dell'acqua in cui vivono, sono ottimi indicatori di ambiente. In particolare ci possono testimoniare le variazioni di salinità nel tempo e nello spazio. Impariamo, così, che la concentrazione, in assoluto, è andata crescendo durante la formazione della Vena del Gesso. 

  

Pesci come Zeus faber, grandi Sardina pilchardus e specie varie dei generi Epinephelus e Scorpaena non sopravvivono in acque appena sovrasalate e ci garantiscono che, all'inizio dei cicli, acqua normale marina ha invaso gli antichi mari Adriatico e Ionio, e forse l'intero Mediterraneo. Dopo un certo tempo, però, in quegli stessi mari, o almeno nelle loro lagune e saline bordiere, resistevano solo pesci adatti a sopportare una salsedine assai maggiore, come i generi Atherina, Gobius e Aphanius. 

 

Proprio una specie di Aphanius, L'A. crassicaudus è il pesce che si trova più di frequente. La ragione è molto semplice e lo rende un vero e proprio indicatore. Quando la salinità cresce ancora, tutti gli altri pesci scompaiono e questo pesce rimane solo, come specie, a dominare il mondo ittico. Poi anch'egli deve cedere ad un ambiente sempre più ostile, lasciando campo libero alle sole alghe filamentose e coccoidi bleu-verdi e ai batteri. 

  

I pesci scoperti e studiati negli ultimi anni hanno arricchito il quadro delle forme di acqua marina normale che popolavano la Vena del Gesso, e i bacini simili, dopo ogni nuova "inondazione" marina, rimpiazzando il "disseccamento" precedente. 

   

Alcuni generi sono di particolare importanza perché, in base alla loro distribuzione geografica attuale, ci possono fornire indicazioni sulle condizioni climatiche durante la formazione della Vena del Gesso. Sono significativi i generi Lates, Spratelloides e la Famiglia dei Ciclidi, quali indicatori di fasce da subtropicali a tropicali. 

    

Le forme più interessanti fra quelle scoperte recentemente sono senza dubbio i Ciclidi. Pesci di questo tipo vivono oggi nelle acque interne fluviali dell'Egitto e del Sudan, in particolare lungo i vari rami del delta del Nilo e nei grandi laghi dell'Africa centro-orientale. Questa famiglia di pesci è dotata ancor oggi di una straordinaria potenzialità evolutiva. I Ciclidi, pur preferendo l'acqua dolce, sopportano con facilità anche condizioni salmastre e di salinità marina variabile; non resistono, invece, a condizioni stabilmente sovrasalate. Prima d'ora non erano mai stati trovati, viventi o fossili, in Europa. Il fatto che popolassero la Vena del Gesso e gli altri bacini evaporitici che bordeggiavano l'Adriatico circa 6 milioni di anni fa, durante il Messiniano, ci pone a rovescio il problema della loro provenienza e delle loro vie di migrazione. 

 

Non deve sorprendere che vivessero allora in Europa e non ci siano, invece, oggi. E' la registrazione puntuale di significativi cambiamenti climatici intercorsi da allora. I Ciclidi popolavano le nostre acque nel Messiniano perché, allora, il nostro clima era assai più comparabile a quello dell'Africa attuale. 

  

Le difficoltà sorgono quando si deve spiegare come possano aver aggirato le condizioni successive di un vasto mare sovrasalato, a cui notoriamente non possono resistere. Noi infatti troviamo i loro resti nelle argille euxiniche intercalate ai gessi, cioè in piena successione evaporitica. Bisogna ammettere che ad ogni ciclica inondazione con acqua marina normale del Mediterraneo disseccato, i Ciclidi ritrovassero le condizioni per irraggiarsi fino alle nostre regioni (in tal caso sembra convincente pensare che le inondazioni temporanee con acqua marina normale provenissero dall'Oceano Indiano tramite l'attivazione di soglie lungo l'Istmo di Suez; solo con la fine del Messiniano l'apertura dello Stretto di Gibilterra avrebbe aperto il collegamento con l'Atlantico producendo l'inondazione marina definitiva del Mediterraneo). Non deve sorprendere un tipo di irraggiamento così rapido dei Ciclidi, come è implicito in quest'ultima ipotesi. E' nota la velocità con cui vari pesci e molluschi dell'Oceano Indiano sono penetrati nel Mediterraneo dopo l'apertura storica del Canale di Suez.

     

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1 - Zeus Faber. (da Sorbini, 1988)
2 - Atherina sp. Cava SPES, Rio Sgarba, Borgo Tossignano, cicli XII e XIII (foto P. Viaggi)
3 - Gobius sp. Cava SPES, Rio Sgarba, Borgo Tossignano, cicli XII e XIII (foto P. Viaggi)
4 - Aphanius crassicaudus, Cava Monticino, Brisighella. (foto G.P. Costa)
5  - Aphanius crassicaudatus, Cava SPES, Rio Sgarba, Borgo Tossignano, cicli XII e XIII (foto P. Viaggi)
- Ciclidae. Borgo Tossignano, Cava SPES (foto M. Castellari) 
 
 

 

Speleo GAM Mezzano (RA)