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RESTI DI URSUS SPELAEUS (ROSENMUELLER,
1794) DALLA GROTTA RISORGENTE DEL RIO CAVINALE (GESSI DI CASTELNUOVO -
BRISIGHELLA).
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Tali reperti, contenuti entro un deposito di
ghiaia - con abbondante matrice limosa - rivestiti da una sottile
“crosta” calcarea, vennero recuperati da speleologi del Gruppo
Speleologico Faentino nell’agosto 1995 in seguito a lavori di
disostruzione di un angusto ramo laterale, affluente di sinistra
idrografica, del Rio Cavinale nel suo corso ipogeo.
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Le dimensioni esigue dell’ambiente in cui
erano conservati i fossili e il buono stato di conservazione di questi
ultimi (indice di scarsa fluitazione e/o trasporto) permettono di
ipotizzare una loro provenienza da una cavità, probabilmente occlusa,
posta più a monte e comunque relativamente poco distante dal punto di
ritrovamento.
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| Immagine
ad alta risol. |
La
classificazione è stata effettuata dal dott. L. Rook,
paleontologo del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università
di Firenze:
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- canino superiore destro: integro, in ottimo stato di conservazione
- I° o II° incisivo superiore: lacunoso, in mediocre stato di conservazione
- III° incisivo superiore destro: integro, in buono stato di conservazione
- Iª falange: integra, in buono stato di conservazione
Molto probabilmente si tratta della prima segnalazione di questo caratteristico orso preistorico sia per la Romagna sia per l’intero territorio regionale (non risulta segnalato, infatti, neppure nei ricchi giacimenti würmiani del bolognese che pure hanno restituito bisonte, megacero, ghiottone, marmotta ecc.).
E’ possibile distinguere Ursus spelaeus dall’attuale Ursus arctos (orso bruno) per le maggiori dimensioni, la tipica prominenza frontale e alcune peculiarità dentarie legate ad una dieta prevalentemente vegetariana; presente in Europa centro-meridionale (dai Pireneni al Caucaso, spingendosi fino in Italia meridionale) durante il Pleistocene superiore, si estinse con la fine dell’ultima glaciazione attorno a 15-20 mila anni or sono.
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