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Sul versante sud della Vena del gesso, soprattutto in prossimità di monte Mauro oppure di monte del Casino, si presentano con molta evidenza sottili strisce di cespugli che delimitano gli aridi e spogli banchi di gesso.
Esaminandola da vicino si constata che questa vegetazione è radicata lungo gli “interstrati argillosi” che separano appunto i banchi di gesso.
Ciò significa che la deposizione del gesso si è più volte interrotta durante il
Messiniano.
Si può perciò concludere che la chiusura “isolamento” del mare Mediterraneo, che ha determinato per evaporazione la precipitazione chimica del gesso, non è stata continua, e che più volte si è instaurata invece una comunicazione diretta con l'oceano, che ha diluito le acque e favorito una normale sedimentazione detritica, come appunto quella argillosa.
Questo fenomeno deve essersi ripetuto almeno sedici volte, se tanti sono infatti i banchi gessosi che oggi possiamo facilmente contare in successione uno sopra l'altro.
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La falesia gessosa a sud di Monte della Volpe. Sono molto evidenti i banchi di gesso separati da “interstrati argillosi”, coperti di vegetazione.
Foto Archivio Speleo GAM. |
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Anche
nei pressi di Monte del Casino (Borgo Tossignano) sono molto
evidenti gli interstrati argillosi.Da notare come la successione
degli strati appare discontinua a prova di passati
"sconvolgimenti" tettonici che hanno interessato
l'intera formazione gessoso solfifera. Foto di Claudio
Pollini (Speleo GAM) |
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Sul
fronte della cava di Borgo Rivola gli interstrati argillosi sono particolarmente evidenti. Foto
Archivio Speleo GAM. |
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Esemplare del fossile
Aphanius crassicaudus, Grotta sotto Borgo Rivola (RioloTerme).
Questo pesce, molto comune negli “interstrati argillosi” della Vena del Gesso, era in grado di sopportare un’ elevata concentrazione di sali nelle acque marine; è questa una ulteriore prova della validità dei “modelli” del mare Mediterraneo a grande scala e del bacino della Vena del Gesso a scala più piccola, intesi come enormi saline.
Foto di Claudio Pollini (Speleo GAM) |
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I banchi selenitici della Vena del Gesso mostrano al loro interno
differenti associazioni di caratteri sedimentologici, o “facies”, che
si ripetono in successione con una certa regolarità dalla base al tetto.
Per tale motivo i vari banchi vengono comunemente interpretati come
distinti cicli sedimentari.
Esaminando con attenzione le varie “facies” si possono ricostruire le
caratteristiche dell'ambiente in cui è avvenuta la deposizione del gesso
e delle altre litologie, e si può così anche comprendere la ciclica
diminuzione di profondità delle acque di cui ciascun banco è
testimonianza.
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Nb:
la tabella va letta dal basso verso l'alto, cioè
partendo da F1 |
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Si tratta di grossi cristalli di gesso, impastati di argilla e irregolarmente distesi al tetto di alcuni banchi.
Probabilmente questi cristalli sono stati trascinati da colate di fango e acqua prodotte da piene torrentizie, oppure ammassati da onde di tempesta sulle rive della laguna. |
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A seguito dell'ulteriore diminuzione di profondità della laguna
evaporitica, con emersioni frequenti e per lunghi periodi del fondo, i cristalli di gesso venivano così sottoposti a forte degrado ed erosione.
Cosicché frammenti di gesso e piccoli cristalli aciculari di deposizione diretta si accumulavano caoticamente sul fondo, venendo ulteriormente disturbati da noduli e lenti di gesso di cristallizzazione secondaria che si formavano durante le fasi di emersione. |
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Palizzate di cristalli di gesso selenitico in parte interi ed in parte rotti, separati da sottili lamine di gesso detritico, testimoniano come, con il calare ciclico del livello marino nella laguna, i cristalli di gesso venivano erosi dalle onde durante le mareggiate. Successivamente, la deposizione diretta di gesso ricominciava durante una nuova fase subacquea e si formavano nuove palizzate di cristalli gessosi. |
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I grossi cristalli di gesso selenitico che costituiscono la base del banco, conservatisi nella posizione verticale di crescita con la punta rivolta verso il basso, in molti casi conficcata direttamente nel fango, testimoniano la deposizione del gesso in un ambiente lagunare. Allontanandosi dalla base del banco la dimensione dei cristalli in generale diminuisce. |
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Sottili strati di calcare e gesso a struttura sottilmente laminata detta
stromatolitica, dovuta all'azione di alghe che si impiantavano in zone di bacino poco profonde, testimoniano il momento in cui l'aumento della salinità delle acque consente la crescita iniziale di cristalli di gesso. |
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Gli interstrati argillosi che incontriamo alla base degli strati di gesso testimoniano un ambiente idrico relativamente profondo, ma stagnante sul fondo, in quanto la comunicazione con il mare aperto era ridotta. In ogni caso la salinità delle acque non era abbastanza alta da far precipitare il gesso. |
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