LA VENA DEL GESSO ROMAGNOLA

GLI ITINERARI

   

ITINERARIO CARSICO E STORICO SUI GESSI DI BRISIGHELLA

        

Brisighella, a 12 chilometri da Faenza, costituisce senza dubbio la più scenografica porta di accesso alla Vena del Gesso romagnola, comodamente raggiungibile attraverso la Statale 302 Ravenna - Faenza - Brisighella o la parallela linea ferroviaria.

   

Il nucleo più antico di Brisighella sorge ai piedi di una scintillante quinta gessosa: i tre colli, sui quali il Santuario del Monticino, la Rocca e la Torre dell'Orologio materializzano allegoricamente i tre poteri (religioso, militare e politico) che da sempre sovrintendono alla vita sociale dell'uomo. All'apice della conoide gessosa sulla quale è edificata la quasi totalità del centro storico un lungo fabbricato medioevale, ancorato al gesso, ospita una singolare strada coperta sopraelevata, la via degli Asini. 

 

Dal numero civico 18 ha inizio un interessante itinerario carsico sui Gessi di Brisighella. Percorsa la via degli Asini fino alla Residenza municipale, si svolta a destra imboccando il sentiero-scalinata che conduce alla soprastante Torre dell'Orologio. Sul retro dell'edificio del Municipio, di forma allungata in quanto ospita anche il Teatro Comunale, si trova una briglia in cemento realizzata negli anni '30. In questo punto, all'inizio del tratto più ripido del sentiero, è possibile osservare grandi cristalli "a ferro di lancia" la cui giacitura indica che qui i banchi di gesso hanno un assetto verticale. Sulla cima del colle (metri 190) sorge, sui resti di un posto di avvistamento fortificato molto più antico, il piccolo manufatto della Torre dell'Orologio. Dalla Torre civica si raggiunge agevolmente la Rocca attraverso una strada carrabile che corre a mezzacosta sui fianchi dell'impluvio del Rio della Valle. Il bacino imbrifero del Rio della Valle ha una superficie di una quindicina di ettari e si apre per la maggior parte nelle argille grigio-azzurre plioceniche, alle spalle di Brisighella.

   

L'odierna acuminata morfologia dei tre colli è in gran parte il risultato della secolare attività estrattiva condotta a ridosso del centro abitato. Ad esempio la parete del colle della Rocca aggettante sul Rio della Valle è in realtà un fronte di cava, come testimoniano anche i grossi blocchi abbandonati ai piedi del dirupo; i lavori furono sospesi dal Corpo Reale delle Miniere alla fine degli anni Venti quando, ormai asportata l'intera piazza d'armi del castello, l'escavazione aveva raggiunto il piede dei fortilizio minacciandone la stabilità. I medesimi rischi ha corso a più riprese la Torre dell'Orologio: tracce di cava sono ancor oggi evidenti in particolare sul fianco orientale del colle sul quale sorge il manufatto. Di fronte alla cortina ovest della Rocca si trovano i Vecchi mulini del gesso della vecchia ed ultima famiglia di gessaroli brisighellesi, i Malpezzi; l'angusto edificio più vicino alla Rocca risale probabilmente alla fine del Settecento e fu attivo fino al 1956. La muratura della tettoia prospicente la strada ingloba le due macine sostituite nel 1907 da macchinari elettrici ancora conservati all'interno. Di fronte a questo "fornello" il mulino costruito nel 1926 e chiuso nel 1969. Non mancano, sotto la Rocca ed il vicino Santuario del Monticino antichi fornelli "di fortuna" dove piccoli quantitativi di gesso venivano arrostiti su fascine spesso di ginestra: si tratta di modesti sottoroccia ancora anneriti dalla fuliggine. La Rocca di Brisighella, il cui aspetto attuale è quello conferito dai lavori di adeguamento bellico effettuati dalla Repubblica di Venezia tra il 1504 ed il 1509, è sede di un interessante Museo del Lavoro Contadino. Anche qui i banchi gessosi sono verticali. 

  

Poco più di duecento metri separano la Rocca dal Santuario della Beata Vergine del Monticino, costruito nel 1728 sul terzo colle. Dietro il Santuario si apre la cava del Monticino, chiusa da qualche tempo e destinata a diventare, tra breve, il "Museo geologico all'aperto della Vena del Gesso. L'escavazione del minerale ha infatti prodotto una splendida sezione geologica: è ben visibile il contatto (in termine tecnico-geologico di tipo "trasgressivo") tra i banchi di gesso, inclinati verso la pianura, e le soprastanti argille grigio-azzurre plioceniche. A partire dall'agosto 1985 appena sotto la superficie di trasgressione, e pertanto sigillate dalle argille marine del Pliocene, sono state individuate numerose micro-cavità carsiche ricche di resti ossei ascrivibili ad oltre 30 specie di animali continentali (dal mastodonte all'oritteropo, dai pipistrelli alle antilopi), che vissero tra 5,5 e 5 milioni di anni fa su una primigenia Vena del Gesso, antenata di quella attuale, destinata di lì a breve ad essere sommersa dal mare.

   

Camminando sulle argille che ricoprono il gesso e costeggiando verso ovest - a distanza di sicurezza (!) - il ciglio degli scavi si sale di quota e si può osservare dall'alto la valle cieca della Tana della Volpe, parzialmente occupata dalla discarica gradonata della cava. Si tratta di una vera e propria valle-dolina, ricordata dal geografo Olinto Marinelli nel suo lavoro del 1917 dedicato ai "Fenomeni carsici delle regioni gessose d'Italia ", per molti aspetti, inclusa la superficie, gemella dell'adiacente bacino del Rio della Valle; le acque che scendono dai fianchi argillosi si riversano nei due inghiottitoi attivi del complesso carsico della Tana della Volpe, in posizione quasi centrale sul fondo dell'impluvio (m 189 s.l.m.). Il ramo principale del complesso attraversa da parte a parte il colle della Rocca. L'acqua della grotta alimenta il Rio della Doccia che un tempo, al pari del Rio della Valle, incideva scorrendo a cielo aperto la conoide di Brisighella. Oggi alla antica risorgente (m 127 s.l.m.), ubicata a meno di 50 metri di distanza dal Municipio, si accede per mezzo di una apertura verticale chiusa da uno sportello metallico in vicolo Saletti, di fronte al numero civico 5. Al limite occidentale dell'area di cava si torna a camminare sul gesso. Lo sguardo spazia sulla spoglia fascia calanchiva che si perde verso la pianura e la dorsale gessosa, pur non imponente come in altri punti della Vena, appare un isola ammantata di vegetazione contro la quale va a frangersi il grigio mare delle argille plio-pleistoceniche. Il sentiero si dipana tra boschetti, arbusteti e piccole radure; qui si aprono alcune delle "storiche" cavità a pozzo esplorate negli anni '34-'35 dal triestino Giovanni Bertini Mornig, precursore-iniziatore della tradizione speleologica faentina: l'Abisso Casella (prof. m 40), l'Abisso Acquaviva (prof. m 63), la Grotta Rosa Saviotti (prof. m 42). 

 

Nei pressi di ca' Marana, caratteristica abitazione rustica in blocchi di gesso, fu attiva tra il 1929 ed i primissimi anni '70 una cava-miniera nella quale l'estrazione del minerale avveniva sia a cielo aperto sia, nel secondo dopoguerra, in galleria. Le gallerie che puntano verso ca' Marana sono parzialmente crollate, originando un'ampia "dolina" artificiale: in migliori condizioni sono gli ambienti sotterranei nel settore occidentale della cava anche se i pilastri di sostegno, di diametro piuttosto modesto ed in appoggio sull'interstrato argilloso che separa due banchi di gesso, non offrono le migliori garanzie di sicurezza per il futuro. 

    

Oltrepassata Ca' Marana il sentiero attraversa le case Varnello e si immette sulla strada provinciale Limisano-Monticino a fianco del Manicomio, edificio costruito ai primi del secolo così denominato a causa del "temperamento strano e quasi pazzoide di coloro che la costruirono e poi l'abitarono": ospita il ristorante "da Mario". Le case Varnello e la sottostante Villa Vezzati sorgono al limite occidentale dei Gessi di Brisighella, Lo spartiacque geomorfologico e quello carsico non coincidono esattamente, infatti ai piedi del Manicomio e di Villa Vezzati si aprono i tre inghiottitoi principali del complesso carsico della Tanaccia, che catturano e deviano al bacino del Lamone acque altrimenti destinate alla valle del Torrente Senio. A nord della S.P. Limisano-Monticino l'affioramento dei Gessi di Brisighella ha forma triangolare: ai due vertici di base, che hanno la medesima quota, si aprono gli inghiottitoi Biagi e Brussi (Villa Vezzati) ad ovest e l'ingresso del Buco del Noce ad est, in una profonda dolina caratteristicamente ad imbuto. Sul terzo vertice si trova, 70 metri più in basso (m 180 s.l.m.), la risorgente del complesso della Tanaccia. Percorrendo la strada asfaltata in direzione di Brisighella è possibile osservare, verso valle, numerose doline "pensili", una sorta di semidoline che danno all'affioramento gessoso nel quale si apre la Tanaccia un aspetto terrazzato. A trecento metri di distanza dal Manicomio si incontrano, uno di fronte all'altro, il piccolo parcheggio di servizio alla Tanaccia (sulla destra) e l'ingresso della Cava Marana (sulla sinistra). Poco oltre il parcheggio ha inizio il sentiero che conduce alla grotta: alla base della scarpata della strada è stato costruito un piccolo fabbricato, punto d'appoggio logistico per le visite guidate ai fenomeni carsici presenti in questo piccolo ma estremamente suggestivo parco.

 

La strada provinciale evita con un'ampia curva la dolina del Buco del Noce (o Grotta Lina Benini, secondo Mornig); di facile accesso questa grotta è, in pratica, un unico imponente salone formatosi al contatto tra due banchi gessosi. Ora la strada corre sulle argille, come indica l'improvviso mutamento della copertura vegetale, ed aggira, in cresta, la valle cieca della Tana della Volpe. Alcuni tornanti e l'escursionista è nuovamente ai piedi del Castello. Da qui è possibile "tagliare" e scendere direttamente in paese, chiudendo un itinerario ad anello in un ambiente il cui indubbio fascino è anche frutto della secolare interazione uomo-ambiente.

   

Gianpaolo Costa

       
     

   

Speleo GAM Mezzano (RA)