LA VENA DEL GESSO ROMAGNOLA

Il Parco

Parco Regionale "Vena del Gesso romagnola" - Sistema museale della Provincia di Ravenna

   
10 - ANTICHE "TRAPPOLE"
   

Nel settore orientale della cava sono state esplorate, nel corso degli anni, una trentina di piccole cavità paleocarsiche con fossili di vertebrati terrestri del Miocene finale. La “tasca” BRS8, che tra l’altro ha restituito anche alcuni resti di iena preistorica, è una delle pochissime paleo-fratture carsificate tuttora visibili.

     

La scoperta
Il “tesoro” scientifico più importante dell’ex cava del Monticino venne scoperto nel 1985 ad opera di un appassionato ricercatore locale, Antonio Benericetti. Perlustrando alcune strane fessure nei gessi, riempite da argille verdine ciottolose, invece dei “soliti” cristalli di gesso egli si imbatté inaspettatamente in alcuni resti ossei fossilizzati. Informati dell’insolito rinvenimento, prima gli operatori del Museo di Scienze Naturali di Faenza poi i geologi ed i paleontologi delle Università di Bologna e Firenze si occuparono di questo “scrigno” paleontologico vecchio di oltre 5 milioni di anni. Tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90 del Novecento l’ex cava del Monticino restituì migliaia di interessantissimi reperti, conservati in quasi una trentina di differenti “tasche” fossilifere 

           

Successione dei paleoambienti tardo-miocenici nell'area del Monticino di Brisighella. (disegno M. Sami)
1) 6-5,6 Ma (Ma= milioni di anni fa): deposizione di evaporiti in lagune soprassalate 
2) 5,6-5,5 Ma: emersione degli strati gessosi e carsismo precoce negli stessi
3) 5,5-5,4 Ma: le fessure carsiche intrappolano i resti di animali dell'area
4) 5,4-5,3 Ma: i gessi carsificati sono ricoperti dalle melme palustri della F.ne a Colombacci 

Il giacimento
I resti fossili, più o meno frammentari, erano inglobati nei sedimenti della cosiddetta Formazione a Colombacci (tra 5,6 e 5,3 milioni di anni fa) che avevano riempito diverse fessure più o meno carsificate, in pratica piccole grotticelle preistoriche, presenti numerose in questo settore della Vena del Gesso. Il grande interesse suscitato dalla paleofauna del Monticino risiede sia nella rarità delle faune a vertebrati continentali miocenici sia nella contemporanea presenza, assolutamente eccezionale, di resti di mammiferi di grandi e di piccole dimensioni. Dei primi si rinvengono prevalentemente ossa disarticolate e frammentate per il trasporto subìto ad opera delle acque dilavanti, che hanno contribuito ad accumularle nelle fessure: è tuttavia probabile che alcune cavità possano avere costituito delle vere e proprie “trappole” naturali per gli animali della zona! In alcune “tasche” fossilifere l’altissimo numero di resti di micromammiferi è stato collegato all’attività predatoria di uccelli rapaci del Messiniano, col conseguente accumulo dei rigetti o borre.

La paleofauna
Lo studio specialistico sui reperti ossei, ora conservati presso il Museo Civico di Scienze Naturali di Faenza, ha permesso di classificare circa sessanta specie di vertebrati continentali - ripartite in una quarantina di mammiferi ed una ventina tra anfibi e rettili - grazie alle quali possiamo farci un’idea dell’ambiente e del clima presenti nella Romagna messiniana di poco meno di 5 milioni e mezzo di anni fa! 
Colpisce sicuramente il gran numero di specie “esotiche”, confrontabili soprattutto con quelle degli attuali paesi tropicali o subtropicali: rettili quali coccodrillo, varano o boa delle sabbie e mammiferi come scimmia, oritteropo (“formichiere” africano), tasso del miele, rinoceronte, mastodonte, antilope o iena ci suggeriscono la presenza di un paleoambiente di clima caldo come una savana alberata, con zone aperte dove i vari erbivori potevano pascolare, asperità gessose con microclima più arido e zone umide e ricche di vegetazione nei pressi dei corsi d’acqua.

   
a b c d e f

a - L'importante "tasca" fossilifera BRS25, in corrispondenza della superficie di erosione del gesso. (foto G.P. Costa)

b - Localizzazione delle numerose "tasche" fossilifere rinvenute durante l'attività estrattiva tra il 1986 e il 1991 (disegno M. Sami)

c - Fase di scavo paleontologico in una "tasca" fossilifera. (foto G.P. Costa)

d - Cranio fossile (lunghezza cm 19,8) di iena preistorica del genere Thalassyctis. (foto F. Liverani)

e - Questo grosso carnivoro aveva una taglia paragonabile all'attuale iena maculata (alta al garrese circa 90 cm. (foto M. Sami)

f - Ricostruzione ipotetica dell'ambiente tardo-miocenico romagnolo, in base ai reperti della Cava Monticino. (elaborazione grafica E. Mariani)

    
   
Pannello originale:
  
  
   
 

 

Speleo GAM Mezzano (RA)