LA VENA DEL GESSO ROMAGNOLA

Il Parco

Parco Regionale "Vena del Gesso romagnola" - Sistema museale della Provincia di Ravenna

 
12 - CRISTALLI GIGANTI E ALGHE MINUSCOLE 
 

Davanti ai nostri occhi affiora la base del 2° banco gessoso, caratterizzata da enormi cristalli di gesso lunghi oltre 70 cm e scuri per l’alto contenuto di materia organica (se fratturati odorano di asfalto!). Osservandoli con una lente potremmo vedere che inglobano sottilissimi “spaghettini” di colore chiaro: questi non sono altro che filamenti fossilizzati di "alghe verdi-azzurre", rivestiti da guaine calcaree ed assai simili a quelle dei “tappeti algali” che tappezzano i margini di molte baie o lagune intertropicali (come nel Golfo Persico): sovrapponendosi tra di loro questi danno luogo a particolari strutture finemente stratificate, le stromatoliti algali. I banchi di gesso selenitico rappresentano, in definitiva, un’enorme pila di “tappeti algali” cementati dal gesso, ovvero una gigantesca stromatolite algale gessificata vecchia di quasi 6 milioni di anni!

          

a b c d
a - Stromatolite selenitica, ovvero "feltro algale" a cemento gessoso (nero nella foto). (da G.B. Vai, 2002)
b - Particolare dei tubuli calcarei di rivestimento dei filamenti algali, del diamero di '1 mm. (da G.B. Vai, 2002)
c - Micorscopici filamenti di "alghe" unicellulari verdi-azzurre attuali ingranditi.
d - Saline di cervia: un "tappeto algale" al margine di un ambiente evaporitico moderno (foto G.B. Vai)

Un’occhiata da vicino: il ciclo sedimentario evaporitico…
Nei grossi strati selenitici - o banchi - i cristalli di gesso possono presentarsi secondo 6 principali tipologie, definite facies sedimentarie: queste si susseguono verticalmente in ogni strato e si ripetono ciclicamente nei diversi banchi che costituiscono, di fatto, dei cicli sedimentari. La successione più o meno regolare di queste 6 facies, dalla prima (F1) all’ultima (F6) è stata interpretata da Vai e Ricci Lucchi (1977) in chiave paleoambientale. Si ipotizza una situazione iniziale rappresentata da un ambiente marino ristretto o lagunare salmastro (facies 1 = F1, argille di interstrato) seguito da un abbassamento del livello delle acque (regressione) che portava ad una laguna soggetta a disseccamento periodico in cui iniziava la fase evaporitica. 

Ricostruzione del margine del bacino evaporitico, interpretato in base alla successione delle facies sedimentarie riconosciute. (modificato da F. Ricci Lucchi & G.B. Vai, 1989) 

Prima però si formavano stromatoliti algali calcaree spesso soggette a rapida gessificazione (F2). Poi si realizzava in pieno la fase evaporitica con la crescita sul fondale di cristalli selenitici, generalmente geminati “a coda di rondine”, inglobanti lembi di tappeti algali (F3). Episodici apporti fluviali potevano provocare fluttuazioni della salinità, registrate da discontinuità di sedimentazione che separavano “bande” gessose (F4). Con l’ulteriore abbassamento del livello marino i margini gessosi del bacino, esposti all’atmosfera, venivano erosi alimentando il bacino stesso (fase “cannibalistica”): lo sviluppo di suoli di sabbia gessosa nodulare (F5) era del tutto comparabile con quanto avviene nelle sebkhas (piane costiere) attuali del Golfo Persico. Il ciclo infine terminava con la piena emersione, confermata dalla messa in posto di colate di detrito gessoso (F6) provocate da forti precipitazioni irregolari. La successiva invasione di acque marine (F1) segnava l’inizio di un nuovo ciclo sedimentario …
             
  

…e una da lontano!
Da una certa distanza la Vena del Gesso appare composta da una quindicina di banchi gessosi alternati a sottili livelli di argille scure, o interstrati. I due banchi basali - detti “sottobanchi” (I e II della successione) - affiorano solo in pochissimi punti della Vena del Gesso e, tra questi, l’area del Monticino. I successivi quattro banchi (III, IV, V e VI) sono i più potenti dell’intera pila sedimentaria e raggiungono complessivamente lo spessore di un centinaio di metri: insieme ai “sottobanchi” vengono indicati complessivamente col termine di “cicli maggiori” (o “banchi inferiori”). Questi sono seguiti da un “pacco” di una decina di banchi meno spessi (da 4 a 10 m) definiti “cicli minori ” (o “banchi superiori”). Ricordiamo che mentre nell’ex cava del Monticino la F.ne Gessoso-solfifera affiora soltanto con i primi 6/7 banchi gessosi, gli adiacenti gessi “della Rocca” sono costituiti da un certo numero di “cicli minori”.

Sopra: ciclo deposizionale evaporitico come riconosciuto per i gessi emiliano-romagnoli. (da G.B. Vai & F. Ricci Lucchi)
   

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1, 2, 3  - La base del secondo banco presenta spesso protuberanze ("mammelloni") determinate da "cespugli" di grossi cristalli di gesso geminati con gli apici convergenti in basso, affondati nelle sottostanti argille di interstrato. (foto e disegno interpretativo M Sami) 

4 - Versante meridionale dei gessi di Monte Mauro - Monte della Volpe.

5 - Negli strati di gesso selenitico i geminati a "coda di rondine" hano sempre l'apice rivolto verso il baso. (foto M. Sami)

    

PANORAMICHE INTERATTIVE

     

Il "punto di osservazione 12".
La valle cieca del rio Stella ed il versante meridionale dei gessi di Monte Mauro - Monte della Volpe.
   
  
  
   
 

 

Speleo GAM Mezzano (RA)