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Oltre
alla più conosciuta Tana della Volpe, nei Gessi del Monticino
erano presenti altre piccole cavità cancellate nel corso
degli anni dall’attività estrattiva. Forse collegata ad una
di queste, la grotticella è stata intercettata
dall’avanzamento del fronte di cava (come suggeritoci dai
numerosi solchi verticali) e per questo motivo ne possiamo
osservare uno spaccato “dal vero”. Si tratta di una
modesta cavità
“fossile”, ovvero inattiva, nella quale le acque
carsiche non scorrono più da tempo. Il suo “soffitto”
mostra alcune particolari forme di erosione / dissoluzione, i
cosiddetti “pendenti”,
diffuse in molte delle grotte gessose locali (come per es.
la Tanaccia
) e determinate da
fenomeni di erosione
anti-gravitativa. |
E’
questo un meccanismo innescato da una particolare condizione
di scorrimento delle acque grazie alla quale l’erosione può
svilupparsi sul “soffitto” della cavità invece che sul
“pavimento”, incidendo il gesso dal basso verso l’alto.
Ciò dipende dal fatto che l’acqua, quando scorre molto
lentamente, tende a depositare le fini particelle di argilla e
limo trasportate in sospensione proteggendo così il pavimento
della grotta da ogni ulteriore corrosione: a seguito del
progressivo accumulo di sedimenti, il torrente sotterraneo può
trovarsi a scorrere contro il “soffitto” della grotta ed
eroderlo “al contrario” (erosione anti-gravitativa)
creando dei “canali
di volta”. Nel caso la corrente, a causa della bassa
energia, divaghi scavando più “canali” di modeste
dimensioni questi, intersecandosi, possono isolare delle
porzioni gessose denominate pendenti
“pseudo-stalattitici” in quanto simili, ma solo per la
forma esterna, a tozze stalattiti. |
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| A,
B, C - Schema illustrante le fasi di formazione dei pendenti.
Nelle grotte l'abbondante sedimentazione (colore marrone)
spinge il flusso d'acqua ad agire contro il gesso (colore
rosa) del "soffitto", dove vengono scavate forme
anti-gravitative come i pendenti. (modificato da MA. Cazzoli,
1995) |
| D,
E - Immagini dell'interno della piccola grotticella
"segata a metà" dall'attività estrattiva: da
notare (D) le morfologie carsiche di tipo anti-gravitativo
(pendenti) sviluppate nella volta della cavità. (foto F.
Liverani) |
| F
- Pendenti "pseudo-stalattitici" della grotta
Tanaccia di Brisighella. (foto G.S.F.) |
Cristalli
scintillanti ma delicati
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a - Cristallo singolo
di gesso con abito tabulare o pinacoide; cristalli
di gesso geminati per contatto: b - a "coda di
rondine"; c - a "ferro di lancia"; d
- geminato a ferro di lancia con facce curve. (da
Dalrio G., 1980) |
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I sali minerali
disciolti nelle acque circolanti all'interno delle cavità possono
dare luogo a depositi chimici che, nella Vena
del Gesso, sono composti principalmente da calcite e da gesso.
Nelle grotte gessose la genesi di concrezioni
calcitiche (stalattiti, colate, vaschette, ecc.) risulta
controllata dall'anidride carbonica disciolta nelle acque di
infiltrazione. Il meccanismo che regola la formazione delle concrezioni
di gesso risulta più semplice: esso infatti dipende
dall’acqua di grotta che, satura in solfato di calcio, può
evaporare diventandone sovrasatura e procedere perciò alla sua
deposizione sotto forma di infiorescenze
di gesso, che si verifica solitamente lungo le pareti rocciose.
I numerosissimi cristalli
isolati di gesso rinvenuti in questa piccola cavità
erano invece contenuti
all’interno del riempimento
limoso-sabbioso della stessa. Più o meno trasparenti e dalla colorazione
lievemente giallognola, presentano
una notevole varietà di forme che vanno dai grandi geminati “a
ferro di lancia” agli aggregati di prismatici geminati “a coda
di rondine” fino ai
piccoli prismatici pseudoesagonali o lenticolari. Tutti
questi differenti tipi di cristalli gessosi, di neoformazione, si
sono accresciuti entro depositi limosi di grotte o fratture
interessate dal lento fluire - per capillarità - di acque ricche di
solfato di calcio: queste, evaporando lentamente, hanno creato per
precipitazione chimica delle forme cristalline talora assai
complesse.
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