LA VENA DEL GESSO ROMAGNOLA

Il Parco

Parco Regionale "Vena del Gesso romagnola" - Sistema museale della Provincia di Ravenna

 
14 - STRATI "SCOPERCHIATI" E PESCI FOSSILI...
    

Questo ampio piano inclinato non è altro che una superficie di strato riesumata dall’attività estrattiva dei primi anni ’70 del Novecento, ovvero il “tetto” del 2° banco gessoso nel quale si evidenzia la facies 6 del “ciclo sedimentario evaporitico” di Vai e Ricci Lucchi (1977). I grandi cristalli di gesso “sdraiati”, corrosi e spezzati, impastati caoticamente in una matrice argilloso-calcarea, vengono interpretati come un deposito continentale prodotto da grosse colate indotte da forti precipitazioni in un ambiente prevalentemente desertico. 

     

Pesci fossili dagli interstrati
In quest’area il sottile interstrato di argilla bituminosa separante il 2° dal 3° banco gessoso ha restituito numerosi resti fossili di pesci, o ittioliti (letteralmente “pesci di pietra”). Complessivamente l’associazione (o ittiofauna) risulta povera di specie e composta da forme francamente marine come “sardine” (Sarda sp.) e “sugarelli” (Trachurus sp.) accompagnate da altre che invece ben si adattavano alle variazioni di salinità delle acque (forme eurialine) quali “paganelli” (Gobius sp.) e Clupeidi: è probabile che l’antico ambiente consistesse in una laguna costiera comunicante col mare. Nell’ittiofauna del Monticino spicca l’assenza della caratteristica specie eurialina Aphanius crassicaudus (simile all’attuale “nono” delle Valli di Comacchio), che invece domina le associazioni “evaporitiche” rinvenute tra i banchi gessosi superiori come per es. nell’adiacente Colle della Rocca. Il reperto più significativo è comunque la “tilapia” Oreochromys lorenzoi, appartenente ad una famiglia di pesci - i Ciclidi - presente soprattutto nelle acque dolci della fascia intertropicale che dall’India attraverso l’Africa giunge al Sud America. Ben più rari rispetto ai fossili di pesci sono i resti di “tartarughe”, uccelli o insetti; per quanto riguarda gli avanzi vegetali si segnalano frammenti lignitizzati ed alcune foglie fossili di Oreodaphne, una Lauracea confrontabile con l’albero della cannella (genere Cinnamomum) presente attualmente nel Sud-Est asiatico. Rileviamo infine, per le argille di interstrato, la significativa mancanza di fossili di molluschi od altri organismi bentonici (cioè viventi al disopra o dentro al substrato) associata all’odore di bitume emanato alla frattura, caratteristiche che ci fanno pensare ad un antico fondale marino “ristretto”, poco profondo e scarsamente ossigenato

Gesso & zolfo 
Lungo il sentiero la roccia gessosa è talora punteggiata da macchie o chiazze di colore giallo pallido: si tratta di zolfo puro, la cui presenza sembra legata all’attività biologica di batteri solfato-riduttori che di fatto hanno “liberato” lo zolfo contenuto nel gesso sotto forma di solfato di calcio. Infatti questi microrganismi, in presenza di un ambiente privo di ossigeno (sono anaerobi) e ricco di sostanza organica e/o idrocarburi come quello fornito dagli adiacenti interstrati argillosi o dalle sottostanti peliti pre-evaporitiche, ricavano l’energia necessaria alla loro vita mediante un processo di respirazione anaerobica grazie al quale i solfati come il gesso (solfato di calcio bi-idrato) vengono per l’appunto ridotti a zolfo. 

Il tetto del secondo banco gessoso mostra la facies 6 (colate di detrito gessoso) del ciclo sedimentario evaporitico.

    

Area di distribuzione attuale della famiglia "tropicale" dei ciclidi.

   

Colonna litostratigrafica della F.ne Gessoso-solfifera con relativa posizione delle associazioni fossilifere rinvenute negli interstrati pelitici affioranti a Brisighella. (modificato da W. Landini e L. Sorbini, 1989)  

a - Aphanius crassicaudus; b - larve di libellula; c - uccelli; d - "tartarughe"; e - Sarda sp.; f - Oreochromys sp.; g - Gobius sp.; h - Trachurus sp.; i - Clupeiadae.

   
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a - Aphanius crassicaudus, rinvenuto nei pressi della Rocca di Brisighella. (foto F. Liverani)
b - Un Aphanius attuale, il "non" delle valli di Comacchio. (foto F. Liverani)
c - Fossile di Ciclide Oreochromys lorenzoi, specie nuova per la scienza. (foto F. Liverani)
d - Un Oreochromys africano dei nostri giorni, la tilapia del Nilo.
 
a b c d
   

a, b - Cranio e mandibola di "tartaruga" preistorica, un reperto rarissimo nel panorama del Miocene italiano. (foto f. Liverani, disegno interpretativo M. Sami)

c - Gesso selenitico con incrostazioni di zolfo puro nella cava Monticino. (foto M. Sami)
d - Piccolo geode calcitico in matrice calcarea con cristallo di zolfo - cava Monticino (foto F. Liverani)
    

PANORAMICHE INTERATTIVE

Il "punto di osservazione 14"
   
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Speleo GAM Mezzano (RA)