LA VENA DEL GESSO ROMAGNOLA

Il Parco

Parco Regionale "Vena del Gesso romagnola" - Sistema museale della Provincia di Ravenna

 
 15 - IL "LETTO" DELLA VENA : LA SEZIONE LI MONTI
 

Questo punto è uno dei migliori dell’intera Vena del Gesso per osservare il “letto” sul quale “si adagia” la Gessoso-solfifera, ovvero la sua base e quello che c’è immediatamente al disotto, le cosiddette peliti eusiniche.

   

Peliti eusiniche 
Storicamente denominate F.ne “ghioli di letto”, si sovrappongono ai termini più recenti della F.ne Marnoso-arenacea. Queste peliti, ovvero rocce argillose e siltose, vengono definite anche “pre-evaporitiche” per essersi depositate prima delle evaporiti (gessi) soprastanti e risultano costituite da una tipica alternanza di straterelli argillosi “chiari” e “scuri”. Ai primi, massivi, di color grigio chiaro e con abbondanti resti di organismi bentonici (cioè che vivevano sul fondo) se ne intercalano altri fittamente stratificati (laminati) e grigio scuri che, se “aperti”, emanano odore di bitume: l’aggettivo “eusiniche” dato a queste rocce indica che sono ritenute simili ai fanghi scuri e ricchi di sostanza organica che si depositano attualmente sui fondali profondi e stagnanti del Mar Nero, per gli antichi Pontus Euxinus.

   

Schema della sezione Li Monti. Gli strati gessosi qui affioranti sono banchi basali, ovvero il 1° e il 2° ciclo evaporitico, deformati in seguito a spinte tettoniche. 

Il contenuto fossilifero delle peliti “scure” comprende pochi molluschi e numerosissimi otoliti, placchette calcaree presenti nell’orecchio interno dei pesci. I più rappresentati sono i Mictofidi, detti “pesci lanterna” per essere dotati di particolari organi luminosi (fotofori) che li fanno assomigliare a vere e proprie “lucciole” degli abissi marini. Al tetto di queste peliti le argille “chiare” vengono sostituite da 5-6 livelletti calcarei o cicli carbonatici “stromatolitici” - inglobanti cioè “tappeti algali” – che caratterizzano il cosiddetto “calcare di base”: la loro presenza indica il passaggio alla soprastante Formazione Gessoso-solfifera. Se gli strati “chiari” corrispondono ad antichi fondali marini ossigenati e quindi ricchi di vita, quelli “scuri” indicano fondi asfittici, cioè privi di ossigeno: questi episodi ciclici di ossidazione e riduzione della materia organica suggeriscono la progressiva diminuzione della circolazione delle acque del Mediterraneo di allora che avrebbe portato alla “crisi di salinità” messiniana. La loro datazione numerica, compresa tra circa 8 e 6 milioni di anni fa (Tortoniano superiore - Messiniano inferiore), è stata resa possibile anche analizzando alcuni esilissimi orizzonti di “ceneri” eruttate da antichi vulcani scomparsi dell’area tirrenica toscana. L’analisi geologica e paleontologica permettono di ipotizzare, come ambiente di deposizione delle peliti pre-evaporitiche, un fondale marino profondo alcune centinaia di metri (scarpata continentale).

  

Schema illustrante gli episodi ciclici di ossidazione e riduzione della materia organica documentati nelle peliti eusiniche.
a) e c): fondali ossigenati, peliti "chiare"; b) fondali asfittici, peliti "scure". (disegno M. Sami)

Le “rose” di gesso
Mentre i cristalli di gesso raccolti nei riempimenti di cavità o fratture sono multiformi e spesso giallognoli (vedi punto d’interesse n. 13), quelli inglobati nelle “peliti pre-evaporitiche” si presentano quasi sempre aggregati a forma di “rosa” - anche di dimensioni pluridecimetriche – e di colore grigiastro per le inclusioni argillose. La somiglianza tra queste “rose di gesso”, un intreccio di cristalli prismatici schiacciati (lenticolari) e di prismi geminati a ferro di lancia, e le più famose “rose del deserto” nordafricane, conosciute da tutti gli appassionati di minerali, non è un caso: pure le seconde infatti sono aggregati di lenticolari gessosi, ma di colore rosato per la fine sabbia del deserto inglobata durante la crescita! In entrambi i casi la genesi è stata determinata dalla lenta evaporazione di acque, soprasature in solfato di calcio, che si muovevano per capillarità all’interno dei sedimenti.

 
a b c d e f
a - Lamellibranco del genere Anadara. (foto F. Liverani)
b - Il gasteropode Aporrhais serresiana, un "piede di pellicano" di mare profondo. (foto F. Liverani)
c - Il "riccio di mare" Schizaster sp., un tipico organismo scavatore presente nelle peliti eusiniche "chiare".
d - Cristalli esagonali di biotite dai livelletti di ceneri vulcaniche all'interno delle peliti eusiniche. (foto P. Ferrieri)
e - Un "pesce lanterna" attuale dell'Oceano Atlantico, con il corpo punteggiato da organuli luminosi, i fotofori.
f - "Rosa di gesso" costituita da un intreccio di cristalli lenticolari e geminati a ferro di lancia. (foto F. Liverani)
    

PANORAMICHE INTERATTIVE

Il "punto di osservazione 15"

   
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