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Parco Regionale "Vena
del Gesso romagnola" - Sistema museale della Provincia di Ravenna
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17 - PIANTE SUL GESSO, PIANTE
SULL'ARGILLA
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La copertura vegetale di questa zona è assai
diversificata, anche e soprattutto perché riguarda due differenti substrati
geologici: le argille e i gessi. Sulle prime, nel settore settentrionale del
parco museo ed in particolare nella valle cieca della Tana della Volpe, troviamo
formazioni erbacee a graminacee e leguminose (fra queste ultime la sulla,
ben riconoscibile per le foglie carnosette e la spettacolare fioritura tardo
primaverile color carminio). Negli ultimi due decenni alle erbe si sono aggiunti
arbusti pionieri (prugnolo, biancospino, ginestra odorosa,
rosa canina, tamerice,
sanguinella e olmo campestre
a portamento cespuglioso), la cui azione colonizzatrice prelude, attraverso
tappe graduali, ad un futuro ritorno del bosco. |
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Sui gessi troviamo
sostanzialmente due tipi di vegetazione: sul crinale di Ca’ Marana
e fra le relative doline una boscaglia a prevalenza di roverella (con pino domestico da antico impianto artificiale) che
nel versante nord sfuma in tipologie più fresche, con carpino nero ed orniello
fino a qualche superstite castagno;
sulle rocce più ripide del versante sud, invece, una “gariga”,
cioè un arbusteto basso e discontinuo con elementi mediterranei,
fra i quali elicriso, asparago pungente ed alaterno.
Quest’ultimo (Rhamnus alaternus), riconoscibile per le
foglie sempreverdi a disposizione alternata sul ramo, fa parte della
flora protetta dalla Legge Regionale n.2/’77: benché sia una
specie poco comune, la sua frequenza – crescente man mano che ci
si avvicina a Brisighella – fa pensare ad un’origine
subspontanea, da vecchie coltivazioni (per siepi e roccoli oltre che
come elemento decorativo nei giardini ottocenteschi) e da successiva
diffusione naturale per semi, non a caso molto appetiti da vari
uccelli. La stessa “nuda” roccia gessosa viene colonizzata da
organismi particolari come i licheni
o da piccole piante pioniere quali le “succulente” o
“grasse” borracine
del genere Sedum, che
presentano adattamenti morfologici e/o fisiologici al microclima
arido come la stessa capacità di immagazzinare acqua nei tessuti
carnosi. Tra le specie erbacee a fioritura vistosa osservabili
nell’area del Monticino, oltre al raro lilioasfodelo
maggiore (Anthericum liliago) a tepali bianchi si
segnalano diverse piante tutelate dalla L.R. n. 2/’77 come i tulipani
subspontanei (Tulipa praecox e T. clusiana,
localizzati nel versante meridionale del colle su cui sorge il
santuario), il garofanino Dianthus
caryophyllus ed alcune orchidee
selvatiche: dalle non comuni Serapias vomeracea (in
un’unica stazione, assai alterata, per cui è presumibile che la
specie sia scomparsa) ed Ophrys fusca, entrambe su substrato
argilloso, alla precoce Ophrys sphegodes, alla bellissima O.
apifera fino alle più frequenti Orchis morio e O.
purpurea. All’intervento dell’uomo, infine, si deve la
presenza di piante “alloctone” (cioè esotiche) come le conifere
sempreverdi addossate al colle del santuario (cipresso, pino nero,
abete rosso, ecc.) o la nord-americana robinia, dalla vistosa e
profumata fioritura, popolarmente conosciuta con il nome improprio
di acacia e diffusa in alcuni dei settori più degradati
dell’area.
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In alto: L'inconfondibile fioritura
tardo primaverile della ginestra odorosa. (foto M. Sami)
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Al centro: La sulla, una tipica
leguminosa dei suoli argillosi, qui nella valle cieca della Tana
della Volpe. (foto M. Sami)
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In basso: Le borracine sono piccole
piante "grasse" in grado di colonizzare perfino le
"nude" superfici di gesso selenitico. (foto M. Sami)
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a - Nel versante meridionale del colle
del Santuario del Monticino fioriscono, agli inizi di aprile,
centinaia di tulipani subspontanei. (foto M.
Sami)
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Tutte le orchidee selvatiche sono
protette dalla L.R. n.2/77: (b) la piccola e rara Ophys
fusca e (c) la vistosa ma abbastanza comune Orchis
purpurea. (foto P. Liverani)
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d - Il non comune lilioasfodelo
maggiore. presente nei pratelli aridi della dorsale gessosa della
"Marana". (foto M.
Sami)
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