LA VENA DEL GESSO ROMAGNOLA

Il Parco

Parco Regionale "Vena del Gesso romagnola" - Sistema museale della Provincia di Ravenna

   

18 - IL GESSO E L'UOMO 

  

Questa ampia nicchia è la traccia di un antico “fornello”, sorta di fornace rudimentale addossata alla parete rocciosa utilizzata per cuocere artigianalmente il gesso. 

L’estrazione attraverso i secoli
In questo settore della Vena del Gesso l’attività estrattiva della pietra gessosa è iniziata perlomeno dal tardo Medioevo: lo provano, tra l’altro, il toponimo villa Gypsi, attestato sino al XIV secolo al posto dell’attuale Brisighella. Con l’età contemporanea l’area attorno a Brisighella si trasforma in un vero e proprio distretto minerario: le cave a ridosso del paese, tutte a “a cielo aperto” ed a conduzione artigianale, si moltiplicano per arrivare ad una decina tanto che, con decreto prefettizio del 1926, vengono chiuse quelle più pericolose per la stabilità degli stessi “tre colli”.
 

Perchè il gesso viene cavato?
Il gesso selenitico è stato estratto fin dall’antichità sia come pietra da costruzione, sia per la produzione di gesso scagliola o “da presa”. A partire dal Novecento inizia il suo utilizzo anche come fertilizzante e infine per la produzione di pannelli in cartongesso. Nel caso della scagliola la roccia gessosa, estratta dai cavatori - detti “gessaroli” - veniva prima cotta e poi frantumata dai “fornaciai” con bastoni oppure con una macina (“grola”) sospinta da un asino; nelle fornaci più rudimentali, dette “fornelli”, i blocchi estratti venivano ammucchiati contro la parete di gesso (se ne vedono qua e là le tracce sotto forma di nicchie nella roccia) e cotti utilizzando legna di scarsa qualità come fascine di ginestre o sterpi. Tradizionalmente la polvere di gesso cotto veniva infine insaccata e trasportata a dorso di mulo dai “birocciai”, molti dei quali alloggiavano nella caratteristica Via del Borgo a Brisighella, nota per questo anche come “Via degli Asini”!
   

La cava del Monticino
Nella dorsale gessosa ad ovest del colle del Monticino venne aperta una cava dalla “Società per la lavorazione del gesso, scagliola e materie affini” dei brisighellesi Liverzani, Diletti e Silvestrini. 

Per facilitare e velocizzare il trasporto del minerale gessoso all’impianto detto “il mulinone”, situato giù in paese lungo la statale di fondovalle n.302, si installò fin dai primi anni di esercizio una pratica teleferica a contrappeso, raffigurata anche in un calendario pubblicitario illustrato dal celebre litografo brisighellese Giuseppe Ugonia nel 1911. I piloni “relitti” di tale impianto (in origine erano sette) possono essere considerati una vera e propria testimonianza di archeologia industriale: dei tre ancora esistenti il più vicino al parco museo è tuttora visibile davanti a Ca’ Monti, appena a valle (a sud) del colle del Monticino e dei ruderi del “capanno di cava”. La proprietà della cava passò successivamente alla società Bracchini e C. alla quale, nel 1939, subentrò la Società Gessi del Lago d’Iseo che ne rimase proprietaria fino alla chiusura della stessa, avvenuta alla fine degli anni ’80 del Novecento, in concomitanza con l’affermazione del concetto di “polo estrattivo unico” per la Vena del Gesso individuato a Borgo Rivola, nella vicina valle del Senio. 

    
   

Manifesto pubblicitario del 1911 illustrato da G. Ugonia: Da notare nella parte alta del versante la teleferica per il trasporto del gesso.

   
a b c d e f

a - A Brisighella, nella medioevale "Via degli Asini" che si affaccia con le sue arcate sulla sottostante piazza Marconi, si trovavano le stalle dei muli per il trasporto del gesso cotto. (foto A. Cantoni)

b - Nella ottocentesca fornace Malpezzi, a ridosso della Rocca, si trovano ancora i vecchi macchinari per la macinazione del gesso acquistati dalla ditta "V Burgo" di Milano nel 1926. (foto S. Piastra)

c - Casa "La Vigna" che sorgeva sul costone gessoso demolito col progredire della cava del Monticino (foto C. Cavina)

d - Vagoncino da miniera utilizzato nelle cave di gesso locali attorno alla metà degli anni '30 del Novecento. (foto F. Liverani)

e - Due dei tre tralicci ancora esistenti della teleferica sono visibili presso ca' Monti, appena a valle del parco museo (foto S. Piastra)

f - L'immagine scattata nella cava Monticino negli anni '80, evidenzia la precarietà dele condizioni di lavoro dei cavatori. (foto  M. Sami)

  

PANORAMICHE INTERATTIVE

      

Il "punto di osservazione 18".
La "nicchia" vista dall'interno.

La "Via degli Asini" a Brisighella.
La fornace Malpezzi nei pressi della Rocca di Brisighella.

 
Traliccio della vecchia teleferica della cava Monticino.
   
   

Pannello originale

  
  
  
   
 

 

Speleo GAM Mezzano (RA)