LA VENA DEL GESSO ROMAGNOLA

Il Parco

Parco Regionale "Vena del Gesso romagnola" - Sistema museale della Provincia di Ravenna

  

2 - LE ROCCE DEL PARCO MUSEO 

L'Appennino Romagnolo, costituito da rocce sedimentarie di prevalente origine marina, è parte di una catena montuosa relativamente “giovane” che si è formata ed innalzata negli ultimi 15 milioni di anni tra la fine del Terziario e l’inizio del Quaternario. Nell’area del Monticino, malgrado l’estensione limitata, affiorano le principali unità rocciose presenti nella Romagna occidentale. 

   

Il parco museo visto da ovest, lungo il sentiero CAI 511. (foto G. Minardi)

   

Sezione geologica della cava del Monticino. (da S. Marabini & G.B. Vai, 1989)

Carta geologica del parco museo e delle aree limitrofe (dati geologici: G.B. Vai e Servizio Geologico, Sismico e dei Suoli, Regione Emilia Romagna - elaborazione cartografica: M. Gualdrini, GEOgrafica) 

  

Formazione Marnoso-arenacea (FMA)  

Il substrato geologico - ovvero l’ossatura - di gran parte del “nostro” Appennino è costituita principalmente da un’enorme pila di strati arenacei (areniti, cioè sabbie “pietrificate”) e marnosi (marne, fanghi argillosi consolidati in calcare), dello spessore massimo di oltre 3 chilometri. La FMA deve la sua origine alla sovrapposizione di migliaia di particolari “frane” sottomarine, le correnti di torbida, che si staccavano periodicamente dalle aree costiere che bordavano la catena alpina, allora tutta già emersa, scivolando fino ai tranquilli fondali marini romagnoli del Miocene medio-superiore (tra 15 e 8 milioni di anni fa).  

La differente resistenza all'erosione degli strati arenacei e marnosi, ben apprezzabile lungo il crinale di Lozzole, nell'alta valle del Senio. (foto M. Sami)

   

Peliti eusiniche (Formazione “ghioli di letto”)

Sovrapposte ai termini più recenti della FMA, queste peliti (rocce argillose) vengono definite eusiniche in quanto simili ai fanghi scuri e ricchi di sostanza organica che si depositano attualmente sui fondali profondi e stagnanti del Mar Nero, per gli antichi Pontus Euxinus. Risultano costituite da una tipica alternanza di straterelli argillosi chiari e scuri: i primi massivi, color grigio chiaro e con abbondanti resti di organismi bentonici (di fondale), i secondi laminati (fittamente stratificati), grigio scuri e bituminosi, suggeriscono episodi ciclici di ossidazione e riduzione della materia organica. Tale carattere sembra legato alla progressiva diminuzione della circolazione delle acque del Mediterraneo di allora, sfociata poi nell’evaporazione delle stesse e nell’ingente precipitazione di depositi salini, da cui deriva l’altra definizione di peliti “pre-evaporitiche”.   

Peliti eusiniche nella media vallata del torrente Marzeno: alla base della scarpata affiora la porzione più recente della Marnoso-aranacea. (foto M. Sami) 

   

Formazione Gessoso-solfifera (FGS)

A partire da circa 6 milioni di anni fa (all’interno dell’intervallo di tempo geologico detto Messiniano) il Mediterraneo di allora rimase isolato dall’Oceano Atlantico, disseccandosi ripetutamente e dando luogo alla precipitazione di ingenti depositi evaporitici per quasi 400 mila anni. Tale immane catastrofe ecologica, definita “crisi di salinità messiniana”, ha lasciato nella Romagna occidentale un’importante “traccia” rappresentata dalla Vena del Gesso, costituita da 15-16 grossi strati (banchi) gessosi alternati a più sottili interstrati di argille bituminose per uno spessore complessivo di circa 150 metri.  

Bancone selenitico, a grossi cristalli geminati, nei gessi di Monte Mauro. (foto M. Sami) 

   

Formazione a Colombacci (FCOL)  

Ai sedimenti che tra 5,6 e 5,3 milioni di anni fa (Mnome - piuttosto curioso – che indica gli eterogenei depositi essiniano finale) si depositarono sulle evaporiti nome - piuttosto curioso – che indica gli eterogenei depositi viene affibbiato questo insolito nome per il colore “grigio tortora” dei calcari di origine chimica che talora inglobano. Dal punto di vista paleoambientale la FCOL indica una serie di ambienti continentali e di transizione in cui oscillazioni climatiche e/o tettoniche determinavano l’evoluzione da condizioni di “lago-mare” salmastro a situazioni marginali di delta-conoide fluviale fino a condizioni di lago e palude alcalina.      

Spesso strato conglomeratico (ghiaia "pietrificata") affiorante vicino alla località dei Crivellari, presso Borgo Rivola. (foto M. Sami) 

  

Formazione Argille Azzurre (FAA)  

Circa 5.3 milioni di anni fa (all’inizio del cosiddetto Pliocene) la riapertura del collegamento tra Mediterraneo e Oceano Atlantico, separati per quasi 700 mila anni, segnò la fine della “crisi di salinità messiniana”: il bacino mediterraneo, ricolmato da acque atlantiche a salinità normale e ripopolato da organismi marini, si trasformò in un ampio golfo delimitato a nord dalle Alpi e a sud-ovest dai primi settori di catena appenninica già emersi. I sedimenti della FAA documentano perciò l’antico fondale fangoso che, per oltre 4 milioni di anni (da 5,3 a poco meno di un milione di anni fa), occupò gran parte del cosiddetto “Golfo padano”

Caratteristici calanchi formati da Argille Azzurre "scolpite" dagli agenti atmosferici, in località Rio Samba, presso Brisighella. (foto M. Sami) 

  
  
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Speleo GAM Mezzano (RA)