LA VENA DEL GESSO ROMAGNOLA

Il Parco

Parco Regionale "Vena del Gesso romagnola" - Sistema museale della Provincia di Ravenna

  

3 - IL GESSO E LA VENA DEL GESSO

  
   

Variamente lavorato, il gesso trova spazio in diversi momenti della nostra vita quotidiana: basti pensare ai gessetti per lavagna, agli intonaci, ai controsoffitti e, perché no, alle “ingessature”! Non tutti sanno però che questo strano minerale, tenero e luccicante, dà luogo a sporadici affioramenti rocciosi sparsi nell’area mediterranea (Italia, Spagna, Albania, ecc.), in Russia e in Nord America. In Italia, in particolare, di gesso se ne trova un po’ lungo tutto l’arco appenninico, dal Piemonte alla Sicilia, ma soltanto in Romagna assume l’imponente aspetto di una dorsale montuosa, la cosiddetta Vena del Gesso romagnola (VdG.). Lunga circa venti chilometri e larga in media appena uno, essa corre parallela alla catena appenninica tra le vallate del Sillaro e quella del Lamone, raggiungendo la massima elevazione (m 515 s.l.m.) con la cima di Monte Mauro. Tutelata con la recente istituzione a Parco Regionale, oltre alle peculiarità geologiche, naturalistiche e storiche, la VdG caratterizza profondamente il paesaggio del basso Appennino della Romagna occidentale. 

   
  
  

Sopra: splendida visione aerea della Vena del Gesso romagnola tra Santerno e Senio. (foto Archivio G.S.F.) 

Sotto: carta geologica schematica del pedeappennino della Romagna Occidentale (Servizio Geologico Regione Emilia Romagna)

    

Cos’è il gesso?

Tutti i minerali possiedono, in genere, una struttura cristallina regolare e una composizione chimica definita che ne determinano le proprietà fisico-chimiche. Nel gesso, che chimicamente è un solfato di calcio bi-idrato (CaSO4.2H2O), la disposizione “a strati” delle molecole d’acqua spiega la relativa facilità con cui esse possono venire - almeno parzialmente - perdute per riscaldamento, nonché la facilissima e perfetta sfaldatura piano-parallela. Un’altra caratteristica di questo minerale è la scarsa durezza (valore 2 nella cosiddetta “scala di Mohs”), per cui è possibile inciderlo facilmente addirittura con l’unghia (di “durezza” 2,5 circa)! Dotato di lucentezza vitrea e perfettamente incolore se puro, il gesso si presenta solitamente sotto forma di cristalli tipicamente geminati a “coda di rondine” o a “ferro di lancia”, oppure variamente prismatici. Nella Vena del Gesso oltre al gesso macrocristallino, detto selenitico o selenite, che costituisce la maggior parte delle banconate gessose, vi sono altre varietà meno comuni quali la sericolite, caratterizzata da aggregati di fibre parallele e allungate con lucentezza “sericea”, e l’alabastro gessoso, microcristallino. 

   
   

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1 - Schema della struttura interna del cristallo di gesso (modificato da G. Carobbi, 1971)

2 - La sfaldabilità del gesso viene ricordata anche nell'opera "Bermannus" edita nel 1530: l'Agricola cita Plinio ricordando che"...la pietra speculare di sua natura con grande facilità si apre e fende in sottilissime cruste..." (foto M. Sami)

3 - Il gesso è un minerale tanto tenero da potersi incidere con l'unghia. (foto M. Sami)

4 - a) cristallo singolo di gesso con abito tabulare, o pinacoide; cristalli di gesso geminati, per contatto: b) a "coda di rondine" e c) a "ferro di lancia"; d) geminato a "ferro di lancia" con facce curve. (da Dalrio G., 1980)  

5 - Cristallo prismatico, alto 8 cm, Cava del Monticino. (foto F. Liverani) 

  

Qual è l’origine della Vena del Gesso?

     

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Il gesso è un sale minerale presente normalmente nell’acqua di mare: facendone evaporare un secchio la crosta chiara che precipita sul fondo è costituita da vari sali minerali, tra i quali anche il gesso. Facciamo ora un enorme salto all’indietro nel tempo: circa 6 milioni di anni fa (nel cosiddetto Messiniano) tutta l’area mediterranea venne interessata da una profonda crisi idrologica causata da una serie di eventi concomitanti, quali la parziale collisione tra Africa ed Europa e l’abbassamento globale del livello marino indotto dall’espansione della Calotta Glaciale Antartica. L’interruzione del collegamento Mediterraneo-Atlantico, col mancato “rabbocco” da parte delle acque oceaniche unito ad un clima generalmente più secco e ventilato del precedente e dell’attuale, determinò un’immane catastrofe ambientale definita “crisi di salinità messiniana”. Ripetuti episodi di evaporazione delle acque mediterranee portarono alla precipitazione di enormi quantitativi di sali minerali, depositi che sono stati rinvenuti sul fondo di tutti i vari mari del Mediterraneo e che possiamo riconoscere, per esempio, proprio negli spessi strati gessosi della Vena del Gesso.

  
   
   
 
  
  
      

1 - Ricostruzione paleogeografica dell'Italia centro settentrionale. (modificata da G.B. Vai, 1988)

2 - Schema dello scambio idrico tra le acque dell'Oceano Atlantico e del Mar Mediterraneo alla fine del Miocene. (da "Riserva Naturale Orientata di Onferno", Giunti ed. 1997)

3 - Un ambiente evaporitico attuale, le saline di Cervia... (foto F. Liverani)

4 - ... e uno di sei milioni di anni fa, i Gessi del Monticino di Brisighella. (foto M. Sami)

   
  
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Speleo GAM Mezzano (RA)