LA VENA DEL GESSO ROMAGNOLA

Il Parco

Parco Regionale "Vena del Gesso romagnola" - Sistema museale della Provincia di Ravenna

  

4 - FOSSILI: IL MONTICINO NEL PASSATO GEOLOGICO

  

Come gli indizi per un detective, l’analisi dei resti fossilizzati di organismi contenuti nelle rocce permette al paleontologo di comprendere cos’è successo nel passato. I reperti fossili qui trovati fanno della cava del Monticino uno dei siti più importanti d’Europa per ricostruire quello che è avvenuto tra circa 7.5 e 4.5 milioni di anni fa, un intervallo geologico di estrema importanza per l’evoluzione dell’intera area mediterranea. 

 

    
A sinistra: la colonna stratigrafica schematizza la sedimentazione delle rocce avvenuta in circa 3 milioni di anni, tra la fine del Miocene (Tortoniano-Messiniano) e l'inizio del Pliocene.
  
      
        
  Formazione Argille Azzurre    

Assai ricche di microfossili, le argille marine che a partire da 5,3 milioni di anni fa ricoprirono i sottostanti depositi continentali della FCOL conservano anche diverse tracce degli organismi - coralli isolati, brachiopodi, echinodermi, crostacei ma soprattutto molluschi - che vivevano nei fondali fangosi di questo antico mare “padano”. Particolarmente rari, ma nello stesso tempo significativi, i ritrovamenti di vertebrati marini: tra questi segnaliamo, ad esempio, una specie dei fondali profondi come il “pesce sorcio” (genere Trachyrincus), oppure un grosso cetaceo pelagico come la “balenottera” (genere Balaenoptera), quest’ultima documentata da una bulla timpanica (osso dell’orecchio) fossilizzata. 

        
 

Fossili rinvenuti nelle Argille Azzurre del Monticino.(foto F. Liverani, disegno M. Sami)

 
 

a - Un tipico pettinide di fondali fangosi, Korobkovia oblonga

 
 

b - Piccoli coralli isolati (diam.< 8 mm) di acque profonde, parzialmente piritizzati.

 
 

c - Bulla timpanica di "balenottera".

 
 

d - Balenottera.

 
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Formazione a Colombacci (FCOL)

I fossili più comuni sono rappresentati da molluschi di ambiente salmastro e/o di acque dolci tra i quali abbondano i Limnocardini, originari dei grandi laghi salmastri estesi nell’area egea e nell’Europa orientale durante il Miocene superiore (Paratetide). Ma i reperti di gran lunga più importanti del Monticino sono rappresentati dall’eccezionale paleofauna a vertebrati terrestri rinvenuta nei riempimenti di antiche fratture carsificate messe in luce dai lavori di cava tra il 1985 ed il 1991. La fauna, ricca di quasi sessanta specie fra le quali rinoceronti, iene, scimmie, mastodonti, coccodrilli, varani, testuggini, boa, ecc. documenta molto bene l’ambiente di tipo sub-tropicale che caratterizzava la “primitiva” Vena del Gesso, che già poco meno di 5 milioni e mezzo di anni fa era rimasta emersa per qualche migliaio di anni prima di venire nuovamente sommersa dal mare pliocenico! 

         
 

a - Valve di Limnocardini, tipici bivalvi di ambiente salmastro di origine balcanica. (foto F. Liverani)

 
 

b - Melanopsis narzolina, un gasteropode di acque dolci. (foto F. Liverani)

 
 

c - Recupero di un dente di rinoceronte preistorico in una tasca fossilifera della cava Monticino. (foto G.P. Costa)

 
 

d - Molari superiori di rinoceronte dopo il restauro. (foto F. Liverani)

 
 

e - Ricostruzione del rinoceronte "del Monticino" Stephanorhinus cf. megarhinus. (disegno M. Sami)

 
 

f - Ipotesi ricostruttiva del paleoambiente romagnolo di 5,4 milioni di anni fa, nel Miocene finale. (elaborazione grafica E. Mariani)

 
   
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  Formazione Gessoso-solfifera (FGS)   
 

Dai sottili interstrati argillosi della FGS provengono resti fossilizzati di vegetali, tartarughe, uccelli, insetti (larve di “libellula”) e soprattutto pesci. L’ittiofauna della cava Monticino, proveniente dagli interstrati basali, risulta povera di specie ma composta sia da forme francamente marine sia da altre tolleranti variazioni di salinità delle acque (eurialine), suggerendoci un ambiente di laguna costiera comunicante col mare. Tra queste rileviamo una specie nuova di Ciclide, Oreochromys lorenzoi, appartenente ad un gruppo di pesci diffusi soprattutto nelle acque dolci della fascia intertropicale che dall’India attraverso l’Africa giunge al Sud America. Significativa la totale assenza di molluschi o di altri organismi abituati a vivere sul fondale, a causa delle condizioni asfittiche delle acque in profondità. 

 
     
  a - Larva di "libellula". (foto F. Liverani)  
  b - Ossa della zampa di "tartaruga" preistorica. (foto F. Liverani)  
  c, d - Oreochromys lorenzoi, un pesce tropicale d'acqua dolce. (foto F. Liverani)  
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  Peliti eusiniche (Formazione “ghioli di letto”)  
 

Conservano abbondanti resti di molluschi marini, echinodermi irregolari (“ricci di mare”) e pesci pelagici tra i quali abbondano i Mictofidi, detti anche “pesci lanterna” poiché dotati di organi luminosi. Tutto ciò suggerisce un mare abbastanza profondo nel quale, tra 8 e 6 milioni di anni fa, si verificavano cicliche variazioni della circolazione delle acque, sintomo dell'imminente "crisi di salinità" messiniana. 

 
       
      
     
     
     
     
      
  a - Schizaster sp., un "riccio di mare". (foto F. Liverani)  
  b - Un "pesce lanterna" attuale. (foto F. Liverani)  
  c - Aporrhais serresiana e d - Propeamussium duodecimlamellatum, due molluschi di fondali profondi e fangosi  
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Speleo GAM Mezzano (RA)