LA VENA DEL GESSO ROMAGNOLA

Il Parco

Parco Regionale "Vena del Gesso romagnola" - Sistema museale della Provincia di Ravenna

    
8 - TRANQUILLI FONDALI MARINI: LE ARGILLE AZZURRE
  
   

Nell’area del parco museo i fini depositi della Formazione Argille Azzurre (FAA), databili all’inizio del Pliocene Inferiore (5,3 milioni di anni fa), affiorano sia nella parte superiore della parete di cava sia nell’impluvio della valle cieca della Tana della Volpe. Appena a valle della Vena del Gesso gli stessi danno luogo ad un’estesa fascia collinare caratterizzata dalla particolare diffusione del fenomeno erosivo dei calanchi.

L’essenzialità della geologia del basso Appennino faentino era già stata colta circa 500 anni fa dal geniale Leonardo da Vinci che, al seguito di Cesare Borgia, descriveva nei suoi appunti di campagna i calanchi della “val di Lamona”; egli osservava acutamente che “...le predette falde son tutte di terra da fare boccali...” (risultano adatte per l’arte ceramica) e contengono “..gran somma di nichi..” (sono quindi ricche di conchiglie - nichi – fossili) rappresentando perciò un “...azzurrigno terren di mare...” (costituiscono cioè le tracce di un antico fondale marino)! I geologi moderni interpretano tali rocce in funzione della catastrofica inondazione provocata dalla riapertura del collegamento tra Mediterraneo ed Oceano Atlantico - separati per quasi 700 mila anni – che segnò la fine della “crisi di salinità messiniana”: questo importante momento, datato a circa 5.3 milioni di anni fa, segna anche l’inizio del cosiddetto Pliocene. Il bacino mediterraneo, nuovamente invaso da acque atlantiche a salinità normale, venne velocemente ripopolato da organismi marini di mare abbastanza profondo. 

   
  
   

L’estesa depressione padana individuatasi durante il Miocene finale, rioccupata dal mare, si trasformò così in un ampio “golfo padano”, delimitato a nord dalle Alpi ed a sud-sud ovest dai settori di catena appenninica già emersa. Ebbene, i depositi della FAA documentano l’antico fondale fangoso che ricoprì da allora fino a poco meno di un milione di anni fa (fine del Pleistocene Inferiore) gran parte del bacino padano e dell’attuale basso Appennino Romagnolo. Ricchissime di microfossili (a volte è sufficiente una buona lente d’ingrandimento per osservarli), nella cava del Monticino queste argille marine conservano anche sporadiche tracce di fossili visibili ad occhio nudo (coralli isolati, brachiopodi, echinodermi, crostacei, ecc.) tra i quali spiccano i molluschi.

Le poche specie presenti – in genere di piccole dimensioni – sono in parte confrontabili con quelle che attualmente vivono sui fondali del Mediterraneo e dell’Oceano Atlantico. Particolarmente rari, ma nello stesso tempo significativi, i ritrovamenti di vertebrati marini: per quanto riguarda i Pesci ossei segnaliamo otoliti di “pesce sorcio” (genere Trachyrincus), una tipica specie di fondali profondi, mentre per i Cetacei il rinvenimento di una bulla timpanica (osso dell’orecchio) di “balenottera” (genere Balaenoptera)! 

A destra: bulla timpanica (osso dell'orecchio interno) di "balenottera" rinvenuta nelle Argille azzurre del Monticino. (foto S. Piastra, disegno M. Sami) 

Ricordiamo infine che l’argilla è la materia prima fondamentale per la produzione - mediante il processo di cottura - di ceramica, sia in forma di manufatti per uso domestico sia come materiale da costruzione (piastrelle e laterizi). Il fatto che spesso in Italia la maiolica (ceramica rivestita di smalto piombico) venga chiamata col termine “faenza” e nel mondo con il corrispondente nome francese di “fayence” la dice lunga sul rapporto che lega la vicina città di Faenza alle Argille Azzurre di queste colline!

  
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a - Paesaggio calanchivo invernale nei pressi di Pideura, tra Feanza e Brisighella. (foto M. Sami)

b - Le Argille Azzurre del Pliocene Inferiore, discordanti sui gessi, mostrano una fitta alternanza di strati chiari e scuri indice di fluttuazioni nell'ossigenzazione degli antichi fondali marini, in analogia con i Trubi della Sicilia. (foto M. Sami)

c - I depositi delle Argille Azzurre forniscono la materia prima per la produzione della ceramica, assai sviluppata nel Faentino (foto R. Tassinari)

   
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a - Fossili di microforaminiferi delle Argille Azzurre del Monticino (Pliocene Inferiore). (foto P. Ferrieri)
b - Resti fossili di "ricci di mare". Echinide irregolare del genere Schizaster (diametro 41 mm) . (foto F. Liverani)
c - Resti fossili di "ricci di mare".  Radioli ("aculei") di Echinidi Regolari. (foto F. Liverani)
Due specie tipiche di fondali fangosi mediamente profondi:
d - Il bivalve Korobkovia oblonga (H = 47 mm). (foto F. Liverani)
e - L'elegante Conus antidiluvianus (H = 55 mm). (foto F. Liverani)
   
  
Pannello originale:
  
  
   
 

 

Speleo GAM Mezzano (RA)