LA VENA DEL GESSO ROMAGNOLA

Il Parco

Parco Regionale "Vena del Gesso romagnola" - Sistema museale della Provincia di Ravenna

 
9 - DALLA SALINA ALLA COLLINA, DALLA PALUDE AL MARE
 

La superficie irregolare di gesso selenitico qui affiorante rappresenta il fianco di un antico pendio gessoso carsificato ed eroso circa 5,5 milioni di anni fa. E’ potuto giungere fino a noi, eccezionalmente, in quanto “sigillato” e protetto dai sedimenti soprastanti, più recenti: un paio di metri di argille verdastre ciottolose continentali (F.ne a Colombacci) seguite da un pacco di depositi grigio chiaro, marini, della F.ne Argille Azzurre. In particolare i primi, spesso mascherati dalle colature di materiale argilloso, sono evidenziati nel ripiano antistante la staccionata. 
Ma procediamo con ordine…

a) - Inizialmente, tra 6 e 5,6 milioni di anni fa, in quelli che erano ambienti marini evaporitici - di mare basso o piana di marea - si depositarono per 15-16 volte dei grossi strati di gesso con giacitura orizzontale

b) - Nel giro di 100/200 mila anni (un arco di tempo brevissimo in geologia!) questi depositi gessosi, litificati precocemente, vennero coinvolti nell’intenso evento tettonico “intra-messiniano” che li sollevò, piegandoli, fratturandoli ed accavallandoli variamente, esponendo questa “primitiva” Vena del Gesso all’azione degli agenti atmosferici. Nei settori gessosi più fratturati le acque piovane modellarono un paesaggio paleo-carsico ricco di anfratti e piccole cavità, nelle quali andarono accumulandosi vari materiali e, tra questi, le ossa degli animali terrestri che vivevano nei paraggi. 

     
Schema geologico dell'affioramento presso il punto di interesse n. 9

c) - Successivamente questo settore di Vena del Gesso, intersecato da numerose paleo-fratture e cavità carsificate, venne poco alla volta sommerso da ambienti lagunari e palustri che lo ricoprirono con pochi metri di melme ciottolose contenenti caratteristici molluschi di habitat salmastro e resti di vertebrati continentali (Formazione a Colombacci).

d) - Il ripristino del collegamento tra Atlantico e Mediterraneo – verificatosi 5,3 milioni di anni fa - determinò un’invasione di acque marine oceaniche (definita dai geologi come “trasgressione”) che ricoprirono la paleo-Vena del Gesso, ammantata dai sottili depositi dei “Colombacci”, con una spessa coltre di fanghi marini: i depositi della Formazione Argille Azzurre rappresentano infatti antichi fondali, tranquilli e piuttosto profondi. 

           

Ipotesi ricostruttiva della successione degli antichi ambienti "brisighellesi" tra Messiniano e Pliocene. Per la descrizione dettagliata si veda il testo. (disegno M. Sami)

     

Diversi molluschi fossili della F.ne a Colombaci sono giunti, nel Miocene superiore, dai laghi salmastri dell'Europa orientale. (modificato da Rogl & Steininger, 1983)

La Formazione a Colombacci (FCOL)
L’insolito nome di “Colombacci” deriva dal colore “grigio tortora” dei calcari di origine chimica intercalati talora nelle argille scure prevalenti. Databile tra 5,6 e 5,3 milioni di anni fa (Messiniano finale), la FCOL si è deposta in una serie di ambienti continentali e di transizione come piane alluvionali o delta fluviali, lagune e paludi.In gran parte della Romagna la FCOL si presenta discordante sui precedenti depositi evaporitici: con ciò, in geologia, si intende che i sedimenti sottostanti sono stati prima deformati da imponenti forze (evento tettonico compressivo intra-messiniano) e, in un secondo momento, sui gessi piegati e fratturati si è poi depositata la FCOL.Il particolare contenuto fossilifero (molluschi ed ostracodi) ha permesso di ipotizzare un collegamento con l’Europa orientale dove, nel Miocene finale (circa 5,5 milioni di anni fa), si estendevano enormi laghi salmastri a formare il cosiddetto Lago-Mare o Paratetide, ambienti lacustri con acque a salinità ridotta dei quale restano, come relitti, gli odierni Mar Caspio e Mare d’Aral. 

  
a b c d e

a - Un'attuale superficie carsificata nella Vena del gesso, presso i Crivellari

b - Un tipico aspetto della F.ne a Colombacci, argille verdastre con ciottoletti calcarei e molluschi "salmastri". (foto M. Sami)

c - Calcare tipo "colombaccio" con impronte di piccoli gasteropodi di acqua dolce. (foto F. Liverani)

d - Didacna cf. bollenense, un tipico bivalve presente nelle "marne nere". (foto F. Liverani)

e - Il limite tra la F.ne a Colombacci e F.ne Argille azzurre è spesso marcato da un livelletto di "marne nere" fossilifere di ambiente palustre. (foto M. Sami)

       

PANORAMICHE INTERATTIVE

Il "punto di osservazione 9"

      
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