LA VENA DEL GESSO ROMAGNOLA

IL PARCO

 
                

   PROPOSTA DI ISTITUZIONE DEL PARCO DELLA VENA DEL GESSO ROMAGNOLA

RELAZIONE INTRODUTTIVA
(Le proposte e gli atti amministrativi della Provincia di Ravenna, dei comuni di Brisighella, Casola Valsenio,  Riolo Terme e della Comunità Montana dell'Appennino faentino)
      

L’istituzione del parco regionale della Vena del Gesso Romagnola, dopo una storia ormai trentennale, è giunta alla fase conclusiva, che ci consente di raggiungere questo obiettivo.

Il primo elemento fondamentale è che i Comuni, le Comunità Montane e le Province sono concordi che l’istituzione del Parco regionale della Vena del Gesso Romagnola è lo strumento necessario ed imprescindibile per la tutela ambientale e lo sviluppo del territorio della Vena del Gesso.

In secondo luogo l’individuazione del perimetro del parco è stata dimensionata su indicazioni precise di ogni Comune, secondo le effettive valenze naturalistiche da tutelare e valorizzare, in linea con le problematiche di ogni territorio comunale.

Le aree destinate a parco sono circa 2.000 ettari, distribuiti per poco meno di due terzi in territorio della Provincia di Ravenna e per un terzo in quella della Provincia di Bologna; le zone di pre-parco, “aree contigue” non destinate a parco, sono circa 4.000 ettari.

In terzo luogo viene posta particolare attenzione alle attività economiche, in particolare agricole e turistiche. Per quanto riguarda l’agricoltura, che caratterizza fortemente il territorio dell’area protetta, si prevede un coinvolgimento integrale delle associazioni agricole, in particolare attraverso l’istituzione di un innovativo Comitato di consultazione per l’agricoltura.

Inoltre, la Legge Regionale n. 11/88, modificata dalla L.R. n. 40/92, sui parchi e le riserve naturali, ha consentito di avere un quadro di riferimento certo per tutta la materia, dalla zonizzazione alla gestione ed il Piano Territoriale Paesistico Regionale, dal canto suo, ha già sottoposto a tutela l’intero crinale gessoso. Quindi, il parco nasce come opportunità vera di sviluppo di un’area già vincolata, dove la tutela ambientale e paesaggistica è valore aggiunto e non di freno all’economia del territorio.

Peraltro, la sensibilità ambientale in questi anni è cresciuta a dismisura, i sistemi ecocompatibili sono sempre più ricercati ed il quadro socio-economico è mutato ed appare oggi minore l’ostilità della popolazione residente all’istituzione del parco regionale.

L’attività estrattiva non è più un problema collegabile all’istituzione del parco, con la cava di Borgo Rivola quale polo unico estrattivo regionale e le altre cave chiuse da tempo.

Per ciò che riguarda l’esercizio della caccia, una buona parte del crinale gessoso è oggi già chiusa all’attività venatoria; nelle zone a parco potrà essere esercitato il solo prelievo di selezione in accordo con l’ente gestore dell’area protetta, mentre nelle aree contigue è ammessa la caccia, privilegiando, in questa, la gestione e regolamentazione degli Ambiti Territoriali di Caccia.

L’esercizio della speleologia sarà affidato prevalentemente alle attività delle associazioni aderenti alla Federazione Speleologica Regionale dell’Emilia-Romagna.

Puntiamo perciò sul coinvolgimento della popolazione residente e delle forze economiche e sociali, con un atteggiamento di massima apertura su come fare e gestire il parco, infatti, negli organi di gestione del parco è ferma la volontà di coinvolgimento, ai vari livelli, di chi vive o lavora o ha interessi nelle zone destinate a parco.

La costituzione degli organi di gestione e la elaborazione del Piano Territoriale, saranno successive all’istituzione del parco, che avverrà attraverso l’approvazione di apposita Legge Regionale.

Le spese di gestione, investimento e sviluppo del parco sono assistite da contributi regionali, statali e comunitari.

Per favorire lo sviluppo delle aree destinate a parco e di quelle contigue, tutte le zone sono state inserite nella misura comunitaria “Obiettivo 2”, che dà la possibilità di sfruttare finanziamenti sia agli enti pubblici che privati, in tutti i settori economici, come il “Leader +”, “Agenda 2000”, il Piano Regionale di Sviluppo Rurale, il patto territoriale agricolo della Provincia di Ravenna, il patto territoriale tosco-emiliano-romagnolo, il “Life Natura” e il “Life Ambiente”.

Vi sono, inoltre, finanziamenti diretti di Regione e Stato conseguenti all’istituzione del parco, sia agli enti pubblici, sia ai privati, per la realizzazione di progetti finalizzati al recupero e alla valorizzazione delle risorse ambientali ed allo sviluppo socio-economico del territorio, ivi compresa la ricerca scientifica, l’educazione ambientale, la fruizione turistica, la conoscenza del parco e le acquisizioni immobiliari effettuate per le stesse finalità.

Inoltre, la Regione e le Comunità Montane riservano una priorità sul riparto dei finanziamenti nelle zone a parco ai privati che realizzano progetti di qualificazione e sviluppo di attività culturali, produttive o di servizio in campo agricolo, zootecnico, forestale, turistico ed artigianale, compatibili con le finalità del parco.

Infine, le Comunità Montane e gli enti locali sosterranno nelle aree a parco e contigue, con propri regolamenti, i processi economici, produttivi e infrastrutturali delle aziende, il recupero edilizio, la valorizzazione dei prodotti locali attraverso la creazione di marchi di qualità e la loro commercializzazione.

      
Progetto di legge per l'istituzione del Parco regionale della Vena del Gesso romagnola
   
Documento programmatico del parco predisposto in accordo e in collaborazione tra provincia di Ravenna, provincia di Bologna; comuni di Borgo Tossignano, Brisighella, Casalfiumanese, Casola Valsenio, Fontanelice, Riolo Terme; comunità montane dell’Appennino faentino e della Valle del Santerno, durante successivi incontri effettuati a partire dal marzo 2000, e sottoscritto in data 9 aprile 2002 presso Riolo Terme.
   
INIZIATIVA LEGISLATIVA ESERCITATA DAL CONSIGLIO PROVINCIALE DI RAVENNA, DAL CONSIGLIO PROVINCIALE DI BOLOGNA, DAI CONSIGLI COMUNALI DEI COMUNI DI BORGO TOSSIGNANO, BRISIGHELLA, CASALFIUMANESE, CASOLA VALSENIO, FONTANELICE, RIOLO TERME E DAI CONSIGLI DELLE COMUNITA’ MONTANE DELL’APPENNINO FAENTINO E DELLA VALLE DEL SANTERNO, ai sensi dell’art. 33, comma 2, dello statuto della regione Emilia-Romagna, PER L’ISTITUZIONE DEL PARCO DELLA VENA DEL GESSO ROMAGNOLA.
    
ATTO UNILATERALE D’OBBLIGO TRA LA PROVINCIA DI RAVENNA, LA PROVINCIA DI BOLOGNA, I COMUNI DI BORGO TOSSIGNANO, BRISIGHELLA, CASALFIUMANESE, CASOLA VALSENIO, FONTANELICE, RIOLO TERME E LE COMUNITA’ MONTANE DELL’APPENNINO FAENTINO E DELLA VALLE DEL SANTERNO PER L’ISTITUZIONE E LA GESTIONE DEL PARCO REGIONALE DELLA VENA DEL GESSO ROMAGNOLA MEDIANTE UN COINVOLGIMENTO FATTIVO DEGLI AGRICOLTORI E DELLE ASSOCIAZIONI PORTATRICI DI INTERESSI SPECIFICI
     
DOCUMENTO PROGRAMMATICO, ai sensi della legge 6 dicembre 1991, n. 394, E ATTO UNILATERALE D’OBBLIGO PER L’ISTITUZIONE E LA GESTIONE DEL PARCO REGIONALE DELLA VENA DEL GESSO ROMAGNOLA.
   
   

   

Speleo GAM Mezzano