Sette sere (settimanale faentino) anno VIII n. 20 del 17 Maggio 2003 

       

Illustrati importanti risultati archeologici

UNO STUDIO ALLUNGA LA VITA DELLA TANA DEL RE TIBERIO 

di Sandro Bassi

I primi utilizzi risalirebbero all'Età del Rame. La Soprintendenza fa emergere un complesso sistema di canalizzazione delle acque di stillicidio. Ma sui lavori non mancano le polemiche. 

Riolo Terme. La Tana del Re Tiberio, di importanza e fama pressoché uniche fra le oltre duecento grotte naturali della Vena del Gesso romagnola, è tornata a far parlare di sé: per le nuove esplorazioni degli speleologi del Gam Mezzano (che, trovando la giunzione con l'Abisso Cinquanta, hanno portato il tutto ad oltre 4,5 km di sviluppo) e per le ultime scoperte archeologiche a seguito di un'indagine avviata dalla Soprintendenza nel maggio 2002. In un'affollata conferenza tenutasi a Riolo Terme, la dottoressa Laura Mazzini ha illustrato i primi risultati, che non devono misurarsi solo in ritrovamenti di oggetti. L'indagine aveva, ed ha, anche il compito di verificare la situazione stratigrafica, soprattutto confrontandola con quella descritta dallo Scarabelli nel 1870. Da allora molte cose sono cambiate, in parte per cause naturali e per il resto (di gran lunga preponderante) per opera dell'uomo: dagli scavi abusivi di improvvisati «tombaroli» - che magari hanno trovato poco o nulla, producendo però danni seri, anche solo con l'alterazione della stratigrafia - fino alle discariche dall'alto di materiale di sterro della cava (in un passato neanche tanto remoto avveniva pure questo), passando per i crolli - ancora imputabili alla cava - che hanno coinvolto anche i siti sepolcrali.

Già, perché di questa grotta è accertato per la fase più antica l'uso funerario e successivamente, almeno dall'Età del Ferro, quello salutare e sacrale legato alla presenza di acque di stillicidio, raccolte in vaschette scolpite dall'uomo nella roccia viva. Le più evidenti, scavate sulla parete del cavernone di accesso e in parte ancor oggi «funzionanti», furono studiate dallo stesso Scarabelli, ma nella recente indagine ne sono state scoperte altre, anche in punti impensabili, fino alla cosiddetta «Sala gotica» che si trova totalmente all'interno della cavità, ben oltre la zona dove arriva la luce esterna.

Laura Mazzini ha spiegato i dettagli, evidenziando come «dopo un'attenta operazione di pulizia si è visto che le vaschette sono in gran parte collegate fra loro, a formare un vero e proprio sistema di canalizzazione funzionale alla raccolta e al deflusso delle acque di stillicidio». Ciò, del resto, in accordo con il ruolo di «santuario» che la grotta ha sempre avuto fin dall'antichità. L'indagine svolta - e che, come ha ribadito Laura Mazzini, è da ritenersi tutt'altro che conclusiva, avendo riguardato appena il 5% della superficie di potenziale interesse archeologico - ha portato anche al ritrovamento di reperti connessi all'uso funerario: in particolare, in una delle quattro trincee di saggio è venuta alla luce una tomba coperta da una lastra di gesso e contenente resti di ossa e di denti di un adulto; accanto sono stati trovati frammenti ceramici, una scheggia di selce ed un'ascia in rame. Altri frammenti ossei assieme a residui di corredi sono stati trovati poco lontano. Posto che un'analisi completa sarà possibile solo con gli scavi estensivi da tenersi prossimamente, Laura Mazzini ha sottolineato come già questi risultati siano importanti: «Le nuove sepolture e i loro corredi ci permettono di retrodatare le frequentazioni più antiche all'Età del Rame, mentre finora si è sempre parlato di Età del Bronzo. Poi sembra smentita l'ipotesi dell'uso della grotta solo per tombe infantili: manca ancora uno studio anatomico ma le ossa venute in luce stavolta sono certamente di adulti. Per l'età del Ferro abbiamo portato alla luce numerosi vasetti miniaturistici e per le frequentazioni successive abbiamo avuto conferme soprattutto con il rinvenimento di monete romane che attestano l'utilizzo della grotta almeno fino a metà del III secolo d.C.». Usi sepolcrali, culti di acque sacre, nascondiglio per falsari e briganti: per la morte e per la vita, per necessità o per caso, l'uomo da millenni frequenta le grotte e ne ha sempre subìto il fascino arcano. Anche quella del Re Tiberio ce lo conferma. 

PARERI CONTRO

Ma l'indagine della Soprintendenza porta con sé anche uno strascico di polemiche. «Come dice Vespasiano, i soldi non puzzano - osserva maliziosamente Luciano Bentini, del Gruppo Speleologico Faentino, autore di numerosi studi scientifici sul Re Tiberio - e bene ha fatto, allora, la Soprintendenza, ad accettare la munifica sponsorizzazione della Bpb Industries, multinazionale insediatasi a Borgo Rivola e che oltre a proseguire l'attività estrattiva ha deciso, guarda un po', di finanziare le ricerche archeologiche. E' un fatto positivo, ma tanta generosità appare 'pelosa'. Inoltre è arrivata la megaperizia dell'Arpa, che disattende in toto le precedenti indicazioni dell'Università di Bologna: il fatto più grave è che così verrebbero ripresi gli scavi in cresta, abbassando la stessa di oltre 20 metri, con gli immaginabili effetti devastanti sul paesaggio». E Piero Lucci, del Gam Mezzano, fa presente come «la ditta abbia manifestato la propria disponibilità a regalare al Comune di Riolo il cavernone del Re Tiberio (per i primi 60 metri, importanti ma da non confondere con l'intera cavità, che è 4,5 km, ndr). Si tratta di un dono avvelenato, visto che la grotta per la BPB è evidentemente solo un ostacolo e inoltre la regalia sarebbe subordinata alla realizzazione di un accesso indipendente, da scavarsi ex novo sulla rupe a nord della grotta, l'unica ancora incontaminata».

      

Speleo GAM Mezzano (RA)