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AA.VV.- La collezione Scarabelli, 2 preistoria a cura di Marco Pacciarelli - Casalecchio di Reno (BO) - Novembre 1996 |
I MATERIALI DELL'ETA DEL FERRO DELLA GROTTA DEL RE TIBERIO I vasetti miniaturistici di Maria Giovanna Bertani Classe I. Vasetti troncoconici senza anse nè prese Classe II. Vasetti con anse o prese verticali Classe III. Vasetti con anse o prese orizzontali Classe IV. Vasetti con prese a bugna La classe di reperti più rappresentata, e certo la più caratterizzante, è costituita dai 650 vasetti miniaturistici (cat. A, nn. 1-649,1052 - tavola 1, tavola 2, tavola 3), che rappresentano il 57% dell'intero complesso di materiali, e addirittura il 65% dei soli manufatti archeologici (fig. 1). Nel numero così elevato sono compresi, senza che sia più possibile distinguerli, i trentotto esemplari rinvenuti dal Tassinari, i trentaquattro raccolti dallo Zauli Naldi, i "ben oltre a duecento" trovati da Scarabelli in un'esplorazione evidentemente diversa dallo scavo del 1870 e un nucleo di vasetti rinvenuti dal Lanzoni, che dagli inventari sembra limitato ad una ventina di pezzi, ma che, se non sono ignoti altri consistenti recuperi nel secolo scorso, deve constare invece di qualche centinaio di esemplari (i circa trecento trovati nella fenditura della roccia? Cfr.Bertani, supra). I vasetti sono realizzati in generale in argilla semidepurata, che in cottura ha assunto colori che variano dall'arancio al beige al nocciola al grigio e compattezza generalmente non intaccata dalla giacitura in ambiente umido; le forme, modellate a mano lavorando attorno a un dito minime quantità di impasto, che a volte conserva all'interno impronte di unghie o di polpastrelli (AI.2, n. 76; AII.1, n. 542), riecheggiano quelle del vasellame da mensa: "scodelle", "piattelli", "bicchieri" e, assai latamente, anche kantharoi e skyphoi (1). Queste forme, tuttavia, sono riprodotte in dimensioni così ridotte (2) e con un richiamo ai modelli ispiratori spesso così remoto, da rendere sostanzialmente improprio l'uso dei medesimi vocaboli per la definizione degli oggetti. Solo in qualche caso isolato l'ispirazione alle stoviglie d'uso comune appare più diretta: nella realizzazione di qualche esemplare in argilla depurata (AI.1, var. A, nn. 209, 309; AI.1, var. B, n. 252; AI.3, n. 464; AI, unica, n. 1052); nell'impiego del tutto occasionale del tornio per la realizzazione di un esemplare, finora unico (AI.3, n. 496); e nella riproduzione più accurata delle forme in una scodellina, in un piattello (AI, unica, nn. 1052, 644) e in altri vasetti su piede (AI.4), e in una sorta di piccolo skyphos (AIII.1, n. 642). Da un punto di vista morfologico i miniaturistici sono suddivisibili per forma in quattro classi: vasetti senza anse né prese (I); vasetti con anse o prese verticali (II); vasetti con anse o prese orizzontali (III); vasetti con prese a bugna (IV) (3). All'interno di ciascuna classe la classificazione tipologica ha incontrato qualche difficoltà per la corsività e l'irregolarità della fattura dei vasetti, che inducono a giudicare alcune caratteristiche come sostanzialmente casuali, e che talvolta giungono a conferire ai singoli esemplari caratteri morfologici che variano a seconda del punto di vista. L'individuazione dei tipi si è così basata su elementi estremamente generali e diversi a seconda della classe esaminata, quali l'andamento complessivo del profilo e la presenza o meno di base distinta nella classe I, la posizione delle anse nella classe II, la forma del corpo nella classe IV. Soprattutto nella classe I, la più numerosa e quella i cui esemplari appaiono meno cararatterizzati sul piano morfologico, alcuni tipi presentano inoltre campi di variabilità piuttosto ampi e vedono la presenza di alcuni vasetti con caratteristiche intermedie rispetto ad altri raggruppamenti tipologici; l'elevato numero di esemplari riferibili ai tipi e il numero invece limitato di esemplari ibridi - peraltro inevitabili data la categoria degli oggetti e il carattere della loro produzione - sono parsi comunque rendere ragione della classificazione proposta. Molti dei tipi individuati trovano confronti puntuali in area romagnola, dove i vasetti miniaturistici sono presenti con relativa frequenza tra i materiali di abitato e ne costituiscono una peculiarità finora ineguagliata nelle altre zone dell'Etruria padana, fatta eccezione per gli abitati etruschi di Campo Servirola - S. Polo e di Casale di Rivalta (Damiani et al. 1992, pp. 79-80, nn. 525-539; Macellari et al. 1990, pp. 193-194, tav. LXXIII) (4) e per l'insediamento etrusco-celtico di Monte Bibele (Pagliani 1983, pp. 102 e 108, nn. 20-26; Vitali 1994). Le forme più diffuse risultano essere i vasetti con prese a bugna (tipi IV.1 e 2 = Romagna 1981, pp. 369-370, tipi 7 e 5) e quelli ad anse verticali (tipi II.1, 2 e 4 = Romagna 1981, p. 370, tipi 9-12), in contesti che dal VI giungono fino alla prima metà del IV secolo a.C. I miniaturistici con bugne trovano attestazioni nella necropoli di Montericco (t. 5); negli abitati di Faenza, loc. Persolino e Piazza d'Armi, di Villanova di Forri, di Cesena, loc. Casa del Diavolo e S. Egidio (5); e a Castrocaro, in un contesto forse sepolcrale in loc. "Le Battaglie" (Santarelli 1890, p. 345; Prati 1996a, p. 292, fig. 166, 1) e nel deposito votivo rinvenuto nel Podere Frassineto (Santarelli 1891, p. 148; Prati 1996a, p. 292). Un vasetto con bugne, benché datato dubitativamente all'età del bronzo, proviene anche dalla Tanaccia di Brisighella (Farolfi 1976, p. 192, fig. 5). I miniaturistici a due anse verticali, analogamente, hanno diffusione a Imola, loc. via Laguna, a Faenza, loc. Piazza d'Armi, a Villanova di Forli, a Cesena, loc. S. Egidio, a Covignano, a Monte Faggeto (6), a Rimini, nell'area dell'ex Vescovado (Riccioni 1988, p. 188, tavv. I-II, 11), a Pieve Sestina (7); nonché, in contesti più chiaramente connotati come votivi dalla presenza di bronzetti di offerenti, a S. Varano (Romagna 1981, p. 244, n. 96.6) e Castrocaro, Podere Frassineto (Santarelli 1891, p. 148; Prati 1996a, P. 292, fig. 168, 4-6), oltre che alla Tanaccia di Brisighella (Farolfi 1976, p. 218, fig. 23, 1) (8). Molto meno documentati in area romagnola sono invece i vasetti a corpo troncoconico (tipi I.1-2) e sub-cilindrico senza anse né prese (tipo I.6 = Romagna 1981, p. 369, tipo 4), presenti in contesti che si datano come i precedenti dal VI e al IV secolo a.C.: sporadici vasetti a corpo troncoconico sono infatti attestati, ancora una volta, nel deposito votivo di Castrocaro (Santarelli 1891, p. 148; Prati 1996a, p. 292, fig. 168, 7-14), a Faenza, loc. Piazza d'Armi, Persolino e "lottizzazione Minarelli", nella necropoli di Montericco (t. 20), e a Covignano (9), in qualche caso con incertezza dato lo stato frammentario; mentre quelli a corpo subcilindrico trovano confronto in un esemplare sempre dalla Piazza d'Armi di Faenza e in uno da Cesena, loc. Casa del Diavolo (Romagna 1981, p. 214, n. 89.177; p. 276, n. 102.94). Ai vasetti senza anse a corpo ovoide (tipo 1.5) sono invece accostabili un esemplare da Castrocaro (Prati 1996a, fig. 168, 15) e un miniaturistico irregolare dalla Tanaccia di Brisighella (Farolfi 1976, fig. 23,2), mentre finora del tutto privi di riscontri in Romagna risultano i vasetti con base distinta (tipi I.3-4) e quelli con anse orizzontali (tipo III.1). L'ampio arco cronologico dei contesti romagnoli ora citati non consente un inquadramento cronologico puntuale dei tipi dei vasetti miniaturistici, ai quali peraltro l'estrema semplicità della fattura e la scarsa articolazione morfologica, unite al significato votivo, conferiscono continuità ignota alla massima parte delle forme ceramiche. Per quanto riguarda più in generale le diverse classi dei miniaturistici, in ogni caso, vasetti con prese a bugne, a due anse verticali, e a corpo troncoconico e sub-cilindrico senza anse né prese, già diffusi nell'età del bronzo (cfr. ad es. gli esemplari dal villaggio di Monte Castellaccio: Pacciarelli, supra), nell'età del ferro risultano attestati in pieno VI secolo a.C. dal rinvenimento nell'abitato di Piazza d'Armi di Faenza, il cui limite inferiore è stato collocato entro il terzo quarto del secolo (cfr. Parmeggiani in Romagna 1981, p. 198), e trovano tra l'altro uno stretto confronto, sempre nell'ambito del VI secolo, in area picena, in "ollette", "scodelle" e "tazzine" miniaturistiche dal deposito votivo di Cupra Marittima (Antiche Genti 1994, pp. 250-252). Queste forme permangono con tutta probabilità almeno nei due secoli successivi, come sembrano confermare la presenza nella stipe di recente rinvenimento a Monte Bibele, la cui frequentazione si data a partire dalla metà del V secolo a.C. (Vitali 1994), la diffusione, ancora nel IV-III secolo a.C., nell'area dell'abitato etrusco-celtico della stessa località (Pagliani 1983, p. 108, 21 23, 25), nonché, per i soli vasetti biansati, anche nell'abitato di Spina, in contesto del secondo quarto del IV secolo a.C. (Desantis 1993a, p. 260 e 264, n. 68) (10). Non sembra inoltre da escludere che, tra le diverse forme, i vasetti con bugne e quelli ad anse verticali, i più ricorrenti nei contesti di VI e V secolo, possano rappresentare le classi di più antica diffusione, richiamandosi i primi al modello dell'olletta/bicchiere umbro di ascendenza adriatica (11), i secondi, per quanto in forma oltremodo semplificata, a quello del kantharos etrusco, la cui versione miniaturizzata ricorre tra l'altro in contesti etruschi dell'Emilia occidentale, alcuni dei quali ad esplicita valenza cultuale (12), ed è presente anche al Persolino di Faenza (Romagna 1981, p. 195, n. 88.153), per le cui strutture è stata ipotizzata analoga destinazione (Scarani 1960, pp. 319-323; Gualandi 1973, p. 319. Tra VI e V secolo è probabile che abbiano iniziato a diffondersi in area romagnola anche i vasetti senza anse né prese, ispirati alle forme coeve del più comune vasellame da mensa e documentati nel V secolo a.C. anche nel reggiano (Damiani et al. 1992, p. 79, nn. 525-526; v. nota 4) e, dalla metà del secolo, nella stipe di Monte Bibele (Vitali 1994, fig. 2); tuttavia la straordinaria abbondanza di "scodelline", "piattelli" e "bicchierini" miniaturistici tra i materiali della grotta, di contro alla scarsità di analoghi ritrovamenti nel resto del territorio fino ai primi decenni del IV secolo a.C., e il ricorrere di queste forme anche nel deposito di Castrocaro, che contiene materiali che giungono fino alla fine del IV - inizi del III sec. a.C. (Prati 1996a, p. 292), potrebbero far ipotizzare che questi tipi siano stati preferiti nell'uso a partire dalla fine del V secolo. Ad essi potrebbero essersi presto affiancati anche i tipi a base distinta, con confronti ancora una volta nel reggiano (Macellari et al. 1990, tav. LXXIII, l; Damiani et al. 1992, p. 79, nn. 527-528) (13) e, forse solo nel corso del IV secolo a.C., i vasetti ad anse orizzontali, che paiono imitare skyphoi e kylikes documentati nel IV e III secolo a.C. tra i materiali della grotta da frammenti a vernice nera e in ceramica grigia. Note 1 - Oltre alle forme citate, tra i vasetti miniaturistici contenuti nella cassa senza indicazioni dello scavo di provenienza conservata nei magazzini del museo di Imola (cfr. Bertani, supra, nota 26) è documentato anche un frammento di probabile coperchietto. 2 - Gli esemplari più piccoli hanno altezza compresa tra cm 1, 2 e 1, 5 e diamentro dell'orlo compreso tra cm 2 e 2, 1 cfr. AI, var. A, nn. 40, 303, 309; AI. 1, var. B, nn. 23, 159. 3 - La distinzione dei primi due e dei quarto gruppo si trova già in Tassinari (Tassinari 1865, p. 485). 4 - Sempre in territorio reggiano sono noti tre esemplari da Montecchio, due a corpo troncoconico e uno ovoide (inediti: Civici Musei di Reggio Emilia, sala Chierici, sportello 28, nn. 61, 66, 7643): ringrazio il dott. Roberto Macellari per avermi segnalato e mostrato i materiali. 5 - Cfr. rispettivamente Romagna 1981, p. 34, n. 4.5; p. 195, n. 88.152; p. 208, n. 89.120; pp. 253 e 255-256, nn. 98.46, 98.79-81; p. 276, n. 102.95 e p. 287, n. 103.97; per Villanova cfr. da ultimo Massi Pasi 1996, pp. 319-321, fig. 189 n. 33. 6 - Cfr. rispettivamente Romagna 1981, p. 148, n. 80.28-29; p. 208, n. 89.122; p. 253, nn. 98.47-48 e p. 256, nn. 98.83-84; p. 287, nn. 103.88-89 (?); p. 301, nn. 105.85-88; p. 338, n. 106.100; per Villanova da ultimo Massi Pasi 1996, pp. 319-321, fig. 189 nn. 35-36. 7- L'esemplare, con prese non forate impostate sull'orlo, e tuttavia solo accostabile ai tipi biansati: cfr. Bermond Montanari - Massi Pasi 1991, fig. 5,13. 8 - I vasetti, datati dubitativamente dalla Farolfi all'età del bronzo, sono ora esposti al Museo Archologico Nazionale di Ravenna tra i materiali dell'età del ferro della Tanaccia. 9 - Cfr. rispettivamente Romagna 1981, p. 202, n. 89.48 e p. 216, n. 89.179; p. 195, n. 88.154; p. 223, n. 90a.30; p. 52, n. 20.7; p. 326, n. 105.350. 10 - Almeno un secondo miniaturistico è noto in un corredo funerario della stessa città, datato alla metà dei V sec. a.C. (Berti 1983, p. 38). 11 - In proposito per primo Colonna 1974, pp. 16-17. In ambito diverso, la forma è di particolare antichità anche in area laziale, dove ricorre nel corredi del II periodo (900-770 a.C.) della necropoli di Osteria dell'Osa (Bietti Sestieri - De Santis 1992, pp. 237-239). 12 - Cfr. Macellari et al. 1990, tav. LXXIII, 7-8, pp. 193-194 (con riferimenti); Damiani et al. 1992, pp. 43-44, nn. 153-157; p. 56, nn. 249-259; p. 66, nn. 332-335. Per gli aspetti cultuali di Servirola - S. Polo cfr. di recente Colonna 1988, p. 454 s.; Sassatelli 1991, pp. 603-604; per Casale Macellari et al. 1990, pp. 197-198; sintesi, inoltre, in Macellari 1992. 13 - Un vasetto avvicinabile ai miniaturistici con base distinta, anche se di dimensioni leggermente maggiori, compare anche nel corredo della tomba bolognese Benacci 552, della seconda metà del III sec. a.C. (Vitali 1992, p. 205, n. 3, tav. 21). |
Speleo GAM Mezzano (RA)