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AA.VV.- La collezione Scarabelli, 2 preistoria a cura di Marco Pacciarelli - Casalecchio di Reno (BO) - Novembre 1996 |
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LA FREQUENTAZIONE DELLA GROTTA DEL RE TIBERIO IN ETA' ROMANA di Laura Mazzini Nella vetrina relativa alla grotta del Re Tiberio del museo comunale di Imola sono esposti circa sessanta reperti databili all'età romana. Il loro reperimento non sembra dovuto al primo scavo scientifico compiuto dal Tassinari nel 1865, quanto all'attività dello Zauli Naldi, che nella primavera del 1867 recuperò un frammento di lucerna, "frammenti di vasi ricoperti di patina nera e rossa simile a quella di cui sono colorati i vasi etruschi" (Zauli Naldi 1869) e una moneta in bronzo recante l'effigie di Giano bifronte. Il rinvenimento avvenne "all'imboccatura dell'antro", rovistando tra la terra smossa dagli scavi compiuti da Tassinari o comunque scavando in quella zona. Un'altra moneta, un asse sestantario, fu rinvenuta da Zauli Naldi praticando un saggio di scavo, nel maggio del 1869, in una posizione più interna della grotta. I pochi cartellini originali che accompagnano i reperti romani indicano Zauli, scritto anche Zavoli, come l'autore del recupero, in un caso associato a Scarabelli, che nel 1870 intraprese un nuovo scavo stratigrafico. Nuovi frammenti entrarono nelle collezioni comunali negli anni '30 grazie all'attività dell'ispettore onorario Riccardo Lanzoni, che riprese le esplorazioni nella grotta. La donazione Lanzoni costituisce un nucleo facilmente identificabile, poiché nel tempo è rimasto distinto dai precedenti materiali ed ha ricevuto una inventariazione comunale con numeri che superano il 1000. Trattandosi dunque per la maggior parte di reperti provenienti dai recuperi decontestualizzati di Zauli Naldi e Lanzoni, mancano dati stratigrafici attendibili per potere individuare livelli o zone di affioramento preferenziali dei materiali romani. I materiali A. Ceramica a vernice nera A questa classe ceramica sono riconducibili 8 frammenti (nn. 855, 856, 858, 859, 861, 862, 863, 868), che dall'analisi degli impasti e dei rivestimenti possono essere divisi in due gruppi: uno con impasto tenero, frattura a scaglie, colore giallo-rossastro (Munsell 5 YR 6/6 e 7,5 YR 7/6), rivestimento opaco, mediamente compatto, coprente, bruno con abrasioni; il secondo con argilla dura, a frattura netta, di colore marrone molto pallido (Munsell 10 YR 7/4), o marrone chiaro (Munsell 7,5 YR 6/4) o rosa (Munsell 5 YR 7/4), rivestimento lucido, spesso e uniforme (per un aggiornamento bibliografico sulle produzioni in ceramica a vernice nera presenti in area padana vedi Negrelli 1996). Alla forma Lamboglia B6 si può risalire per un orlo di piatto (n. 868; tav. 1, A) con labbro a tesa, bordo rilevato e caratteristiche tecnologiche proprie del primo gruppo, con la particolarità del rivestimento esterno totalmente mancante. Il frammento presenta analogie con la serie Morel 1443, che comprende imitazioni della produzione campana B ed è databile tra la fine del II secolo a.C. e gli inizi del secolo seguente. I confronti più vicini sono con il materiale del teatro romano di Bologna (Baldoni 1986, fig. 113,12) e con un piatto rinvenuto ad Adria, databile alla seconda metà del II secolo a.C. (Mangani 1982, p. 12, tomba 3 n. 1, fig. 23, p). Quattro orli (nn. 855, 856, 859,861; tav. 1, A) appartengono a due piatti a bordo poco svasato, vasca profonda senza spigolo vivo, ascrivibili alla forma Lamboglia 5 prodotta in ambito nord-italico durante il II secolo a.C. fino agli inizi del secolo seguente. I due piatti presentano caratteristiche tecnologiche sia del primo che del secondo gruppo e possono rientrare nella serie Morel 2252; confronti piuttosto puntuali sono istituibili con piatti databili al I secolo a.C. di probabile produzione locale, rinvenuti in area lombarda, a Mezzano di Melegnano (Frontini 1985, p. 46 n. 3, tav. 4,1) e negli scavi di piazza Cavour a Cremona (ibidem, p. 156 n. 10, tav. 29,10). Un frammento di ciotola (n. 858, tav. 1, A), con orlo leggermente ingrossato e parete a profilo convesso, assegnabile per impasto e rivestimento al secondo gruppo, è riferibile alla forma Lamboglia 28, largamente prodotta a partire dal II secolo a.C. e per tutto il secolo seguente, con caratteristiche che via via vanno evolvendosi in una maggiore accentuazione della carena. E' una delle forme più comuni sia nei tipi universali che regionali o locali; per il nostro esemplare, che potrebbe essere datato tra la fine del II secolo e la prima metà del I secolo a. C. poiché manca la carena a spigolo vivo, un confronto piuttosto preciso si ha con un frammento rinvenuto negli scavi di piazza Cavour a Cremona, di produzione locale e databile nell'ambito del I secolo a.C. (Frontini 1985, p. 157,15, tav. 30,1). Due frammenti (nn. 862, 863; tav. 1, A), appartenenti al medesimo piatto con caratteristiche del secondo gruppo, presentano una decorazione sul fondo interno costituita da tre fasce parallele di minuscole e fitte impressioni realizzate a rotella e inserite tra due solchi concentrici. Si tratta di una decorazione molto comune su piatti e coppe, ma per l'esiguità del frammento non è possibile ricostruire la forma di appartenenza e quindi una più sicura datazione, che può essere così genericamente riferita al I secolo a.C. B. Terra sigillata italica Otto sono i frammenti, in genere di piatti, riconducibili a questa classe ceramica (nn. 881, 883, 884, 897 e 1066 appartenenti allo stesso vaso, 898, 1064, 1109). Gli impasti sono sia duri che teneri; i colori predominanti da rosso-giallastro a giallorossastro (Munsell 5 YR 5/6, 6/6, 7/6) con un solo frammento di impasto rosso chiaro (Munsell 2,5 YR 7/6); il rivestimento è per la maggior parte dei casi di buona qualità, rosso, opaco e coprente. Quanto ai centri di produzione dei reperti si può solo pensare genericamente a fabbriche nord-italiche. Di agevole identificazione è un orlo di piatto (n. 897; tav. 1, A) ad andamento verticale a fascia semplice, di forma Conspectus 20.4, molto comune in contesti della metà del I secolo d.C., protraendosi con l'assottigliamento della parete, che diviene verticale, come nel nostro caso, sino all'età flavia. C. Terra sigillata tarda medioadriatica Il periodo di massima fioritura di questa classe
ceramica sembra porsi tra il III e il IV secolo d.C.; i
sei frammenti di piatti (nn. 880 e 1098 appartenenti allo
stesso piatto, 885,1065 e 1105 appartenenti
allo stesso piatto, 1116; tav. 1, C) presentano un
impasto duro, a frattura netta, di colore variabile dal
rosa (Munsell 7,5 YR 7/4) al giallo-rossastro (Munsell 5
YR 6/6) al rosso (Munsell 2,5 YR 5/6), ed un rivestimento
spesso, coprente, opaco, di colore rosso e rosso scuro. I
frammenti nn. 880 e 1098 appartengono a un piatto con
orlo a tesa, decorato lungo il margine superiore da due
scanalature concentriche, nella cui vasca interna si
nota, per un piccolo tratto, la decorazione suddipinta in
bruno a cerchio concentrico. Si può confrontare con la
forma 10 della Brecciaroli Taborelli, in uso prima della
metà del III secolo d.C. I due frammenti ricomponibili
nn. 1065
e 1105 e il frammento n. 885, relativi a due fondi di
piatti, presentano una analoga decorazione sul fondo
interno costituita da suddipinture a tremolo di colore
bruno, disposte a raggiera attorno ad un cerchio e
delimitate nella parte esterna da due cerchi impressi a
crudo. Frammenti con simile decorazione provengono da
Russi (Bergamini 1973, tav. VII n. 55,56) dall'area
ravennate (Maioli 1976) e da Rimini (Piolanti 1984, fig.
5,64). D. Ceramica a pareti sottili a pasta rosata Dai tredici frammenti (nn. 882, 886, 888-894, 903-905, 1055) in ceramica a pareti sottili rosata possiamo risalire a otto forme chiuse, boccalini e bicchieri e per le forme aperte a due coppette, anche se solo in pochi casi è possibile una precisa identificazione tipologica. Una coppetta costituita da tre frammenti (nn. 882, 891, 892; tav. 1, D) presenta la parete leggermente carenata, l'orlo rientrante e sagomato all'esterno, un basso piede a disco con decorazione incisa a forma di ricciolo. L'impasto è duro, a frattura netta, di colore giallorosato (Munsell 5 YR 6/6) con un rivestimento sottile e poco coprente di colore rosso (Munsell 2,5 YR 5/8). La forma è molto vicina alla Ricci 2/235 (Ricci 1985, tav. XCIII, 2), che però presenta una decorazione prevalentemente sabbiata o a pareti increspate. Anche a Russi è stata trovata una coppetta (Mazzeo - Saracino 1977, pp. 28, 29, 117, fig. 54,1161) decorata con il motivo a pareti increspate o "tela di ragno", ottenuto combinando la tecnica a sabbiatura con quella alla barbottina, pertinente a un tipo particolarmente diffuso a nord delle Alpi tra il 40 e il 70 d.C. Il nostro esemplare, anche se scarsamente leggibile, sembrerebbe decorato, più che con il motivo a pareti increspate, con quello a scaglie di pigna, attestato a Luni, soprattutto sulle urnette, dall'età tiberiana all'inizio del II secolo d.C. Due orli (nn. 903, 904; tav. 1, D) appartengono a bicchieri ovoidi a spalla leggermente evidenziata e orlo svasato, la cui forma non incontra confronti precisi in alcuna delle tipologie note, mentre è bene attestata nella regione e nelle zone limitrofe, a Russi, nel Compito, a Budrio, nel Carpigiano, nel Modenese e anche a Luni (per la bibliografia di riferimento vedi Giordani 1988, p. 53). La Maioli (Maioli 1973, pp. 73-74, tav. 11,37-39) ne ha definito l'evoluzione basandosi sull'analisi dei materiali di Russi, rilevando che il tipo continua inalterato per tutto il II secolo d.C., mentre nel secolo successivo compaiono esemplari in cui aumenta il diametro dell'orlo, le pareti diventano quasi verticali, avvicinandosi nel complesso a prodotti in ceramica depurata senza rivestimento. Il frammento n. 903 presenta impasto duro, a frattura netta, di colore giallo-rossastro (Munsell 7,5 YR 7/6), con inclusi micacei; il rivestimento è opaco, sottile e disomogeneo, di colore rosso, meglio conservato all'interno. Senza rivestimento è il frammento n. 904, di impasto duro, con frattura a scaglie. di colore marrone-rossastro (Munsell 5 YR 5/4). Ad un boccalino di forma Ricci 1/122 (Ricci 1985, tav. LXXXV, 2) appartiene probabilmente un orlo (n. 886; tav. 1, D) estroflesso arrotondato con tracce dell'attacco dell'ansa sopraelevata e parete globulare. L'impasto è duro, a frattura netta, di colore rosso-giallastro (Munsell 5 YR 5/6) con segni della lisciatura a stecca all'esterno. La diffusione di questo prodotto sembra interessare tutto il bacino orientale del Mediterraneo con una cronologia che dall'età flavia giunge al III secolo d.C. E. Ceramica a pareti sottili a pasta grigia Un esiguo orlo di coppetta (n. 902; tav. 1, E) presenta andamento verticale con alcune scanalature sul bordo esterno; l'impasto è duro, con frattura netta, di colore grigio chiaro (Munsell 10 YR 6/1), il rivestimento è opaco, sottile, coprente, grigio; si intravedono nella parte inferiore tracce di una probabile decorazione alla barbottina. La forma potrebbe essere Ricci 2/315 (Ricci 1985, tav. XCII n. 12), che spesso si trova associata ad una decorazione a elementi a lunetta realizzati alla barbottina, tipica dell'area ravennate e di Aquileia, databile alla metà del I secolo d.C. Un orlo (n. 867; tav. 1, E), forse di coppetta, è al momento difficilmente confrontabile; presenta andamento verticale sottolineato da fini scanalature esterne sotto le quali si nota una piccola risega e forse la traccia di una decorazione a rilievo; alcune irregolarità della superficie al di sotto dell'orlo potrebbero anche far pensare ad un probabile attacco d'ansa. L'impasto è duro, con frattura a scaglie, di colore grigio chiaro (Munsell 5 Y 7/1), il rivestimento è opaco, sottile, coprente di colore nero. E Ceramica verniciata A questa classe appartiene un frammento di coppa (n. 899; tav. 1, F) con parete carenata e orlo a fascia leggermente inclinato verso l'interno; l'impasto, contenente inclusi micacei, è duro, a frattura netta, di colore marrone chiaro (Munsell 7,5 YR 6/4), il rivestimento di colore rosso è presente solo in tracce sia all'interno che all'esterno. Le caratteristiche formali di questa coppa derivano dalla terra sigillata orientale 132 (Atlante II, pp. 62-78, tav. XIV n. 7, forma 60), prodotta in Asia minore occidentale tra la metà del I secolo d.C. e la metà del secolo seguente; profondamente influenzata dalla terra sigillata aretina, la manifattura orientale riuscì a diffondere i suoi prodotti verso quei mercati che in età flavio-traianea non furono più serviti dalle esportazioni aretine. Ad una brocchetta difficilmente databile, poiché in uso per un ampio periodo di tempo, appartiene un orlo svasato ed appiattito (n. 1113) su cui si imposta un'ansa a nastro scanalata. L'impasto, contenente inclusi micacei, è duro, con frattura a scaglie, di colore marrone chiaro (Munsell 7,5 YR 6/ 4); il rivestimento, conservato solo in tracce sia all'interno che all'esterno, è di colore rosso. G. Ceramica senza rivestimento depurata A questa classe appartengono due frammenti: un orlo di coppa carenata (n. 1051; tav. 1, G), di forma simile al frammento in ceramica verniciata, ma con diverse caratteristiche di impasto, che si presenta ricco di inclusi micacei e di colore rosso (Munsell 2,5 YR 5/6), e una piccola ansetta a nastro appartenente ad una forma chiusa non ben definibile. H. Ceramica senza rivestimento grezza Un orlo di olletta (n. 854; tav. 1, H) ad andamento svasato curvilineo e impasto con inclusi, di colore bruno, viene considerato di difficile inquadramento cronologico dal Labate (Labate 1988, RT IE, pp. 65-67), poiché in uso per molti secoli. Tre sono gli orli di olla ad andamento estroflesso (nn. 664, 901, 1036; tav. 1, H), due dei quali presentano sul bordo interno una leggera scanalatura per l'alloggio del coperchio; gli impasti sono ricchi di inclusi, con colori da bruno-nerastro a marrone. Difficile è la datazione; per un confronto si veda un esemplare del Compito (Scarpellini 1979, p. 49, tav. XXI,233). L Anfore L'unica anfora riconoscibile tra i numerosi frammenti rinvenuti di pareti e anse (nn. 1044, 1047, 1048, 1050, 1067, 1111, 1112, 1114) appartiene a quelle con orlo a fascia obliqua (n. 1110; tav. 1, I), databili tra la fine del II secolo a.C. e l'inizio del secolo successivo. L'impasto è polveroso, di colore giallo pallido (Munsell 5 YR 6/6). L. Lucerne A lucerne a volute sono riconducibili due frammenti di disco (nn. 895, 906) che conservano le scanalature del limite esterno; gli impasti sono teneri, con frattura a scaglie di colore rosso chiaro (Munsell 2,5 YR 7/6) e marrone molto pallido (7,5 YR 5/4) e rivestimento opaco, sottile, poco coprente, di colore rosso (10 R 4/8) e marrone (7,5 YR 5/4). Rimane infine una piccola porzione di piede a disco (n. 896), anche questa appartenente a una lucerna a volute il cui ambito cronologico si pone genericamente dall'età giulio-claudia ai flavi. M Monete Le esplorazioni di Zauli Naldi portarono al rinvenimento di due monete. Si tratta di un asse sestantario in bronzo (n. 922) molto consunto con le seguenti caratteristiche: diametro di cm 3,5; peso gr. 41,3; D/testa laureata di Giano bifronte; R/prua di nave a destra, poco leggibile; è databile al III secolo a.C. posteriormente al 268. La seconda moneta (n. 923) è un asse onciale in bronzo con diametro di cm 2,9; peso gr. 25,6; D/ testa laureata di Giano bifronte; R/prua di nave a destra, sotto la nave [RO]MA; è databile alla fine del III secolo a.C. Nella vetrina si conserva inoltre un frammento illeggibile (n. 924), forse un asse, del peso di gr. 12,4, e un sesterzio in oricalco (n, 925) con diametro di cm 3,1; peso gr. 19,6; D/testa probabilmente laureata a destra, quasi illeggibile; R/illeggibile; databile probabilmente alla prima metà del III secolo d.C. Conclusioni L'esame dei materiali ceramici permette di indicare una frequentazione della grotta che senza soluzione di continuità si protrae dal II secolo a.C. (frammento n. 868) al III-IV secolo d.C. (frammenti in terra sigillata tarda medio-adriatica), mentre la mancanza di reperti riferibili ai secoli successivi fa pensare ad un abbandono della grotta per il periodo tardo-antico. Pur considerando la modesta quantità di reperti relativi all'età romana, la loro presenza permette di ipotizzare una continuità nella pratica cultuale legata alle acque salutari già ampiamente attestata per l'età del ferro (Bertani, supra). L'esistenza di culti di età romana legati a sorgenti ritenute curative è ben documentata in regione, in luoghi che spesso mantengono una ininterrotta continuità di utilizzazione e culto sino ai nostri giorni. E' il caso di Bagno di Romagna (Susini 1975, pp. 328-329), dove esiste una sorgente dedicata a Sant'Agnese che insiste su un impianto romano, dal quale provengono bronzetti, monete e un frammento di iscrizione con dedica ad una probabile Fons o Fonta. Non lontano, la stipe del monte Falterona (Susini 1975, pp. 330-331), oggi dispersa, ha restituito centinaia di bronzetti, pezzi di aes rude e aes grave, monete imperiali e ceramica. I frammenti ceramici rinvenuti nella grotta del Re Tiberio appartengono a patere, coppette, vasi potori, quindi prevalentemente a ceramica fine da mensa che poteva essere utilizzata dai devoti, cosi come le monete, la fusaiola (n. 914), il vago in terracotta (n. 913) e i vaghi in pasta vitrea (nn. 915, 916) che un cartellino di Scarabelli indica "raccolti insieme ai cocci dei vasi etruschi". Un evento naturale può forse aver modificato l'apporto idrico della sorgente, oggi non più attiva, con il conseguente abbandono di una pratica che ormai da secoli affidava a quelle acque un potere terapeutico. Bibliografia Atlante delle forme ceramiche, II, Atlante delle forme ceramiche, II, Ceramica fine romana del bacino del Mediterraneo (Tardo ellenismo e primo impero), Enciclopedia dell'Arte Antica, Classica e Orientale Roma. BALDONI, D., 1986, Materiali di scavo: gli strati della fase repubblicana, in J. Ortalli, Il teatro romano di Bologna, Bologna, pp. 121-151. BERGAMINI, M., 1973, La ceramica romana, Faenza. BRECCIAROLI TABORELLI, L., 1978, Contributo alla classificazione di una terra sigillata chiara, " Rivista di Studi Marchigiani" 1, pp. 1-38. CAVALIERI MANASSE, G., 1975, La ceramica a pareti sottili, in Scavi di Luni. Relazione preliminare della campagna di scavo 1970-71, a cura di A. Frova, La Spezia. Conspectus formarum terrae sigillatae italico modo confectae, Bonn 1990. FRONTINI, P., 1985, La ceramica a vernice nera nei contesti tombali della Lombardia, Como. GIORDANI, N., 1988, Ceramica a pareti sottili in Modena dalle origini all'anno mille. Studi di archeologia e storia (Catalogo della mostra), 11, Modena, pp. 34-40. LABATE, D., 1988, Rozza terracotta e ceramica comune: una proposta tipologica, in Modena dalle origini all'anno mille. Studi di archeologia e storia (Catalogo della mostra), II, Modena, pp. 60-88. MAIOLI, M.G., 1973, Ceramica a pareti sottili del Ravennate, in "Studi Romagnoli" XXIV, pp. 60-77. MAIOLI, M.G., 1976, Terra sigillata tarda del ravennate, "Rei Cretariae Romanae Fautorum Acta" XVI, pp. 160-176. MANGANI, E., 1982, Adria (Rovigo). Necropoli in località Cà Garzoni Prima campagna di scavo 1966, "Notizie degli Scavi di Antichità", pp. 5-108. MAZZEO SARACINO, L., 1977, Russi (Ravenna), campagna di scavo 1971,"Notizie degli Scavi di Antichità", pp. 5-156. MOREL, J.P., 1981, Céramique campanienne. Les formes, Roma. NEGRELLI, C., 1996, III.2.3.1. Ceramica a vernice nera, in Castel San Pietro e il territorio Claternate. Archeologia e documenti, a cura di J. Ortalli, Castel S. Pietro Terme, pp. 77-85. PIOLANTI, O., 1984,'Ariminum'. Area Rastelli-Standa, 1961. Materiali II, in Cultura figurativa e materiale tra Emilia e Marche. Studi in onore di Mario Zuffa, Rimini, pp. 325-351. 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