Speleologia Emiliana N° 12/13 - Anno XXVII - XXVIII -  IV serie - 2001/2002, rivista della Federazione Speleologica Regionale dell'Emilia Romagna.

   
LA GROTTA DELLA BEFANA
   
Fabrizio Fioralli (Ronda Speleologica Imolese)
       

E' il 6 gennaio 2001 quando durante una battuta esterna nella zona del Monte Penzola notiamo che quella che sembra una valle che scende tra due dossi di gesso verso il fiume Santerno è in realtà una dolina, sul cui fondo si apre una piccola cavità dalla quale esce una forte corrente d'aria.  

Torniamo dopo qualche giorno e con una piccola disostruzione ci troviamo all'interno della Grotta della Befana (nome derivato dal giorno in cui è stata trovata).

Dopo la discesa di due saltini di 4 e di 3 metri e la percorrenza non troppo agevole di una quarantina di metri di uno stretto e fangoso cunicolo, ci troviamo su un bel pozzo di 12 metri, alla base del quale si diparte uno stretto meandro.

Quest'ultimo, con non pochi sforzi e con un fastidioso bagno nel fango, conduce ad un ampio salone di interstrato, alla base del quale troviamo un grosso collettore, percorribile verso valle ma non verso monte, in quanto l'acqua che lo attraversa viene in parte dal meandro da cui siamo discesi ed in parte da un piccolo sifone, assolutamente scoraggiante.

Verso valle si procede lungo una grande galleria molto lavorata dall'acqua e in alcuni punti alta anche più di 10 metri, con il pavimento completamente concrezionato in cui l'acqua scende attraverso una serie di vaschette.

Il nostro cammino è accompagnato da un odore sempre più intenso di zolfo e da una presenza sempre più massiccia di cristallizzazioni gessose sulle pareti; dopo pochi metri ci troviamo di fronte ad una risorgenza di acque sulfuree, circondata da caratteristiche concrezioni variamente colorate e ricoperte da una miriade di cristalli che le rendono luccicanti.

Ben presto ci imbattiamo in una serie di ambienti di crollo che rendono più faticosa la progressione e ci costringono a girare in alto in zone fossili.  

Più a valle poi l'acqua si infila in una stretta condotta impraticabile, ma lungo tutto il collettore nelle zone alte ci sono ancora camini da risalire ed alcuni arrivi d'acqua.

Pochi mesi dopo un'ulteriore battuta esterna porta all'esplorazione di un'altra cavità che si apre pochi metri più in basso dell'ingresso della Befana.  

Attraverso una grossa spaccatura si accede ad un piccolo saltino di 4 metri, si scende lungo l'interstrato fino ad un pozzo di 10 metri alla base del quale, con nostra sorpresa, troviamo un torrente di dimensioni simili a quello della Befana e con la stessa abbondanza di concrezioni sul pavimento che si infila in una stretta fessura.

E' il ramo a monte della Befana, quello cioè che alimenta il piccolo sifone alla partenza del collettore.

Dopo alcune disostruzioni riusciamo a percorrerlo, verso monte, per varie centinaia di metri, lungo svariati rami che sono tutt'ora in fase di esplorazione.  

Uno di questi rami ci porta presto alla scoperta di un nuovo ingresso, che si apre alla base della parete rivolta verso la valle del Santerno.

La Grotta della Befana arriva alla sua attuale estensione (1200 metri rilevati più vari rami ancora in fase di esplorazione) dopo il collegamento con questa seconda cavità.  

Guardando infatti il P12 della Befana dal basso si intravvede una rientranza della roccia a 8-10 metri d'altezza che, raggiunta con una breve risalita in artificiale, si rivela essere l'arrivo di un meandro fossile che ci conduce su un altro pozzo parallelo che scendiamo per circa 8 metri.

Eliminando il detrito che pavimenta quest'ultimo pozzo riusciamo ad aprire uno stretto varco verso il basso, che immette su un grande ambiente e di lì a poco ci accorgiamo di esserci già stati.

Scendendo in fondo alla sala ci troviamo infatti nel punto dove spariscono le acque all'interno della cavità che si sviluppa a monte della Befana; la congiunzione è fatta.  

Pochi mesi più tardi l'ennesima battuta alla ricerca delle risorgenze di tutto il sistema porta i suoi frutti con la scoperta della Grotta di Ca' Paradisa, che si apre proprio a livello del piazzale dell'omonima vecchia cava.

Qui ritroviamo le acque del sistema che escono da una stretta condotta molto simile a quella che troviamo al fondo della Befana (siamo a soli 60 metri in pianta) e si insinuano tra i detriti che costituiscono il piazzale di cava.  

E' presumibile che l'ultima parte della grotta sia stata "mangiata" dalla cava, che ha visto la fine della sua attività nei primi anni venti.

L'intero sistema ha comunque ancora varie incognite, specialmente per quanto riguarda i rami verso monte, caratterizzati da correnti d'aria molto forti e stagionalmente da notevoli apporti d'acqua.

E' nostra intenzione inoltre effettuare al più presto uno studio più approfondito della zona sulfurea, per avere un quadro idrogeologico più completo del sistema carsico della Befana.

      

Speleo GAM Mezzano (RA)