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FENOMENI CARSICI AL MARGINE E NEL SOTTOSUOLO DEL CENTRO STORICO DI BRISIGHELLA
Gian Paolo Costa e Luciano
Bentini
Non v'è dubbio che Brisighella costituisce un esempio non comune di integrazione tra ambiente antropico ed ambiente naturale. E ciò anche se (ma forse qualcuno potrebbe sostenere paradossalmente... proprio perché...) nel corso dei secoli i brisighellesi sono intervenuti con mano indubbiamente assai pesante sui famosi rilievi gessosi, i Tre Colli, che fanno da scintillante e coreografica quinta al centro storico. L'azione distruttrice delle cave di gesso, le urbanizzazioni recenti e le opere più varie connesse a queste ultime non hanno, almeno fino ad oggi, alterato in maniera irreversibile quei lineamenti geomorfologici particolari, per alcuni aspetti unici, sui quali Brisighella si è storicamente modellata con risultati di grande fascino. Nondimeno potrebbe rivelarsi esiziale l'incapacità altrettanto storica degli amministratori brisighellesi di sanzionare in modo definitivo ed irrevocabile l'incompatibilità tra vocazione turistico-termale della città ed attività estrattiva, mettendo la parola fine ad una azione demolitrice che proprio in quest'ultimo decennio ha prodotto gli effetti più deleteri.
Il centro storico di Brisighella sorge all'estremo margine della Vena del Gesso romagnola vera e propria, sul bordo orientale dell'affioramento gessoso denominato informalmente «Gessi di Brisighella» (esteso tra il cosiddetto Manicomio a O-NO e la valle del Lamone ad E-SE). Ai piedi dei Tre Colli, sui quali il santuario del
Monticino, la rocca e la Torre dell'Orologio appaiono materializzazione allegorica di sapore altomedioevale della triade dei poteri (religioso, militare e politico) che da sempre sovrintendono alla vita sociale dell'uomo, solo una piccola parte degli edifici del nucleo più antico di Brisighella ha fondazioni interamente o parzialmente sul gesso; è il caso degli edifici a nord di via Spada, via Naldi e piazza
Marconi. Singolare la situazione
del lungo manufatto sul quale corre la via degli Asini, ancorata al gesso posteriormente ma il cui fronte appoggia su colluvioni all'apice di una conoide
limoso-argillosa. Su questa conoide alluvionale, che degrada a raccordare la base del rilievo gessoso con il più basso terrazzo fluviale del terzo ordine sorge gran parte della Brisighella medievale.
Non è necessario allontanarsi molto dall'abitato per incontrare le morfologie carsiche che sono tipiche delle aree gessose: alcuni dei fenomeni più interessanti e significativi dell'intera Vena del Gesso si trovano a così breve distanza da Brisighella da interagire con la realtà urbana. Il geografo Olinto Marinelli dedica un paragrafo del suo lavoro del 1917 sui Fenomeni carsici delle regioni gessose d'Italia
(1) ai «trabuchi di Brisighella» soffermandosi in particolare proprio sulle
doline-inghiottitoio più prossime al centro storico. Queste si aprono tuttora, anche se nel frattempo sono avvenute modifiche consistenti, sul fondo della «valle cieca della Tana della Volpe», delimitata a sud e a sudest dai colli del Monticino e della rocca e cinta per gran parte del perimetro dalla strada provinciale
Limisano-Monticino, che corre sullo spartiacque dell'impluvio. Ecco cosa scrive il
Marinelli:
"Le cavità, delle quali è traccia anche sulla tavoletta Brisighella dell'Istituto geografico militare, sono più che altro voragini, dalle forme piuttosto
irregolari, le quali si inabissano, talora immediatamente da un pendio gessoso, tal altra nel fondo di cavità imbutiformi, ovvero di piccoli bacini, formati da vallecole convergenti, in ogni caso vengono dette localmente «trabuchi». I due più vicini a Brisighella (vedi fig. 22.a)
(2) si trovano fra i gessi e le argille, e raccolgono le acque di brevi torrentelli su queste scorrenti, in modo che assumono la funzione di inghiottitoi rispetto ai corrispondenti bacini torrentizi. Hanno bocca ristretta, irregolare, e sembra siano abbastanza profondi."
Le esplorazioni speleologiche effettuate nel corso degli anni successivi (1933-34; 1957-59; 1981-82) hanno permesso, come vedremo
in seguito, di meglio delineare l'importanza speleo-idrologica dell'area.
La valle cieca della Tana della Volpe è affiancata ad est da un impluvio pressoché gemello, nel quale le acque meteoriche alimentano un
corso d'acqua periodico oggi per la maggior parte del suo corso tombato intorno al 1425 (comunicazione personale dell'ingegner G. Ferro): il
rio della Valle. Il rio della Valle in passato sboccava sulla conoide alluvionale di Brisighella attraverso una forra nel gesso verosimilmente angusta e costituiva una linea di cesura di una certa importanza per l'abitato. Ai giorni nostri il rio della Valle «scompare» a monte del teatro,
sul retro del palazzo Comunale; l'acqua viene a giorno solo nel punto in cui il rio si immette nel fiume Lamone. Del rio della Valle, e di un «caso strano e del tutto nuovo» ad esso legato, parla diffusamente Antonio Metelli
(3) nella sua Storia di Brisighella e di Valle di Amone (1872).
Quest'evento, secondo l'autore, «sebbene innocente fu cagione di molto spavento e poteva essere gravido di grandi sventure»; si verificò il 15 marzo 1830, dopo un inverno talmente rigido che «pareva di essere non già sotto il cielo della mite Italia ma della gelata ed ultima Siberia.
E, veramente il freddo vi era tanto crudo ed atroce che di bel mezza dì il termometro di Réaumur segnò più volte quattordici gradi sotto il gielo». Come a volte accade la tragedia, per fortunata assenza di vittime, si trasforma in farsa. Ma sentiamo ancora il Metelli:
"Sotto lo stesso monte della Selva ma nel fianco che guarda la Terra [= Brisighella] havvi un ricurvo seno dentro cui si precipitano le acque che si versano da que' gioghi, appiè del quale si stende un piccol piano che chiuso da ogni parte fra le pendici de' monti imbocca contro l'abitato. Il luogo dai paesani è detto la Valle, e quanto in esso si accoglie o vi cade dal cielo tutto il rio di quel nome con breve e rapido corso porterebbe sulle vie della Terra, se non che vi fanno argine le case nelle quali sta aperta una bocca che ingojandolo lo mena per sotterraneo cammino fin sotto al palagio della Comunità e lungo la pubblica piazza, di dove poi pigliata la svolta se n'esce dall'abitato per andarsi a scaricare nell'Amone. Avendo i tepidi soli del Marzo incominciato a disciogliere le nevi che intorno a quella chiusa e riposta forra si erano accumulate durante la vernata, accadde che strisciando esse giù dai monti e dalle rupi si ripiegarono ed ammassarono insieme rincontro al foro, dove lungamente dimorando vennero i ghiacci misti alle acque della neve che si liquefaceva, a poco a poco ad intrudersi dentro quel vano, e corsi per la ripida scesa fin sotto al cominciare della piazza, ivi perduto ogni impeto si arrestarono facendo di sè argine alle acque che dietro vi crebbero in pelago. I Brisighellesi non s'accorsero di quanto era avvenuto sotterra, la qual cosa era facile a prevedersi dal non veder sgorgarfuori le acque, ma nessuno fatalmente vi badò, chè se avveduti se ne fossero avrebbero a furia rotti i volti sotto la piazza pel tentare di abbattere il funesto argine che poteva produrre amarissimi casi. Intanto le acque vi stagnavano dentro in istrana forma e riempiuto il vano che era sottoposto al palagio della Comunità andavano per quella cavità salendo fin presso all'apertura, dalla bocca della quale poi rigurgitando si distendevano in ampio lago che nascosto sotto la neve minacciava coll'enorme peso di crollare le case e di aprirsi una via sulle loro rovine. Ma o che esse avessero sotto maggior saldezza di quella che al di fuori appariva per esser forse situate sulle antiche mura della Terra, o che il peso delle soprapposte acque con maggior forza premesse contro i volti del rio che scorre sotto al pubblico palagio, quando ognuno meno se lo pensava, anzi mentre alcuni se ne stavano davanti a quello musando, altri raccolti in crocchi sulla piazza e lungo la via che conduce alla piazzetta s'intrattenevano a cianciare intorno alle cose del tempo o alle domestiche faccende, ecco sbucar fuori con grandissimo impeto dalle porte del medesimo una torbida piena e spartendosi in due rami scendere con uno ad inondare la piazza, coll'altro traboccar giù verso la piazzetta seco portando panche, bariglioni, ceste, mastelli con quant'altro ebbe trovato davanti alle botteghe. A quel primo e subitaneo fragore scossosi ognuno e viste due porte del palagio versare a piena gola come due urne di fiumi, se ne fuggirono tutti a furia e si ripararono ai portici che per fortuna vi erano assai più alti della via, e fu veramente un benigno riguardo del cielo che in quell'ora e su quel luogo non andassero a zonzo femmine e fanciulli, (...) ma bene invece si empierono tutte le volte, sicchè le botti vote notavano nell'acqua e cozzavano contro il sommo degli archi, abbandonate le sedi che avevano premute prima. Cessata poscia quella piena e rifattisi gli animi dallo spavento cominciò in luogo dell'acqua ad uscire dalle porte una densa e tenace melma che impiastrando il ciottolato corse da un lato all'altro della Terra, il perchè non solo durossi qualche tempo a non poter calcare le limose vie, ma anche dopo nettate per opera del pubblico conservarono lungamente impressi i segni del loto che fra sasso e sasso insinuatosi generava fanghiglia."
1. La valle cieca della Tana della Volpe
La valle mutua il nome dagli inghiottitoi (Buchi della Tana della Volpe)
(4) e dal relativo condotto ipogeo attraverso il quale le acque meteoriche sono drenate verso il centro storico di Brisighella
(5). Dei quattro inghiottitoi esistenti ai tempi delle esplorazioni speleologiche del triestino Giovanni Mornig, tra i quali i «trabuchi» già ricordati dal Marinelli, solo un ingresso alto della Tana della Volpe è oggi praticabile con una certa difficoltà sul fondo della dolina ancora esistente. L'altra dolina fu oggetto di interventi di bonifica nella seconda metà degli anni venti. La depressione venne colmata grazie alla realizzazione di un pozzo di drenaggio impostato sull'ingresso a pozzo naturale; attraverso questo stretto passaggio, fino al 1982, era possibile calarsi nella «Tana». Una frana di argilla prima e successivi ingenti movimenti di terra ad opera della ditta «Gessi del lago d'Iseo», proprietaria della cava del Monticino, hanno ostruito questo accesso; il suo ripristino permetterebbe più agevoli sopralluoghi di controllo all'interno della «Tana».
L'acqua raccolta dalla Tana della Volpe alimentava attraverso una risorgente perenne il rio della Doccia che, al pari del rio della Valle, incideva a cielo aperto la conoide di Brisighella. Attualmente
l'antica risorgente è osservabile attraverso una apertura verticale, chiusa da uno sportello metallico, in via Saletti di fronte al numero civico 5.
La portata del torrentello della Tana della Volpe è assai influenzata dalle precipitazioni meteoriche e risente in tempi brevissimi di piovaschi e temporali. In estate la risorgente appare quasi asciutta essendo alimentata unicamente da una modesta venuta d'acqua visibile all'interno della Tana della Volpe nel punto in cui la galleria si riduce ad una bassa fessura, circa cinquanta metri a monte della risorgente (sulla sinistra idrografica). Questo tratto terminale della grotta è stato percorso un'unica volta, il 25 settembre 1982 dagli speleologi faentini
(6). La distanza in linea d'aria tra inghiottitoi e risorgente è di circa 400 metri.
Il ramo principale della grotta è costituito per lo più da un'alta e stretta galleria meandriforme, dalla sezione caratteristicamente sinuosa (fig. 2).
2. La valle cieca del rio della Valle
Questa valle, come la precedente, è in pratica un bacino calanchivo argilloso al confine tra la formazione Gessoso-solfifera e le Argille azzurre plioceniche stratigraficamente soprastanti.
Pur non essendo una valle cieca in senso stretto, si può dire che i lavori di bonifica realizzati in questo secolo (costruzione di una briglia in cemento a monte del Municipio e del teatro di Brisighella), abbiano accentuato i caratteri morfologici che giustificano una tale denominazione. Un fosso subaereo drena le acque della Valle solo in occasione di precipitazioni di un certo rilievo. Di norma l'acqua scompare nei pressi di un modesto affioramento gessoso ubicato 120 metri a nord del teatro e ricompare, in un punto imprecisato del cunicolo, sotto il palazzo Comunale, sottopassando la briglia. Inoltre è molto probabile che anticamente l'acqua a ridosso dell'abitato si aprisse la strada in una stretta forra nel gesso e che esistessero, ancora in epoca storica, massi a guisa di ponti naturali se non brevi tratti ipogei. Infatti l'area gessosa tra la rocca e la Torre dell'Orologio è stata in più riprese, fino a tutti gli anni venti, soggetta ad escavazione di minerale, come testimoniano la morfologia delle pareti ed in particolare i blocchi tagliati visibili tra la vegetazione ai piedi del colle della rocca.
2.1. Quadro idrologico generale
Dal 13 agosto 1964 la parte più antica e ricca di fascino di Brisighella è soggetta, a seguito della «relazione
Pellizzer» del 10 novembre 1955, a Decreto di trasferimento (Decr. Pres.
Repubb. n. 950, 13 agosto 1964). Tra gli edifici a rischio da abbandonare perché, secondo
Pellizzer, minacciati da fenomeni carsici che minerebbero la sottostante roccia gessosa, vi sono il Municipio, il teatro, il fabbricato della via degli Asini. Ovviamente tale decreto non sortisce alcun effetto pratico, se non quello di innescare una serie di ricerche geologico-geognostiche finalizzate ad una migliore conoscenza del sottosuolo del centro storico di Brisighella, ricerche volute dall'amministrazione comunale per verificare la possibilità di risolvere i problemi statici delle costruzioni in questione attraverso il consolidamento delle strutture anziché ricorrendo al «trasferimento».
Le indagini espletate nel corso degli anni confermano l'opinione concorde dei vari tecnici che si sono di volta in volta occupati della questione
(7). Le lesioni rilevabili in diversi vecchi ed antichi edifici, oltre a dipendere dai sistemi costruttivi e dai materiali utilizzati
(pezzame gessoso, laterizi e grossi ciottoli arenacei legati con malta ricca di granuli di gesso), sono conseguenza dell'azione fisico-chimica esercitata dalle acque meteoriche e di infiltrazione contro le strutture murarie di fondazione, ma soprattutto nei confronti dei sedimenti di conoide sui quali poggiano, per intero o in parte, gli edifici del centro storico di Brisighella. I sondaggi geognostici eseguiti nel 1971
(8) e nel 1976 (9) hanno permesso di verificare che questi terreni alluvionali poggiano a loro volta sulla Formazione
marnoso-arenacea; pertanto, sono
senz'altro da ridimensionare eventuali rischi derivanti da evoluzione di fenomeni carsici.
La quantità d'acqua che scorre nel sottosuolo del centro storico di Brisighella è senz'altro notevole, soprattutto in alcuni periodi dell'anno, e ciò a causa, come si è visto, della presenza delle due valli cieche. Tali bacini imbriferi misurano in totale 26,50 ettari e sono pressoché identici per superficie e natura
litologica. Assumendo un valore medio annuale di 732,6 mm di pioggia caduta (anni 1980-1981)
(10) ed ammettendo, ad esempio, un coefficiente teorico di deflusso di 0,30 si può quantificare il volume d'acqua annuo drenato dalle due valli attraverso la Tana della Volpe ed il rio della Valle in 58.242
mc. A questo apporto si sommano le acque bianche e nere delle reti acquedottistiche e fognaria. Quale percentuale di tutta l'acqua che percorre canalizzata il sottosuolo di Brisighella fuoriesca accidentalmente dalle condutture non è dato sapere. Che perdite esistono o possono verificarsi è un dato di fatto: nel recente passato sono state rilevate, ad esempio, infiltrazioni d'acqua all'esterno di edifici nell'area sottostante la risorgente della Tana della Volpe; non sono mancati, anche se di modeste dimensioni, cedimenti subitanei di sede stradale causati da asportazione selettiva di materiale in profondità, a seguito di perdite di acque bianche
(11)
3. Commento alle figure
La fotografia panoramica e il disegno esplicativo di figura 3 offrono una visione d'insieme dell'area interessata da fenomeni carsici a ridosso del centro storico di Brisighella. Al margine sinistro della foto (3 a) compare una piccola porzione della attuale zona di cava del
Monticino: è ben visibile il limite gesso miocenico/argille plioceniche (= trasgressione marina pliocenica). Tra il colle del santuario del Monticino ed il colle della rocca si apre la valle cieca della Tana della Volpe, la cui morfologia naturale appare già devastata dalla discarica di materiale
"di risulta" da parte della cava di gesso attiva a ridosso del santuario del
Monticino. Per anni l'accesso artificiale alla Tana della Volpe è rimasto ostruito a seguito di una frana staccatasi dal versante sinistro (destro nella foto) della valle nel febbraio 1982. Tra il colle
della rocca e quello della Torre dell'Orologio vi è la valle cieca del rio della Valle (3 a-C), allo sbocco della quale, a cavaliere del rio, sorge il palazzo Municipale con annesso teatro. Nel disegno esplicativo (3 b) il gesso, affiorante ed in sezione, è stato evidenziato in grigio; lo spaccato esemplifica l'assetto geologico locale e permette di osservare l'andamento del collettore ipogeo. Il contatto tra Formazione marnoso-arenacea e Formazione gessoso-solfifera a SW del Monticino appare di natura tettonica. La Tana della Volpe si sviluppa parallelamente alla faglia
WNW/ESE che divide i «gessi» del Monticino da quelli della rocca. Una seconda faglia, con la medesima direzione, separa il colle della rocca dal colle della Torre dell'Orologio. Pertanto questi ultimi due rilievi si configurano come scaglie embriciate al margine orientale della Vena del Gesso romagnola. Lo schema geologico-tettonico (3 c) dell'area in oggetto è tratto da Marabini -
Vai (1984) (12).
In figura 4 sono riportate le ubicazioni dei sondaggi geognostici eseguiti negli anni settanta nel centro storico di Brisighella e quelli che dovevano essere gli antichi tracciati a cielo aperto del rio della Doccia e del rio della Valle.
Le immagini proposte nelle figure 5 e 6 sono esemplificative del ruolo che le cave hanno esercitato per secoli nel modellamento del paesaggio gessoso di Brisighella. L'immagine
in figura 5a risale con tutta probabilità agli anni venti, poiché pare antecedente ai lavori di sistemazione idrogeologica nella valle della «Volpe»
(13). L'attività estrattiva era allora in atto al margine orientale della valle
(14). La figura 5b, scattata nel 1990, mostra l'imponente briglia superiore e parte della discarica della attuale cava che senza dubbio ha causato le alterazioni più pesanti ed irrazionali in tutto l'arco della storia mineraria di Brisighella. In figura 6 sono visibili lavori di cava alle pendici del colle della Torre dell'Orologio in corso d'opera
(6a) e residuali (6b).
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| Fig.
1 |
Fig.
2 |
Fig.
3a |
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| Fig.
3 b-c |
Fig.
4 |
Fig.
5a |
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| Fig.
5b |
Fig.
6a |
Fig.
6b |
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Fig.
1- La regione dei trabuchi di Brisighella, secondo Marinelli
(1917, cit.) |
Fig.
2 - Tana della Volpe, erosioni laterali nel ramo principale
della grotta |
Fig.
3a - Veduta del Centro Storico di Brisighella e della
retrostante area carsica |
Fig.
3b-c - Veduta
del Centro Storico di Brisighella e della retrostante area
carsica: assonometria e sezioni illustrative (b); situazione
geologico-tettonica e schematica (c) |
Fig.
4 - Ubicazione dei sondaggi geognostici effettuati negli anni
sessanta nel centro storico di Brisighella |
Fig.
5 - Attività estrattiva nella valle cieca della Tana della
Volpe negli anni '20 (a) e negli anni '80 (b) |
Fig.
6a - Vecchi fronti di cava alle pendici nordoccidentali del colle della Torre dell'Orologio, in una foto di A. Cassarini (1847-1929) conservata presso la fototeca del museo del Lavoro contadino di
Brisighella |
Fig.
6b - La situazione attuale: i lavori di estrazione del gesso hanno portato alla distruzione di alcune case a ridosso della torre |
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4. Conclusioni
Brisighella è sorta, si è sviluppata e vive in un contesto ambientale di suggestiva bellezza al quale è legata da rapporti di interazione strettissimi, nel caso specifico paradigmatici. Questi rapporti debbono essere saggiamente governati nei due sensi: natura-uomo e uomo-natura. Se, ad esempio, è importante controllare in tempo reale l'evoluzione dei
fenomeni carsici presenti nell'area e la corretta regimazione delle acque, è altrettanto importante sanare per quanto possibile e seguendo criteri di rispetto naturalistico le ferite tuttora aperte a ridosso dell'abitato. Ad interventi per altro già ipotizzati dal «piano di recupero Vai»
(15), finalizzati al recupero dell'area di cava del Monticino, potrebbero affiancarsi operazioni solo in apparenza estetiche che mirino a ricucire abitato ed ambiente naturale dove ciò si renda necessario: è il caso della valle del rio omonimo, la cui parte terminale potrebbe essere trasformata in parco pubblico/giardino botanico ospitante tutte le specie tipiche della locale area
gessoso-calanchiva. Analoghi interventi di restauro paesaggistico dovrebbero interessare il fianco orientale del colle della Torre dell'Orologio, intaccato da lavori di cava da raccordare al centro urbano attraverso opere di «bonifica» e riqualificazione naturalistica.
E presumibile che Brisighella non abbia ancora compiutamente espresso il proprio potenziale in campo
turistico-culturale; è indubbio che nel settore della tutela dell'ambiente, quand'anche funzionale alla valorizzazione turistica, Brisighella ha accumulato ritardi assai consistenti. Tra l'altro rinunciando in tempi non sospetti con scarsa lungimiranza al ruolo di capofila tra i comuni territorialmente interessati alla realizzazione del parco regionale della Vena del Gesso, ruolo che fin da oggi ed ancor più nel prossimo futuro si sarebbe dimostrato utile e pagante. Ma in ciò purtroppo Brisighella non costituisce un'eccezione nel nostro Paese.
Note
(1) O. MARINELLI, Fenomeni carsici nelle regioni gessose d'Italia, «Memorie geografiche» di Giotto
Dainelli, n. 34, Firenze 1917, pp. 311-312.
(2) La figura citata dal Marinelli (1917, cit.) è riprodotta nel presente lavoro come figura 1.
(3) A. METELLI, Storia di Brisighella e della Valle di Amone, p.
II, vol. IV, Faenza 1872, pp. 131-135.
(4) G. MORNIG, Grotte di Romagna, «Speleologia emiliana. Memorie», 1 (1957) (ed.1995).
(5) G.P. COSTA - R. EVILIO, Morfologia subaerea ed ipogea del sistema carsico Tana della Volpe (102 E/RA) nei gessi messiniani di Brisighella (Ravenna), «Le Grotte d'Italia», 4,
XI (1983), pp. 293-303.
(6) COSTA-EVILIO, Morfologia subaerea ed ipogea, cit. I dati catastali della Tana della Volpe (102 E/RA) sono i seguenti: I.G.M.: F. 99-I-SO (Brisighella), Lat. 44°13'33", Long. 0°41'05". C.T.R.: El. 239144 (Monte Nosadella) Lat. 44°13'36"55, Long. 11°46'07"16: quota d'ingresso m 185, sviluppo m 726, dislivello m 73.
(7) V. COTECCHIA, Relazione geologico-tecnica sulle cause dei dissesti prodottisi nella parte più antica del centro storico di Brisighella, relazione all'Ufficio tecnico comunale di Brisighella (d'ora in poi
UTCB), 1976.
(8) P. CASAMASSIMA, Indagini geognostiche del sottosuolo eseguite nel centro storico del Comune di Brisighella, relazione all'UTCB, 1971.
(9) ANFO-SONDA, Sondaggi geognostici eseguiti in Brisighella, relazione all'UTCB 1976.
(10) Dati rilevati dal Consorzio di Bonifica di Brisighella.
(11) G. P. COSTA, Rapporti tra tettonica e speleologia nei Gessi di Brisighella, Tesi di
laurea in Scienze geologiche, Università degli Studi di Bologna, Bologna 1982.
(12) S. MARABIN[ - G.B. VAI, Analisi di facies e macrotettonica nella Vena del Gesso in Romagna, «Bol1. Soc. Geol. Ital.», 104 (1985), pp. 21-42.
(13) Fotografia gentilmente messa a disposizione dall'archivio del Consorzio di bonifica di Brisighella (attualmente sezione del Consorzio di bonifica della Romagna occidentale).
(14) Anche il margine sud-occidentale fu in passato oggetto di coltivazione mineraria: una cavità meandriforme, decapitata dalla attività estrattiva, è attualmente utilizzata come cantina dalla vicina abitazione. Questo relitto ipogeo sottopassa il ripido
stradello che porta al santuario del Monticino, sviluppandosi ad una quota notevolmente superiore rispetto al ramo attivo della Tana della Volpe.
(15) L'amministrazione comunale di Brisighella ha recentemente fatto proprio un piano di recupero redatto dai
proff. Gian Battista Vai e Carlo Elmi (1989) del dipartimento di Scienze geologiche della università di Bologna, che prevede la chiusura definitiva della cava del Monticino entro il 1995. |