| Ipoantropo - Bollettino del Gruppo Speleologico Paletnologico Gaetano Chierici di Reggio Emilia, Collana Argomenti 7 - Anno 1987 - Guida alle più note cavità dell'Emilia Romagna |
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LA TANACCIA (114 E/RA) |
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a cura di Gianpaolo Costa e Roberto Evilio |
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STORIA
DELLE ESPLORAZIONI SPELEOLOGICHE ED ARCHEOLOGICHE La
Tanaccia di Brisighella viene catastata nel giugno del 1934 da Giovanni
Bertini "Corsaro" Mornig e da questi, pochi mesi dopo,
dedicata ad un cronista dei "Resto del Carlino", Gianni di
Martino. Mornig, lo speleologo triestino che tra gli anni 1934 e '35
percorse la Vena del Gesso romagnola esplorando, rilevando e catastando
diverse decine di cavità, conosce all'epoca solo la caverna iniziale
della grotta ed il ramo fossile che da questa si diparte in direzione NE
(Buchi del Torrente Antico, 115 E/ RA). Il
ramo attivo del complesso della Tanaccia (Tanaccia, 114 E/RA) viene
scoperto ed esplorato quasi venticinque anni più tardi, il 10 maggio
1958, dagli speleologi faentini, che il 15 agosto dello stesso anno
effettuano il collegamento Grotte Biagi e Brussi/Tanaccia dopo aver
forzato una stretta e naturalmente fangosa fessura. Della
primavera 1980 è la realizzazione dell'attuale rilievo topografico,
tuttora in corso di perfezionamento, eseguito con teodolite e
finalizzato allo studio di una possibile "valorizzazione"
turistica della grotta: vengono apposti nell'occasione numerosi
caposaldi quotati verticali ed orizzontali. Le
ricerche archeologiche nella caverna d'accesso della Tanaccia iniziano
anch'esse con Mornig il quale, nel 1935, rinviene in un angusto ambiente
laterale presso l'ingresso diversi recipienti fittili integri capovolti,
e di essi dà immediata notizia in un articolo pubblicato sul
"Corriere Padano" (27 maggio 1935). Scavi ufficiali a cura
della Soprintendenza Archeologica sono effettuati negli anni 1955 '56:
si raccolgono materiali fittili, di selce (lame, punte di freccia), in
osso (strumenti ricavati da coma di cervo e capriolo, denti di canide
forati), martelli litici integri e frammentati, un'accettina in pietra
verde, una perlina di steatite e materiali in metallo (ascia piatta,
spillone). Alla
luce dei dati attuali la frequentazione umana della Tanaccia, limitata
alla caverna iniziale, appare risalire probabilmente alle fasi finali
dell'Eneolitico, con punti di particolare intensità nel Bronzo antico
(1600-1900 a.C. circa); infatti tra la produzione vascolare si DATI
CATASTALI Denominazione:
Grotta Tanaccia di Brisighella, appartiene all'omonimo complesso del
quale fanno parte: 114E/RA
La Tanaccia 115
E/RA Buchi del Torrente Antico 116
E/RA Grotta Biagi A e B 380
E/RA Grotta Brussi 536
E/RA Buco 1 sotto Ca' Varnello. Provincia:
Ravenna; Comune: Brisighella; Località: Ca' Cavulla. Cartografia:
I.G.M. (1:25000) 99-1-SO Brisighella; C.T.R. (1:5000) 339144 Monte
Nosadella. Latitudine:
44° 13' 43"; Longitudine: 11° 42' 36". Quota ingresso: m.
242. Sviluppo:
m. 1750 circa (complesso). Dislivello:
m. 100 circa (complesso). CENNI
DI GEOLOGIA La
Tanaccia si apre nei cosiddetti "Gessi di Brisighella" del Miocene
superiore (Messiniano 6,5 - 5,5 M.A) che possono essere considerati
l'affioramento più orientale della Vena del Gesso romagnola in senso
stretto.. I
gessi di Brisighella si estendono per circa 2 Km. con direzione W-NW /
S-SE tra le case Trebbo e Varnello, a ridosso delle doline Biagi e
Brussi, e le pendici del Colle sul quale sorge la Torre dell'Orologio
(il centro storico di Brisighella è parzialmente fondato sul gesso). La
larghezza planimetrica massima dell'affioramento si ha proprio nella
area della Tanaccia e dei Buchi del Torrente Antico (600 m.). La
successione stratigrafica locale è costituita, nell'ordine, dalla F.
Marnoso-arenacea, la F. Gessoso-solfifera romagnola e dalle Argille
plioceniche. Come è osservabile sulla carta allegata la fascia dei
"Gessi" non mostra tracce di circolazione idrica superficiale
mentre compaiono grotte e doline senza soluzione di continuità. Le
stesse anse disegnate dalle curve di livello nella zona soprastante la
Tanaccia sono indotte dalla presenza di numerose doline particolari,
nella fattispecie prive della parete Nord e riempite di terreno
agricolo.
LINEAMENTI
GENERALI Il
tratto della grotta che viene normalmente percorso è pressoché
suborizzontale ed il torrente che vi scorre ha un corso sinuoso. Questo
stato di equilibrio è in ogni caso retaggio del passato: il livello di
base attuale è infatti diverse decine di metri più basso, e l'acqua lo
raggiunge attraverso alcuni pozzi verticali ai piedi della frana
attraverso cui si accede alla grotta. Nonostante non siano mai stati
compiuti studi approfonditi l'andamento e la morfologia della grotta
sembrano indicare l'esistenza di due famiglie principali di fratture
della roccia gessosa: l'una con direzione circa SSW/NNE e l'altra
ortogonale. La prima è evidente soprattutto nel tratto iniziale delle
gallerie, la seconda in prossimità delle sale terminali. Le due
famiglie di fratture sono parallele a faglie di una certa importanza
ubicate a S ed a E della grotta. L'ampia ansa caratteristica della
planimetria della Tanaccia è da mettere in relazione al locale assetto
a "reggipoggio" dei banchi di gesso. NOTE
DI IDROLOGIA Il
bacino di alimentazione del torrente che scorre in Tanaccia è ubicato
nella zona di affioramento della Formazione Marnoso-arenacea che separa
i "Gessi di Brisighella" dai limitrofi "Gessi di Rontana
e Castelnuovo". Significativi
in proposito appaiono i depositi sabbiosi di cui è ricca la cavità. Le
acque meteoriche e di almeno un paio di sorgenti locali vengono
letteralmente catturate e sottratte al collettore cui sarebbero
destinate dallo spartiacque superficiale, il torrente Sintria, dalle
doline Brussi, Biagi (in misura minore) e dal Buco I sotto Ca' Varnello,
la cui importanza è notevolmente aumentata rispetto al passato causa la
deviazione del fosso che scaricava nella dolina Biagi, da alcuni anni
irregolarmente "bonificata". Attraverso la risorgente del
complesso le acque ipogee raggiungono il rio delle Solfatare e
successivamente il fiume Lamone. Da sottolineare come, mentre il corso
d'acqua della Tanaccia risulta privo d'acqua nella stagione estiva, la
risorgente sia perenne; in essa confluiscono infatti le acque raccolte
dalla soprastante dorsale gessosa. Acqua corrente è stata osservata in
periodo estivo nel tratto terminale del Buco di Alien, immediatamente
soprastante i Buchi del Torrente Antico sotto i quali si è realizzato
un profilo di equilibrio più recente rispetto a quello
"fossilizzato" in Tanaccia. PROBLEMI
APERTI La
Tanaccia è una grotta assai poco studiata. Lo stesso rilievo
topografico necessita di completamenti, anche per meglio definire il
reale dislivello del complesso; ad esempio solo di recente si è entrati
nella grotta Biagi attraverso il Buco I sotto Ca' Varnello e questa
parte non è ancora stata rilevata. Nelle medesime condizioni sono
alcuni rami alti soprastanti le gallerie iniziali. Osservazioni
faunistiche sono in corso; da programmare controlli climatologici se avrà
un seguito la turisticizzazione della grotta. PER
SAPERNE DI PIU' COSTA
G.PAOLO (1981): Studi preliminari per la tutela e la valorizzazione
turistica della Tanaccia nei Gessi messiniani di Brisighella (Ravenna).
Grotte d'Italia (4) X: 271-279. FAROLFI
G. (1976): Tanaccia di Brisighella. Problemi cronologici e culturali.
Origini (X): 175-243. GRUPPO
SPELEOLOGICO CITTA' DI FAENZA, GRUPPO SPELEOLOGICO VAMPIRO (1964): Le
cavità naturali della Vena del Gesso tra il Lamone ed
il Senio. Faenza: 1 - 115. MORNIG
BERTINI G. (1934-35): "Catasto Mornig". Manoscritto inedito. MORNIG
BERTINI G. (1946): Fascino degli abissi. Trieste: 67-71. REGIONE
EMILIA-ROMAGNA, FEDERAZIONE SPELEOLOGICA REGIONALE (1980): Il
Catasto delle cavità naturali dell'Emilia-Romagna. Bologna: 1-249. PERCORRENDO
LA GROTTA Nel
descrivere sinteticamente un "percorso tipo" per la visita
della Tanaccia si farà costante riferimento ai punti numerati sul
rilievo allegato: La caverna d'accesso della Tanaccia è collegata al
ramo attivo della stessa da un tratto piuttosto disagevole tra massi in
frana. Il percorso inizia sulla destra della caverna e si sviluppa, dopo
una breve e leggera salita iniziale, tra grossi blocchi di gesso con una
serie di passaggi verticali alternati a tratti meno ripidi (punto 1 del
rilievo). Raggiunto
il livello di scorrimento dei torrente (in secca nei mesi estivi) si
procede verso monte scavalcando un grosso sasso incastrato obliquamente
(punto 2); dalla parte opposta l'acqua defluisce in un ramo della grotta
a sviluppo prevalentemente verticale, non indicato in fig. 4. Dopo
questo passaggio il percorso diviene più agevole, anche se in alcuni
punti della grotta è necessario avanzare chinati. Oltrepassata
una caratteristica vaschetta (punto 3), inglobata in una colata calcarea
e soggetta ad uno stillicidio perenne, si imbocca una stretta fessura
inclinata (punti 4 e 5) allo interno della quale si riconoscono evidenze
morfologiche, a livelli diversi, create da fasi successive di erosione
laterale. La fessura da accesso ad una piccola saletta sulla destra
idrografica: in questa zona il torrente supera con due salti una modesta
rottura di pendenza. Oltre la saletta inizia una serie di ampi ambienti
caratterizzati da depositi sabbiosi. Una di queste sale (punto 6) mostra
una tipica sezione triangolare; il soffitto, inclinato di circa 25° ,
è costituito dalla base del V banco gessoso mentre il piano di
calpestio, sub-orizzontale, coincide con il tetto del IV: il masso su
cui si cammina si è probabilmente staccato dall'alto a seguito
dell'azione erosiva del torrente sottostante. La più ampia delle
"sale delle sabbie" (punto 7) presenta sulla destra un
consistente deposito clastico eroso da un piccolo affluente che ha
inciso nella sabbia addirittura un meandro. I "riempimenti"
sabbiosi sono significativamente associati a pendenti gessosi. Ora
è necessario superare, strisciando parzialmente nell'acqua (o nel fango
se nel torrente non vi è deflusso di acqua), un bassissimo passaggio
che immette in una galleria sufficientemente larga e, con l'esclusione
della parte finale, molto sviluppata in altezza. Si raggiunge così il
più maestoso degli ambienti della Tanaccia, costituito da un ampio
salone di crollo. Costeggiando il fianco meridionale del
"salone" è possibile osservare il giunto di strato fra i
banchi di gesso V e VI. Salendo di quota si abbandona momentaneamente il
torrente per ritrovarlo poi sul fondo di un ripido scivolo (punto 9):
l'acqua sgorga da una stretta fessura e scompare pochi metri più a
valle sotto l'accumulo di massi che si è appena aggirato. Entrati in un
cunicolo sulla destra idrografica, è necessario, inerpicandosi per
alcuni metri sul fianco di un grosso blocco di roccia, raggiungere una
diaclasi ad andamento E-W inizialmente molto angusta ma un poco più
ampia all'altezza dei due pozzetti (entrambi verticali nel loro primo
tratto) che danno accesso alla sottostante galleria attiva, a monte del
"salone". Al termine della fessura (punto 10) si scende per
alcuni metri sulla sinistra e si avanza in ambienti relativamente
spaziosi ed a sviluppo verticale. In questo tratto si procede in
direzione opposta alla precedente fino a raggiungere e risalire un
ripido scivolo sabbioso-argilloso, sopra il quale un modesto camino
immette nella "sala piatta". Si tratta di una sala piuttosto
bassa ma estesa il cui soffitto, inclinato 25/30° circa, corrisponde
alla base del VII banco gessoso. Verso SE un ennesimo scivolo di sabbia,
da percorrere questa volta in discesa, conduce al "laghetto"
della omonima sala (punto 11): in realtà una modesta pozza d'acqua,
posta ai piedi di una bella colata calcarea bianca. Attraverso un
angusto passaggio si entra in una terza sala dal pavimento ricoperto di
blocchi di gesso (punto 12); sul lato settentrionale di questa sala si
apre un balcone dal quale è possibile scendere, superando un salto di
4/5 metri, nel "salone" e chiudere il percorso ad anello che
ha consentito la visita alle cosiddette "sale alte". Quest'ultimo
tratto costituisce senz'altro il passaggio più delicato, soprattutto
per la presenza di fango frammisto a guano di pipistrello. In
conclusione va ricordata la presenza nell'angolo settentrionale del
"salone" di un bel camino a stillicidio perenne, ricco di
concrezioni mammellonari. CONSIGLI
PRATICI Accesso:
la Tanaccia si apre a poca distanza dalla cittadina di Brisighella (RA)
facilmente raggiungibile, attraverso la S.S. 302 Faenza-Firenze, dalla
via Emilia e dalla autostrada A14-casello di Faenza (12 e 16 chilometri
di distanza rispettivamente). Una volta a Brisighella per raggiungere la
grotta è necessario immettersi sulla Provinciale Limisano Monticino,
che porta tra l'altro ai Tre Colli di gesso sui quali sorgono in
posizione panoramica la Torre dell'Orologio, la Rocca del sec. XV-XVI
(attualmente sede di un interessante Museo della Civiltà Contadina) ed
il Santuario della B.V. del Monticino. Percorsi in auto poco più di due
chilometri, fino alla località Caulla, si prosegue a piedi imboccando
un sinuoso sentiero realizzato ad hoc, sulla destra della S.P., e
seguendolo fino all'antro di accesso. Attrezzatura
personale: l'attrezzatura necessaria per la visita si limita ad
indumenti da lavoro, stivali di gomma ed illuminazione personale. Acqua:
è possibile, e consigliabile, rifornirsi preventivamente d'acqua ad una
fontana ubicata poco oltre le case Varnello, sul lato sinistro della
Provinciale Limisano -Monticino. Si
raccomanda: di usare cautela in alcuni passaggi resi relativamente
insidiosi per la presenza di fango (comunque abbondante lungo tutto il
percorso); di non disturbare e non avvicinare troppo, specie se con
fiamme libere, i pipistrelli che dimorano abbondanti in Tanaccia; di non
lasciare rifiuti. PROSPETTIVE
FUTURE La
volontà da parte dell'Ente Locale, segnatamente il Comune di
Brisighella, di procedere alla turisticizzazione della Tanaccia si è a
tutt'oggi concretizzata nell'acquisto di circa 6 ettari di terreno
comprendente l'ingresso della grotta (attraverso la Comunità Montana
dell'Appennino Faentino) ed al tracciamento di un nuovo sentiero. Sono
altresì previsti lavori nella caverna d'ingresso e la realizzazione di
un impianto luce interno; ciò allo scopo di facilitare al massimo
l'accesso e le visite al ramo principale, visite comunque di tipo
semi-esplorativo. E'
augurabile che tali interventi siano affiancati al più presto da una
incisiva opera di tutela della limitata superficie boschiva circostante,
soprattutto quella attraversata dai Buchi del Torrente Antico, di
notevolissimo pregio naturalistico anche se piuttosto degradata
relativamente all'associazione vegetale. Allargando il discorso, appare ovvio, almeno in un'ottica naturalistica e protezionistica. che interventi di tipo turistico nelle grotte della Vena del Gesso romagnola (Tanaccia e Re Tiberio) possono essere giustificabili solo se accompagnati di pari passo dalla istituzione di aree protette a tutela integrale in quelle zone carsiche in cui, anche attraverso l'autoregolamentazione in atto dell'attività speleologica si è mantenuto un elevato grado di naturalità ed esistono condizioni ambientali di eccezionale valore. |
Speleo GAM Mezzano (RA)