AA. VV. - IPOGEA, numero unico del Gruppo Speleologico Faentino 1988/1993 - Faenza - 1993
        

I QUARZI DENTRITICI SU GESSO

di Paolo Forti

Il motivo di maggior interesse della Grotta "Carlo Azzali", nei pressi di Monte Mauro, è rappresentato dalla presenza al suo interno di cristallizzazioni dendritiche di quarzo sviluppatesi sopra grandi macrocristalli di gesso in dissoluzione.

Tali depositi sono stati osservati esclusivamente in una piccola saletta verso il fondo della cavità ove affioravano dalle pareti grandi cristalli di gesso apparentemente ricoperti da livelli di concrezionamento. In realtà la rottura accidentale di uno di questi cristalli metteva in mostra una struttura dendritica bianco candida che presentava analogie morfologiche con le laminazioni di calcite di origine ipercarsica abbastanza comuni nei nostri gessi.

L'analisi al diffrattometro ai raggi X evidenziava come le laminazioni bianche individuate fossero costituite da quarzo purissimo.

All'interno delle laminazioni e sopra il gesso, il quarzo si presenta macroscopicamente in forma di sottili lamelle bianco candide che si sono sviluppate parallelamente al piano principale di sfaldamento dei cristalli di gesso, spesso con sottili prolungamenti perpendicolari che compenetrano i cristalli medesimi lungo fratture di solito corrispondenti ai piani di geminazione.

L'analisi al microscopio da mineralogia ed al microscopio elettronico ha permesso innanzitutto di evidenziare l'euedricità del quarzo, i cui cristalli difficilmente superano i 10-30micron (anche se si sono osservati cristalli che raggiungevano i 0.3mm di lunghezza). Le stesse analisi hanno confermato che tutte le superfici gessose a contatto con il quarzo risultavano esser fortemente corrose, ma non presentavano segni di alterazione chimica.

Le evidenze macroscopiche e microscopiche pertanto concordano con una genesi del quarzo concomitante alla dissoluzione, parziale o totale, del gesso, che quindi doveva esser preesistente.

A questo punto, un problema da risolvere resta quello del tipo di chimismo esistente nelle acque di infiltrazione al momento della deposizione del quarzo: infatti questo ritrovamento al contatto con gessi, assolutamente non alterati ad anidrite, dovrebbe escludere la possibilità di una precipitazione del quarzo a temperature superiori ai 50 gradi centigradi. Questo dato d'altro canto contrasta con il requisito di media termalità che sino ad oggi si riteneva necessaria per la formazione di quarzo in ambienti naturali.

La nostra ipotesi è che in determinate condizioni ambientali il quarzo cristallino possa depositarsi anche a temperature medio-bassa, tali che non comportino la trasformazione del gesso in anidrite.

Per dare comunque una risposta univoca a questo interrogativo abbiamo già da tempo inviato un campione del quarzo perché sia sottoposto in un laboratorio specializzato ad analisi tali da definirne la temperatura di formazione.

Rimane il fatto che il ritrovamento di questo quarzo scheletrico è il primo in assoluto effettuato non solo in un ambiente carsico gessoso ma in una qualsiasi grotta al mondo ove non siano state presenti condizioni di termalità.

L'importanza della scoperta e la relativa piccola estensione del deposito suggeriscono quindi di attivare tutte le possibili forme idonee per proteggerlo da eventuali vandali saccheggiatori.

   

1 - Cristalli di quarzo a contatto con lamine gessose fortemente corrose ma, come si è potuto osservare attraverso "sezioni sottili", non alterate chimocamente (foto SEM eseguita da P. Ferrieri)

   

2  -Particolare di cristalli di quarzo su gesso (foto SEM eseguita da P. Ferrieri)


  

Speleo GAM Mezzano (RA)