| LE AREE CARSICHE GESSOSE D'ITALIA - Istituto Italiano di Speleologia - Memoria XIV, s. II (2003) |
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LE FORME
DI SOLUZIONE NEI GESSI Tommaso
Macaluso, Giuliana Madonia, (Dipartimento di Geologia e Geodesia - Corso
Tukory, 131 - 90134 Palermo) Ugo
Sauro (Dipartimento di Geografia - Via del Santo, 26 - 35123 Padova) Riassunto In
Italia, nonostante l'estensione degli affioramenti evaporitici sia
limitata rispetto a quella dei calcari, i paesaggi carsici nei gessi
mostrano una grande ricchezza di aspetti, in relazione ai diversi
contesti geologici ed ambientali che contraddistinguono la penisola. Le
forme carsiche di superficie mostrano una vasta gamma di tipologie
aventi dimensioni comprese tra il micron e alcuni chilometri. Inoltre,
se da un lato esistono molte analogie con le forme che si sviluppano nei
calcari, dall'altro si possono rilevare anche numerose differenze, che
conferiscono a tali paesaggi caratteristiche peculiari. Parole
chiave: Italia, evaporiti, forme carsiche superficiali, Karren. Abstract In
Italy the outcropping surface of the evaporitic rocks is limited, if
compared with that of the carbonate rocks. Notwithstanding the karst
landscapes in gypsum rocks show a large variety of characters and forms,
controlled both by the different geological settings and environmental
situations along the Italian peninsula. A wide variety of surface
landforms is recognizable, ranging in size between a few microns and
more than one kilometre. Beside this, if between the types of landforms
developed in the gypsum rock and those developed in the limestone many
analogies exist, also significative differences are observable, which
confer peculiar characters to these landscapes. Key
words: Italy, evaporitic rocks, surface karst landforms, Karren Introduzione In
Italia i paesaggi carsici nelle evaporiti sono di estensione
relativamente limitata rispetto a quelli nei calcari: infatti se si
considerano solo gli affioramenti delle formazioni costituite da gessi o
salgemma quasi puri, questi rappresentano meno dell'uno percento del
territorio nazionale. Questi paesaggi, tuttavia, presentano una grande
ricchezza di aspetti connessi con i contesti stratigrafici e
morfostrutturali, con le diverse situazioni climatiche e vegetazionali,
con i paesaggi umani frutto di una lunga storia di uso delle risorse.
Dal punto di vista altimetrico si trovano aree sia nell'alta montagna
alpina come il Colle del Piccolo Moncenisio, sia nelle aree di bassa
montagna, collinari e costiere. Straordinario dal punto di vista
paesaggistico e geomorfologico è soprattutto il complesso degli
affioramenti evaporitici della Sicilia. Le
forme superficiali connesse con i processi di soluzione sono
distinguibili in macroforme (dimensioni chilometriche), mesoforme
(dimensioni da decametriche ad ettometriche) e piccole forme, micro- e
nanoforme (dimensioni da metriche a micrometriche). Nella descrizione
che segue ci riferiremo prevalentemente alle forme nei gessi che sono
quelle che più facilmente si prestano a confronti con le forme nei
calcari da un lato e nel salgemma dall'altro. Le
macroforme Fra
le macroforme, le più comuni sono le valli cieche, incisioni vallive
lunghe anche alcuni chilometri che terminano bruscamente con una
contropendenza al cui piede si trova un inghiottitoio. Si tratta di
forme di origine mista, fluviale e carsica che possono essere
interamente intagliate in rocce gessose, assumendo spesso l'aspetto di
forra, o possono essere incise in sedimenti non carsificabili e
terminare cieche in corrispondenza di una soglia gessosa, oppure essere
caratterizzate dalla parte a monte intagliata in terreni insolubili e
dalla parte a valle incisa nelle rocce gessose. Casi particolari ma
abbastanza comuni sono gli avvallamenti nei gessi, dati da catene di
doline con caratteri di piccole valli cieche. Così nella Vena del Gesso
dell'Appennino romagnolo valli incise nelle argille mioceniche terminano
cieche in corrispondenza della formazione evaporitica. La valle cieca più
celebre è quella del Rio Stella nel subappennino fra Bologna e Forlì,
che è sbarrata da una spettacolare scarpata alta più di 50 metri. In
Sicilia molto note sono le valli cieche del Biviere nell'area di Santa
Ninfa (TP) e dello Sfondato vicino a Porto Empedocle (AG) (AGNESI et al.,
1987; AGNESI et al., 1989). Quest'ultima è lunga circa 3 km, incisa
prevalentemente nelle argille e termina bruscamente contro una parete di
gessi al cui piede si apre un inghiottitoio. Un
altro tipo di grandi forme è rappresentato dai "polje", cioè
da conche a fondo piatto, delimitate tutt'intorno da versanti (NICOD,
1976; 1993; GORBUNOVA, 1979). Si tratta di forme generalmente più rare
e di dimensioni minori che nei calcari, e spesso semiaperte. Un
bell'esempio è rappresentato da Il Pantano a Sud-Est di Montallegro
(AG) in Sicilia. Grandi
sono anche alcune depressioni chiuse che ospitano laghi. Si tratta di
forme che risultano dalla subsidenza di rocce non solubili in seguito
alla dissoluzione di rocce solubili sottostanti (AGNESI et al., 1987;
TREVISAN & Di NAPOLI, 1937). In Sicilia ci sono numerosi laghi di
questo tipo, il più grande dei quali è il lago di Pergusa, della
superficie di quasi 2 km2. Le
mesoforme Una famiglia di depressioni che presenta un'ampia gamma di dimensioni, talora con carattere di macroforme ma generalmente rientranti nelle mesoforme, sono le doline le quali hanno forme geometriche che variano fra quelle regolari coniche o troncoconiche o emisferiche, e quelle irregolari e asimmetriche che segnano la transizione a valli cieche (figg. 1 e 2). Queste ultime sono generalmente allungate secondo la pendenza regionale della superficie e mostrano una differenza significativa tra la massima profondità e la profondità minima. In questo modo la forma della conca risulta asimmetrica con un versante più esteso sul lato a monte e un versante più stretto e generalmente più ripido sul lato a valle. Esistono anche forme complesse derivanti dalla fusione di più forme semplici, dove si riconoscono più punti depressi sul fondo. Dal punto di vista delle dimensioni si va da diametri di pochi metri e profondità di pochi decimetri, a diametri di parecchie centinaia di metri e profondità di parecchie decine di metri. Per quanto riguarda la genesi, in accordo con la letteratura classica e in analogia con le forme che si sviluppano nei calcari, le doline possono essere: doline di soluzione normale, di crollo, doline alluvionali (che è più corretto chiamare "cover dolines" o doline nella copertura) e di subsidenza in roccia. In particolare, nei gessi della Sicilia si possono riconoscere vere e proprie catene di doline derivanti dall'incarsimento di valli a seguito di fenomeni di retrocessione degli inghiottitoi. In alcune di queste catene le doline più a monte hanno il fondo a quota più bassa (AGNESI et al., 1989) (fig. 3). In
Italia, il maggior numero di doline si sviluppa naturalmente nelle
regioni che presentano gli affioramenti di gesso più estesi: Sicilia,
Calabria ed Emilia Romagna. Nella
Vena del Gesso della Romagna le doline hanno forma a ciotola con il
fondo piatto o ad imbuto e possono essere interamente nei gessi o
trovarsi al contatto tra formazioni diverse come gesso-sabbie marnose e
gesso-argilla. Molto spesso sul fondo o sui fianchi si trovano
inghiottitoi che danno accesso ad importanti sistemi sotterranei. La
dolina più nota è quella della Spipola di circa 500 m di diametro. Negli
altopiani nei gessi della Calabria e della Sicilia le doline si trovano
sia isolate, sia raggruppate a formare dei carsi ad alveare, in cui i
contorni di ciascuna dolina sono a contatto con quelli delle depressioni
adiacenti formando un sistema di dorsali a maglie poligonali, o sono
allineate lungo linee di frattura o preesistenti linee di fondovalle (AGNESI
et al., 1989; SAURO, 1996; MENEGHEL, 1998). Qui
molte delle doline presentano caratteri intermedi tra semplici doline e
piccole valli cieche. Anche nel caso della Sicilia le doline possono
svilupparsi interamente sui litotipi gessosi, al contatto tra due unità
come gessocalcari marnosi (Trubi), o su formazioni semipermeabili
sovrastanti i gessi. Le
forme di soluzione piccole, micro- e nano La
categoria che presenta una maggior varietà di forme è senza dubbio
quella delle forme di soluzione piccole, micro- e nano-, che consistono
prevalentemente in Karren. Karren sono le complesse sculture in roccia
operate dai processi della soluzione connessi con lo scorrimento o
l'infiltrazione dell'acqua. Al processo della soluzione possono, nelle
rocce gessose, combinarsi anche altri processi di degradazione quali la
carbonatazione (sostituzione del radicale SO4
--con il radicale CO3--
nella molecola del gesso) (FORTI, 1983), il termo- crio- ed
alo-clastismo, l'azione di spinta e quindi di frantumazione della roccia
da parte dei cristalli che si formano a partire da soluzioni
sovrassature, e varie azioni biologiche. I
Karren possono essere distinti sulla base delle dimensioni,
dell'ambiente di formazione, dei processi idrodinamici, dei
condizionamenti litostrutturali e di specifiche azioni biologiche. Dal
punto di vista delle dimensioni sono distinguibili in forme di medie
dimensioni o "mesoforme", che sono quei Karren o complessi di
Karren che si estendono su superfici di almeno alcuni metri quadrati, in
forme di piccole dimensioni o "piccole forme", in cui almeno
due dei parametri dimensionali sono dell'ordine del centimetro o del
decimetro, ma generalmente inferiori al metro, in forme molto piccole o
"microforme", aventi dimensioni comprese tra uno e pochi
millimetri, e in forme microscopiche o "nanoforme", in cui i
parametri dimensionali variano tra pochi micron e 1 mm. Nei cristalli di
gesso di grandi dimensioni si possono sviluppare delle microforme che
sono direttamente controllate dal reticolo cristallino e che possono
derivare dall'evoluzione di alcune tipologie di nanoforme (FORTI, 1996). Dal
punto di vista dell'ambiente di formazione alcuni tipi di Karren si
formano all'interfaccia suolo-roccia, in relazione al lento movimento
dell'acqua di deflusso sub-superficiale in corrispondenza di questa
interfaccia. Si tratta dei cosiddetti "Karren di tipo
coperto", che nei calcari vengono detti "Rundkarren" (o
Karren arrotondati) a causa delle loro forme "smussate", cioè
prive di spigoli netti. Anche nei gessi le forme coperte che si
sviluppano soltanto se le coperture hanno una buona permeabilità, una
volta esposte in seguito all'erosione dei suoli, presentano forme
smussate e possono essere quindi considerate dei Rundkarren (esempi
molto belli di questo tipo si trovano sul rilievo delle Serre di Ciminna
in provincia di Palermo). Altri Karren si formano sulla roccia nuda,
priva di qualsiasi tipo di copertura (di suolo, di vegetazione, ecc.):
si tratta dei Karren liberi, che esprimono la popolazione di forme con
le tipologie meglio definite. Esistono anche Karren di tipo
"semi-libero", che si formano dove esistono coperture
discontinue di suoli, sedimenti sciolti, acqua e vegetazione. Vi sono
infine Karren di ambiente fluviale (alvei in roccia), di ambiente
costiero (piattaforme di erosione e falesie), di ambienti artificiali o
semi-artificiali come cave, discariche di miniere e muretti a secco, di
ambiente di grotta e di galleria mineraria. Dal
punto di vista delle azioni biologiche, alcuni particolari Karren si
formano per l'azione protettiva esercitata da colonie circolari di
licheni, che espandendosi in senso radiale proteggono la roccia
sottostante determinando l'individuazione di una piccola cupola. La
parte centrale della piccola cupola può essere poi scoperta, in seguito
alla morte della parte più vecchia della colonia, favorendo la
formazione di una depressione chiusa circondata da un recinto anulare. La
tabella 1 che illustra i principali tipi
di Karren ha come primo criterio distintivo le dimensioni, ma ne
sottolinea alcuni caratteri ed i meccanismi genetici. La classificazione
si basa su lavori specifici (MACALUSO & SAURO, 1996; 1998b; MACALUSO
et al., 2001), nei quali sono stati analizzati i Karren nei gessi e nel
salgemma della Sicilia e della Calabria, dove si riscontra una notevole
varietà sia di tipi litologici che di microambienti. Nei
gessi sono meno comuni che nei calcari i campi di Karren, cioè estese
superfici in roccia denudate dal suolo. Più frequenti sono invece gli
affioramenti rocciosi di dimensioni limitate, molto spesso spuntoni
isolati. Tuttavia in Sicilia esistono anche campi solcati molto estesi
(ad es.: Serra Balate a Marina di Palma di Montechiaro - AG) come
conseguenza dell'erosione del suolo provocata dall'impatto umano e
facilitata dalle particolari condizioni climatico-ambientali. Nella
maggior parte degli affioramenti di questa origine si riconosce una
sovraimposizione di Karren di tipo libero su preesistenti Karren di tipo
coperto. In molti dei campi solcati in gessi microcristallini o
detritici prevalgono i Karren spigolosi, come le scannellature. In confronto con i Karren nei calcari, i Karren nei gessi e nel salgemma e in particolare le forme piccole e le micro- e nanoforme sono generalmente meglio espresse. Su affioramenti anche minuti, e persino su clasti "galleggianti" sul suolo, si trova un'alta densità di forme che spesso disegnano suggestive e complesse miniature (fig. 4). Ciò può essere imputabile sia alla maggior velocità dei processi di soluzione, sia al diverso ruolo che hanno i processi di colonizzazione biologica della superficie rocciosa. Nel salgemma e nei gessi la soluzione è così rapida che per la maggior parte degli organismi pionieri non c'è tempo sufficiente per insediarsi. Sui gessi riescono ad attecchire certi licheni. La
varietà di litologie nei gessi, che vanno dai gessi macrocristallini,
agli alabastrini, alle gessareniti e gessopeliti con molteplicità di
aspetti, colori, e strutture, conferisce ai relativi Karren una grande
suggestività. Le
forme legate alla dinamica della crosta superficiale Sulle
superfici di gessi prive di una copertura di suolo e quindi direttamente
esposte alla radiazione solare ed agli agenti esogeni, oltre alle forme
di soluzione si notano forme di tipo diverso che sono il risultato dei
processi di dinamica della "crosta gessosa superficiale",
nell'ambito di uno spessore variabile, a seconda delle condizioni
locali, fra pochi centimetri ed alcuni metri (MACALUSO & SAURO,
1996; 1998a; FERRARESE et al., 2002). Le più note di queste forme sono
le bolle, dette anche tumuli o bolle di scollamento, rigonfiamenti
domiformi di uno straterello di roccia dello spessore variabile fra
pochi centimetri e qualche decimetro a racchiudere un vuoto sottostante.
Il diametro delle bolle varia da pochi decimetri ad oltre 10 metri. Meno note ma comuni nei gessi della Sicilia sono altre forme ed in particolare: le dorsali da compressione, le montagnole da compressione, i piatti con i bordi rialzati, le vasche e le mezze vasche da compressione, i gradini (fig. 5). Le dorsali da compressione si sviluppano secondo schemi reticolari, determinando l'individuazione nell'ambito della crosta di figure poligonali con i margini leggermente rialzati. L'altezza di queste dorsali varia fra pochi millimetri e alcuni decimetri in relazione alle influenze litologiche e morfologiche e allo stadio di sviluppo delle forme. Le
montagnole di compressione sono rilievi all'incirca piramidali o conici,
alti fra pochi decimetri e più di un metro. Essi si sviluppano in
corrispondenza delle giunzioni dei bordi di tre o più poligoni. I
piatti e le vasche di compressione sono depressioni chiuse o semichiuse,
ciascuna sviluppata all'interno di un poligono con i margini ripiegati
verso l'alto. Mentre nei piatti i bordi fra due depressioni contigue
consistono in una cresta singola, nelle vasche essi sono generalmente
staccati a formare coppie di creste parallele. L'altezza varia fra pochi
millimetri e alcuni decimetri. Piatti e vasche possono essere
interpretati come forme speculari delle bolle, con la concavità verso
l'alto. I gradini sono simili a mezze vasche ma sono sviluppati in serie
su versanti ripidi, dando origine a gradinate. Considerazioni
conclusive Nell'insieme
le forme di soluzione di tipo carsico nei gessi e nel salgemma non hanno
nulla da invidiare rispetto a quelle dei calcari. Se da un lato esiste
una sostanziale analogia fra i principali morfotipi, fatto che dimostra
come i caratteri di queste forme siano in primo luogo connessi con
meccanismi idrodinamici, si possono riconoscere anche delle peculiarità
nello stile evolutivo. Probabilmente
le forme meglio espresse sono i Karren che si presentano particolarmente
suggestivi a causa delle variazioni di colore e di grana dei diversi
litotipi. La maggior parte dei Karren nei gessi e nel salgemma è
particolarmente fotogenica. Karren suggestivi sono sovraimposti anche
sulle opere dell'uomo come i muri dei rustici, i muretti a secco e i
muri di sostegno dei terrazzi. Questi
ambienti rappresentano laboratori naturali potenziali molto promettenti
per la ricerca sui processi naturali, data anche l'elevata velocità con
cui operano i processi morfodinamici che producono risultati percepibili
anche alla scala dei tempi della vita dell'uomo. È quindi opportuno
promuovere esperienze di geomorfologia sperimentale in queste aree. Per
queste caratteristiche, l'osservazione sul terreno può rivestire un
notevole valore didattico anche a livello scolastico, in quanto aiuta a
capire i meccanismi evolutivi delle forme. Oltre
a fornire spunti significativi per la ricerca e la didattica, questi
Karren posseggono, per il loro carattere di micro-paesaggi, un elevato
contenuto estetico, e sono un campo ideale di sperimentazione per gli
appassionati di fotografia naturalistica. Bibliografia AGNESI
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Speleo GAM Mezzano (RA)