| LE AREE CARSICHE GESSOSE D'ITALIA - Istituto Italiano di Speleologia - Memoria XIV, s. II (2003) | |||||||||||||||||||||||||
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INQUADRAMENTO
GEOGRAFICO E GEOLOGICO DEI GESSI IN ITALIA Franco
Cucchi e Chiara Piano Riassunto In
Italia litotipi evaporitici sono abbastanza diffusi ed appartenenti
essenzialmente a tre momenti paleoevolutivi, uno permiano, uno triassico
ed uno messiniano. Fra le evaporiti i gessi non sono solitamente
predominanti ma costituiscono comunque, specie quelli di età messiniana,
orizzonti anche potenti ed estesi, il che ha favorito la genesi di
reticoli ipogei e di morfologie epigee varie e ben sviluppate quali
doline, sia di crollo che di dissoluzione, valli chiuse e localmente
forme di dissoluzione minori (essenzialmente karren). Parole
chiave: evaporiti, Permiano, Triassico, Messiniano, distribuzione
geografica, geologia, stratigrafia. Abstract Evaporitic
lithotypes are sufficiently widespread and they essentially belong to
three paleoevolutionary phases: Permian, Triassic and Messinian (see
attached map). Among evaporites gypsum is not usually predominant but it
forms, however, especially that belonging to the Messinian, also thick
and extended horizons. Generally, the outcrops are distributed along
structural axes and they are stretched and thin. Only in Sicily are wide
fields distributed on more levels. This fact has favoured the
development of widespread hypogean networks and of various and
well-developed epigean morphologies. Key-words:
evaporites, Permian, Trias, Messinian, geographic distribution, geology,
stratigraphy.
In
Italia i litotipi evaporitici sono abbastanza diffusi ed i gessi, anche
se non sono sempre predominanti, costituiscono comunque orizzonti anche
potenti ed estesi che hanno favorito la genesi di reticoli ipogei e di
morfologie epigee varie e ben sviluppate. In
genere gli affioramenti sono distribuiti lungo direttrici strutturali,
allungati e di poco spessore. Solamente in Sicilia si evidenziano areali
ampi distribuiti su più settori. Quando
sufficientemente estesi, gli affioramenti sono caratterizzati in
superficie da doline, sia di crollo che di dissoluzione e da valli
chiuse, oltre che, solo localmente, da forme di dissoluzione minori (karren,
essenzialmente). Compresa nella zona temperata, protetta a Nord dalla catena alpina, con un ampio sviluppo costiero, sul quale il mare fa sentire i suoi effetti mitigatori l'Italia ha un clima in prevalenza di tipo mediterraneo. In generale gli inverni possono essere freddi, ma senza eccessivi rigori, così come le estati sono calde, ma non torride. Le precipitazioni mediamente non sono abbondanti. Tuttavia montagne e colline, che occupano gran parte del territorio, fanno sì che anche l'altimetria sia un importante fattore climatico, mentre la marcata lunghezza da Nord a Sud del Paese accentua, con il procedere verso meridione, i caratteri propriamente mediterranei, cioè l'aridità e la mitezza del clima (fig. 1). In
Italia sono stati riconosciuti (RIGHINI et al., 2002) i seguenti tipi
climatici europei (EUROPEAN COMMISSION, 1999): -
Clima da temperato caldo oceanico a temperato caldo suboceanico,
parzialmente submediterraneo (cod. 32): precipitazioni da medie ad
elevate con deficit in estate, inverno mite ed estate calda, periodo
vegetativo da 180 a più di 210 giorni. Questo tipo di clima
caratterizza la Pianura Padana. -
Clima temperato suboceanico (cod. 33): precipitazioni da medie a
parzialmente elevate, inverno moderatamente freddo ed estate
moderatamente calda, periodo vegetativo da 180 a più di 210 giorni.
Clima rilevato lungo la costa del medio-alto Adriatico. -
Clima temperato caldo subcontinentale (cod. 37): precipitazioni da medie
ad elevate, temperature e periodo vegetativo dipendenti dall'altitudine,
inverno freddo ed estati da moderatamente calde a calde, periodo
vegetativo da 180 a più di 210 giorni. Questo tipo di clima è presente
lungo la costa dell'alto Tirreno e alle medie quote dell'Appennino
centro-settentrionale. -
Clima temperato montano (cod. 38): precipitazioni da medie ad elevate,
temperature e periodo vegetativo dipendenti dall'altitudine, inverno da
freddo a molto freddo ed estate da moderatamente fredda a moderatamente
calda. Clima che contraddistingue tutto l'arco alpino e le alte quote
dell'Appennino settentrionale. -
Clima da mediterraneo a temperato caldo (cod. 41): precipitazioni da
medie ad elevate, inverni con temperature sotto lo zero, in estate
periodo secco molto breve, in parte senza periodo secco. Clima presente
alle basse quote dell'Appennino occidentale ed orientale. -
Clima da mediterraneo oceanico a mediterraneo suboceanico, parzialmente
montano (cod. 42): precipitazioni da medie ad elevate in autunno,
inverno e primavera, solo regionalmente un breve periodo secco in
estate. È il clima che caratterizza la costa occidentale dell'Italia
centrale e della Calabria, la Sicilia settentrionale, gran parte della
Puglia e della Sardegna. -
Clima da mediterraneo-subcontinentale a mediterraneo-continentale (cod.
43): precipitazioni da medie a molto basse in primavera, autunno e
inverno, lungo periodo secco in estate, parzialmente arido, inverno
freddo ed estate torrida, in parte con clima montano. È un tipo di
clima presente solo nel Carso triestino e goriziano. -
Clima da mediterraneo a subtropicale (cod. 44): precipitazioni molto
basse durante tutto l'anno, inverno temperato ed estate calda, in parte
torrida e arida. È un tipo di clima che si riconosce principalmente
nella Sicilia centro-meridionale e nella Puglia settentrionale,
secondariamente lungo le coste dello Ionio settentrionale e della
Sardegna. -
Clima mediterraneo montano (cod. 45): precipitazioni da medie a
parzialmente elevate, temperature e periodo vegetativo dipendenti
dall'altitudine. Clima che si rileva alle quote più elevate
dell'Appennino centromeridionale e della Sicilia. I
litotipi evaporitici sono abbastanza diffusi ed appartenenti
essenzialmente a tre momenti paleoevolutivi, uno permiano, uno triassico
ed uno messiniano. Fra le evaporiti i gessi non sono solitamente
predominanti ma costituiscono comunque, specie quelli di età messiniana,
orizzonti anche potenti ed estesi, il che ha favorito la genesi di
reticoli ipogei e di morfologie epigee varie e ben sviluppate. I
gessi del Permiano Gli
affioramenti significativi di gessi più antichi sono quelli compresi
nella Formazione a Bellerophon, successione del Permiano superiore. In questo periodo di massima trasgressione ed elevato livello marino, il clima caldo e semiarido caratterizzante tutto il supercontinente Pangea favoriva la deposizione di calcari fossiliferi ricchi in materia organica, dolomie ed evaporiti (BAUD et al., 1993a). Si è venuta così a creare, ad una paleolatitudine indicativa di 15° N, una fascia transizionale in facies evaporitico-clastica che bordava da Ovest a Nord-Ovest la piattaforma dolomitica affiorante nel Sudalpino (fig. 2).
In
questo contesto si sono depositate le evaporati della Formazione a
Bellerophon, sovrastante le arenarie e le siltiti della Formazione delle
Arenarie di Val Gardena, pure del Permico, e sottostante i calcari e le
arenarie triassiche della Formazione di Werfen (Trias inferiore). Nella
sua successione tipica, la Formazione a Bellerophon è suddivisibile in
tre unità litostratigrafiche, di cui quella basale è caratterizzata
diffusamente se non sostanzialmente da litotipi gessosi (facies
Fiammazza Auct.) che affiorano in particolare in Carnia e nelle
Dolomiti. La loro distribuzione è generalmente irregolare e localizzata
in bacini ristretti ed indipendenti tra loro, probabilmente a causa
dell'originaria morfologia con il mare che invadeva irregolarmente il
continente originando lagune e microbacini isolati. Litologicamente
nell'unità inferiore basale si riconoscono gessi saccaroidi
generalmente in ritmi millimetrici o centimetrici che nella parte
inferiore sono alternati a siltiti ed argilliti e nel resto dell'unità
a dolomie cariate. Nell'unità intermedia compaiono dolomie, calcari
dolomitici, brecce dolomitiche e dolomie vacuolari che passano,
nell'unità superiore al tetto della formazione, a calcari nerastri
talora bituminosi, frequentemente bioclastici, con stratificazione
decimetrica, occasionalmente intercalati a sottili livelli marnosi. Una
caratteristica di questa successione nel Sudalpino orientale è
l'intensa tettonizzazione subita durante le compressioni orogenetiche
alpine quando i livelli gessosi funsero da superfici di scollamento,
mentre le litologie dolomitiche, estremamente fragili, crearono fasce di
brecce tettoniche, dovute al movimento tra strato e strato, potenti da
pochi I gessi del Triassico Triassico inferiore Durante
il Triassico inferiore, nella penisola italiana persistettero
caratteristiche climatiche aride subtropicali (PARRISH et al., 1986) in
paleolatitudini comprese tra 10° N e 20° N. Queste condizioni
favorirono l'instaurarsi di ambienti evaporitici locali e limitati, sia
arealmente che temporalmente. È
il caso degli sporadici episodi gessosi della Formazione di Werfen (Scitiano)
presenti nelle Dolomiti dove l'impedimento della circolazione marina ha
dato origine ad intercalazioni di sottili lamine di gessi nell'Orizzonte
di Andraz che, al margine occidentale delle Dolomiti, continuano sino al
tetto del Membro di Campil. Decisamente
più significativi sono i depositi dello Scitiano superiore presenti
nelle Alpi occidentali e nel Sudalpino centro-occidentale, in
particolare nelle Prealpi Lombarde e Vicentine. Essi appartengono alla
Formazione di Bovegno (citata anche come Carniola di Bovegno o
Formazione delle Carniole Inferiori o facies di Róth), che testimonia
l'instaurarsi di un ambiente modello sabkha, dove l'aumento di aridità
molto probabilmente portò ad una diminuzione della denudazione e quindi
ad un minor apporto terrigeno. La
formazione è costituita da calcari dolomitici, per lo più gessosi e
vacuolari, grigio giallastri a stratificazione distinta, passanti a
brecce; compaiono lenti di evaporiti anche di grandi dimensioni (cave di
gesso presso Castelfranco e Pisogne in Val Camonica). Anche
questi depositi evaporitici assumono grande importanza strutturale in
quanto principale livello di scollamento della copertura sedimentaria
triassica lungo imponenti sistemi tettonici tra i quali quelli della
serie orobica e della serie brianzonese. Triassico
medio Nel
Triassico medio persistono le condizioni climatiche precedenti tanto che
nel dominio peritetideo si ha la formazione del vasto bacino evaporitico
testimoniato dal Muschelkalk germanico. A questa facies appartengono i
sedimenti anisici della Sardegna occidentale che alla base presentano
calcari e dolomie cariate con lenti marnosogessifere. La serie è
suddivisa in tre parti: nella parte inferiore si ha una facies lagunare
con dolomie e, in misura minore, calcari compatti poco fossiliferi con
dolomie cariate, lenti marnose e gessose. La parte intermedia è in
facies litorale con alternanza di marne e calcari marnosi in cui si
rinvengono lamellibranchi e una ricca fauna di Conodonti; la parte
superiore è una facies pelagica con marne e calcari marnosi con alto
contenuto paleontologico. Contemporaneamente
nell'Arco Alpino si assiste all'instaurarsi della piattaforma
epicontinentale che registra un solo limitato episodio evaporitico,
rappresentato dal livello gessifero intercalato ai calcari arenacei e
marnosi appartenenti alla Formazione a Gracilis (DELFRATI et al., 2002)
affiorante nel Vicentino. È da segnalare, inoltre, che nei pressi di
Livigno il Triassico medio vede una facies evaporitica (gessi e carniole,
Untere e Wetterstein Rauhwacke) eteropica alle dolomie. Triassico
superiore Il
quadro paleoevolutivo del dominio tetideo durante il Triassico superiore
delinea l'instaurarsi di un margine passivo in termini sia di subsidenza
sia di sedimentazione con mutamento paleoclimatico da arido a
progressivamente più umido e intertropicale nel tardo Norico (MARCOUX
et al., 1993). Cronologicamente
si possono riconoscere tre eventi evaporitici (fig. 3): i depositi in
facies germanica Keuper che ricoprono tutto l'arco temporale del
Triassico superiore affioranti nella Sardegna occidentale e nel Dominio
Delfinese - Provenzale delle Alpi Liguri, i depositi correlati
all'evento Carnico affioranti nell'Arco Alpino e nel Gargano, quelli
legati all'evento Norico tipici dell'Appennino settentrionale.
Il
Keuper rispecchia la sedimentazione in regime clastico-evaporitico ed è
dato da dolomie cariate e calcari marnoso-dolomitici con lenti
argilloso-gessifere aventi localmente giacitura caotica, talora
diapirica. Nel
Sudalpino orientale la successione rappresentativa del Carnico superiore
viene riconosciuta nella Formazione di Raibl (PONTON, 2000), sequenza
trasgressiva caratterizzata da tre unità litostratigrafiche che, dalla
più antica alla più recente, sono: argille siltose varicolori, gessi
rosati, dolomie e brecce cariate. La stratificazione è sempre fitta e
decisa, la colorazione presenta toni rossi, verdi e gialli. Altre
caratteristiche sono le frequenti variazioni di facies, l'eterogeneità
degli spessori e l'elevato grado di erodibilità delle sue forme. In
tutto l'Appennino settentrionale sono presenti le formazioni delle
Anidriti di Burano e del Calcare Cavernoso (Norico), rinvenibili in
affioramento fino all'Umbria e nell'Appennino meridionale a Nord Ovest
del Gargano, in sondaggio nelle Marche (CIARAPICA et al., 1987). Queste
formazioni sono le più importanti per l'Appennino settentrionale, non
tanto per le caratteristiche sedimentarie o paleogeografiche, quanto per
i caratteri di "plasticità" che per anni sono stati
considerati essenziali per lo scollamento e il movimento della Falda
Toscana e di molti altri elementi alloctoni in Appennino. La
Formazione delle Anidriti di Burano è stata riferita ad un ambiente di
piattaforma carbonatico-evaporitica tipo sabkha (PASSERI, 1975), con
piane tidali e bacini costieri; in affioramento è costituita da
alternanze di dolomie scure e gesso in banchi metrici. A causa delle
continue trasformazioni dei solfati, le originarie strutture
sedimentarie sono state distrutte durante la diagenesi e oggi spesso si
riconoscono solamente le strutture legate ai processi di diagenesi
tardiva ed alla tettonica ("gesso striato" in CIARAPICA et al.,
1985). Il
diretto derivato delle Anidriti di Burano è il Calcare Cavernoso,
formazione costituita da brecce di dolomie e da calcari a cellette, a
cui sono associati spesso orizzonti di "cenerone". In
vicinanza degli affioramenti di solfati spesso sono presenti vene di
gesso selenitico di neoformazione. Nei clasti di dolomia è facile
trovare pseudomorfi di cristalli di anidrite fibrosa o aciculare, cosa
che accade anche nelle Anidriti di Burano. Il Calcare Cavernoso è
spesso stato definito come il corrispondente "autoclastico"
delle sottostanti anidriti, originato classicamente da idratazione e
successiva dissoluzione dei solfati. L'origine delle cellette (CIARAPICA,
1998) è però legata alla dissoluzione di clasti carbonatici per
dedolomitizzazione, accompagnata da precipitazione di calcite di
neoformazione in vene (pareti delle "cellette"). I
gessi del Messiniano Il
Messiniano segna importanti cambiamenti nelle condizioni fisiografiche
dei bacini, in corrispondenza della "crisi di salinità" che
ha interessato l'area mediterranea, rappresentati dalla Formazione
Gessoso-Solfifera le cui successioni più complete affiorano in Sicilia
(fig. 4). Qui compaiono, separate da una superficie di discordanza a
carattere regionale, due unità evaporitiche poggianti in discordanza
sui terreni silico-clastici della Formazione di Terravecchia e
ricoperte, sempre in discordanza, dalla Formazione dei "Trubi"
(calcilutiti e calcisiltiti pelagiche con calcareniti gradate) del
Pliocene inferiore (CATALANO, 1986). Il
Messiniano in Sicilia L'unità
evaporitica inferiore presenta (fig. 5): -
diatomiti e marne diatomitiche di colore bianco candido del "tripoli",
sottilmente stratificate,
molto porose, leggere e friabili; -
calcari evaporitici (generalmente noti come "calcare di base")
costituiti solitamente da calcari algali, laminiti dolomitiche, ecc.; -
gessi selenitici e laminati (generalmente primari) con intercalazioni di
marne gessose. L'unità evaporitica superiore consta di: -
gessi selenitici, balatini e clastici, ciclicamente alternati con
livelli carbonatico-gessosi e sabbioso-argillosi; -
calcari bioclastici del "complesso terminale" passanti verso
l'alto e lateralmente ai precedenti gessi; -
sabbie argillose ("Arenazzolo").
Dalle
caratteristiche stratigrafiche e sedimentologiche delle facies
evaporitiche e dal rapporto tra substrato preevaporitico e terreni
evaporitici sono definibili in Sicilia diversi areali di affioramento
(fig. 6) con caratteristiche lievemente differenti: area di Salemi-Calatafimi-Castelvetrano, area di
Cimina-Baucina-Sambuchi, area di Petralia-Alimena-Nicosia, area di
Caltanissetta-Licata-Agrigento-Gela ed
area di Cattolica-Eraclea Il
Messiniano nell'Appennino Nell'Appennino
centro-settentrionale le bancate gessose si rivelano d'interesse sia per
il loro aspetto sedimentologico che per quello strutturale in quanto,
coinvolte nelle duplicazioni e triplicazioni della successione regolare
evaporitica, fungono da indicatori cinematici dell'evoluzione
deformativa regionale ed in particolare della tettonica compressiva
tangenziale mssiniana (fig. 7).
La
Formazione Gessoso-Solfifera dell'Appennino centro-settentrionale
risulta in generale costituita da tre corpi sedimentari diversificati (ROVERI
et al., 1999). Alla
base si ha un "corpo composito inferiore", che
complessivamente raggiunge spessori di circa 35 metri, costituito da
alternanze di livelli torbiditici gessarenitici, caratterizzati da
locali fenomeni di completa ricristallizzazione diagenetica, alternati a
strati di peliti scure spesso bituminose ad elevato contenuto in materia
organica. Queste "coppie" gessarenitico - pelitiche, il cui
spessore medio non supera generalmente il mezzo metro, si ripetono
ciclicamente formando una fitta alternanza cromatica chiaro-scura.
Talora l'alternanza è interrotta da strati gessosi potenti da 4 a 6
metri, gradati e torbiditici. Segue
un intervallo costituito prevalentemente da peliti grigie, raramente
nerastre, al cui interno sono presenti livelli di gessareniti
torbiditiche. Verso l'alto alcuni di questi livelli sono coinvolti in
franamenti sottomarini e sono soggetti a boudinage. Al
tetto si ha un "corpo composito superiore" con spessore molto
variabile (mediamente circa 100 metri) costituito da almeno due livelli
distinti, uno di strati a matrice pelitica ricca in clasti e noduli di
gesso (diagenetici) e un corpo caotico a matrice pelitica inglobante
clasti eterometrici di rocce gessose appartenenti agli intervalli
sottostanti. Al tetto del corpo caotico, compaiono facies gessarenitiche
stratificate. Dal
punto di vista litostratigrafico, la fase post-evaporitica è
rappresentata nell'Appennino settentrionale da due unità informali note
come Formazione di tetto e Formazione a Colombacci. Ad
Est della Linea di Forlì la Formazione Gessoso-Solfifera si presenta
con facies bacinali (evaporiti risedimentate) e la successione è
suddivisibile in due sequenze deposizionali principali. La sequenza
inferiore comprende le facies risedimentate della Formazione
Gessoso-Solfifera e i depositi terrigeni della Formazione di S. Donato o
di tetto; la sequenza superiore comprende i depositi fluviolacustri
della Formazione di Cusercoli (corrispondente alla Formazione a
Colombacci). Il
Messiniano nell'Italia settentrionale Nell'Italia
settentrionale durante il Messiniano la linea di costa coincideva
approssimativamente con l'attuale margine interno delle Alpi ad
esclusione di brevi e stretti bracci di mare; ciò ha precluso la
sedimentazione evaporitica che, se presente, è solitamente non molto
potente, con frequenti variazioni di facies e con abbondanti apporti
terrigeni. L'arca
di affioramento classica è rappresentata dal Bacino Terziario
Piemontese ed è limitata a Nord dai rilievi della Collina di Torino e
del Monferrato dove la Formazione Gessoso-Solfifera è compresa tra le
Marne di S. Agata (al letto) e le Argille di Lugagnano (al tetto) con
gessi che si presentano per lo più in corpi lenticolari. In
sondaggio i depositi messiniani sono presenti in tutto il sottosuolo
della Pianura Padana, ad esclusione della Pianura Veneta e Friulana, con
una potenza indicativa variabile tra qualche decina e 100 metri, e si
mostrano in facies argilloso-marnosa a cui si associa anche gesso che
palesa un ambiente di sedimentazione iperalino; al tetto ed in continuità
si rinvengono talora argille e marne. Bibliografia
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