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ASPETTI
EVOLUTIVI DEL PAESAGGIO CARSICO NEI GESSI IN ITALIA
Ugo
Sauro (Dipartimento di Geografia dell'Università di Padova)
Riassunto
La
velocità del processo di soluzione carsica nei gessi è di circa 1
ordine di grandezza superiore a quella nei calcari e pertanto la velocità
di evoluzione delle forme di soluzione è molto maggiore nei gessi che
nei calcari. Le unità morfocarsiche nei gessi, in particolare quelle
nei gessi del Messiniano, presentano contesti morfostrutturali ben
definiti e forme di erosione con caratteri intermedi tra quelli fluviali
e quelli carsici. Le forme di soluzione in roccia, o Karren, mostrano di
essere legate a processi idrodinamici ben definiti e, per taluni tipi di
forme, come le impronte di tallone ed i crateri di pioggia, sono ancor
meglio espresse che nei calcari. Le superfici prive di una copertura di
suolo sono soggette alla formazione di una "crosta di
alterazione" che è responsabile della genesi di bolle di
rigonfiamento, di poligoni, di mega-bolle e di colline domiformi. Nelle
aree a clima mediterraneo l'uomo ha innescato l'erosione del suolo
condizionando l'evoluzione di particolari paesaggi in roccia molto ben
rappresentati nella Sicilia sud-occidentale.
Parole
chiave: gessi, paesaggi, impatto umano, Italia
Abstract
The
rate of the solution process in the gypsum is about I order of magnitude
larger than in limestone. So, in the gypsum karst the typical karst
landforms evolve in a much faster way. The morphokarstic units,
especially those in the Messinian age gypsum, show well defined
morphostructural settings, as cuesta like, tabular, etc. Most of the
erosion forms show intermediate characters between the karstic and the
fluvial style. The Karren types are nearly the same as in the limestone
and are clearly linked with specific hydrodynamic processes. Some Karren,
as heelprints and rain pits, are better expressed than in other soluble
rocks. The gypsum surfaces lacking of a soil cover are interested by the
development of a `weathering crust'; responsible of the formation of
gypsum bubbles (tumuli), polygons, mega bubbles and dome like summits.
In the Mediterranean environment, as in western Sicily, the landscape
evolution has been influenced by the soil erosion, induced by human
impact during the historical times.
Key-words:
gypsum, landscape, human impact, Italy
Il
carsismo nelle rocce evaporitiche: la velocità dei processi
Nelle
rocce evaporitiche più caratteristiche, che sono i gessi ed il
salgemma, il processo morfologico predominante è quello della soluzione
delle rocce gessose ad opera delle acque di deflusso. In un litro
d'acqua si possono sciogliere anche alcune centinaia di grammi di
salgemma, mentre nelle soluzioni naturali delle aree nei gessi si
trovano disciolti circa 2-3 grammi di CaSO4.2H20 per ogni litro d'acqua
(AGNESI et al., 1989). La solubilità del salgemma è superiore, in
confronto con quella dei calcari, di circa tre ordini di grandezza
(circa 1000 volte); la solubilità dei gessi è invece superiore di
circa 1 ordine di grandezza. Di conseguenza anche la velocità
dell'erosione chimica, e quindi di abbassamento medio della superficie
topografica è sino a circa 1000 volte superiore nel salgemma e circa 10
volte superiore nei gessi che nei calcari. Così, se l'abbassamento
medio di una superficie nei calcari in ambiente alpino può variare fra
circa 4 e 8 cm per 1000 anni, a parità di condizioni, nei gessi
l'abbassamento dovrebbe essere di 40-80 cm, e nel salgemma di parecchie
decine di metri. Ciò spiega la rarità nelle regioni umide di
affioramenti di salgemma e le dimensioni in genere modeste delle aree di
affioramento dei gessi, che sono spesso circondate da coperture recenti,
di età pliocenica e quaternaria, derivanti in parte dalla deposizione
di materiali provenienti dall'erosione delle rocce di copertura degli
stessi gessi.
In
relazione a queste velocità dei processi di erosione chimica,
l'individuazione di forme caratteristiche richiede tempi diversi nei
differenti tipi di roccia. Tuttavia, al di là di queste diverse velocità
di sviluppo morfogenetico esiste una sostanziale analogia tra le forme
che si sviluppano nei vari tipi di rocce, forme che quindi non appaiono
controllate tanto dai processi di tipo chimico quanto dai meccanismi
idrodinamici del deflusso superficiale e sotterraneo nelle diverse
condizioni climatiche e microambientali locali.
Alcuni
aspetti peculiari dell'evoluzione geomorfologica nei gessi
In
molte aree nei gessi italiani, in particolare in quelle nei gessi
messiniani, risultano ben evidenti, forse più ancora che nei calcari, i
contesti morfostrutturali delle unità morfocarsiche. Ciò è legato
alle diversità fra i comportamenti nei confronti delle deformazioni
tettoniche e dell'erosione tra i gessi e le rocce incassanti, spesso
rappresentate da argille a comportamento plastico e facilmente
erodibili. Tra gli stili morfottettonici più comuni ci sono quelli di
tipo monoclinale (cuesta, si veda la Vena del Gesso), di tipo tabulare
(altopiano, si vedano alcuni altopiani carsici nei gessi della Sicilia
come quelli di Santa Ninfa e delle Serre di Ciminna), o del tipo a
"scogli" di erosione selettiva, determinato dalla messa in
evidenza di blocchi di gessi galleggianti su un substrato argilloso (si
veda l'area nei gessi di Sant'Angelo Muxaro in Sicilia).
Dal
punto di vista dell'interferenza tra processi di tipo diverso si può
riconoscere, nelle forme del paesaggio, la transizione in atto tra uno
stile geomorfologico di tipo fluviale ed
uno
di tipo carsico (MARINELLI, 1917; CASALI et al., 1983; FERRINI, 1989;
FORTI et al., 1989). Questa transizione è in relazione a situazioni
particolari di "carsismo di contatto litologico",
prevalentemente riferibile ai seguenti tipi: a) transizione verticale
tra rocce impermeabili o poco permeabili di copertura e rocce solubili;
b) contatto tettonico laterale tra rocce non carsificabili e rocce
solubili; c) situazioni di coperture clastiche secondarie discontinue e
di modesto spessore, da cui emergono aree scoperte.
Ne
consegue che nei gessi sono molto comuni le associazioni tra le forme
fluviali e quelle carsiche, espressioni della transizione, spesso ancora
in atto, tra una rete idrografica di tipo superficiale ed una di tipo
sotterraneo (FORTI & SAURO, 1997).
Nel
carsimo nei gessi, a differenza di quello nei calcari, i processi di
soluzione sono più efficaci sulle superfici rocciose esposte che non su
quelle coperte da suolo (fig. 1). Ne consegue che nei gessi lo sviluppo
dell'epicarso, cioè del sistema di fratture e cavità allargate dalla
soluzione nell'ambito dello spessore più superficiale di roccia, è
molto minore che nei calcari. Di conseguenza, salvo casi particolari,
nei gessi non si trovano doline tipiche derivanti da una concentrazione
del drenaggio nell'ambito dell'epicarso (drawdown doline o doline di
soluzione accelerata). Questo tipo di doline è, invece, il più comune
sui calcari.
I
due meccanismi prevalenti nella genesi delle doline sui gessi sono: a)
"drenaggio puntuale", per infiltrazione di corsi d'acqua
superficiali, sia pure effimeri, in corrispondenza di inghiottitoi (point
recharge doline); b) "drenaggio puntuale" dell'acqua contenuta
in coperture clastiche sovrastanti i gessi in corrispondenza di
"inghiottitoi nascosti" (cover doline). Queste due situazioni
spesso coesistono nelle aree carsiche (FERRARESE & SAURO, 2001).
Alcune
catene di doline derivano da una "retrocessione degli
inghiottitoi", che comporta un decremento delle quote dei fondi
delle doline da valle verso monte. Questo meccanismo può determinare
una sorta di inversione della pendenza nei segmenti di valli interessati
dalla formazione delle doline, che è la conseguenza della migrazione
verso monte dell'inghiottitoio attivo. Begli esempi si trovano
nell'altopiano di Santa Ninfa, i quali dimostrano il carattere di
transizione di queste forme fra le doline del tipo a "drenaggio
puntuale" e le valli cieche.
Oltre
alle forme negative come le doline, nell'ambito delle superfici dei
gessi della Sicilia prive di una copertura di suolo esistono forme
positive caratteristiche, che dal punto di vista dei meccanismi genetici
non hanno riscontri né nei calcari, né nel salgemma (FERRARESE et al.,
2002). Si tratta di sommità domiformi, grossomodo emisferiche, con
diametri che vanno da poche decine di metri sino ad oltre 100 metri
(fig. 2). Queste forme si individuano come conseguenza della formazione
di una "crosta superficiale" in seguito alla risalita per
capillarità di soluzioni sovrassature che determinano fenomeni di
precipitazione e di germinazione ed accrescimento dei cristalli. In
condizioni favorevoli la pressione che si instaura all'interno della
crosta può determinare nel tempo l'individuazione di sommità a cupola,
fatto che non comporta necessariamente uno scollamento sincrono ed
esteso della crosta dalla roccia sottostante, ma piuttosto un suo
adattamento in seguito a un riarrangiamento della struttura cristallina
e ad una deformazione di tipo semiplastico della roccia.
Il
processo è sostanzialmente lo stesso che porta alla genesi di tutta una
serie di forme della "crosta" tra cui le bolle e i poligoni,
solo che in questi ultimi casi interessa uno spessore minore di roccia.
In questo modo si formano le bolle da rigonfiamento e diverse altre
forme, descritte nel capitolo sulle forme superficiali, determinate da
fenomeni di ricristallizzazione del livello più superficiale.
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Fig.
1 - Karren su una superficie di strato nei gessi
dell'area di Calatafimi (TP- Sicilia). |
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Karren
developed on a bedding plane in the area of Calatafini
(Trapani- Sicily). |
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Fig.
2 - Collina domiforme nei gessi della Sicilia, evolutasi
in relazione alla formazione di una "crosta di
alterazione". |
Dome
like hills in the gypsum of Sicily, influenced by the
formation of a weathering crust. |
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Analogie
e differenze tra forme di soluzione e di alterazione in roccia nei gessi
e nei calcari
Nel
salgemma e nei gessi si trovano con maggior frequenza certe forme che
nei calcari sono relativamente rare, o sono legate a particolari
ambienti. Tra queste, le impronte di tallone e le spianate di soluzione,
che nei calcari sono generalmente legate agli ambienti nivali dell'alta
montagna, mentre nel salgemma e nei gessi si trovano comunemente, anche
se meglio espresse su certe litologie a grana fine e omogenea come il
salgemma, i gessi alabastrini, le gessareniti a grana fine e le
gessopeliti. La frequenza di questi tipi di forme in Sicilia dimostra
che non è necessario un ambiente nivale per il loro sviluppo, il quale
si spiega con semplici meccanismi idrodinamici. Molto comuni nei gessi a
grana fine sono anche i piccoli crateri da impatto delle gocce di
pioggia (rain pit, o rain crater) che nei calcari sono poco comuni e
generalmente meno ben espressi (MACALUSO et al., 2001).
In
certe aree nei gessi non sono infrequenti stalagmiti e pavimenti
concrezionali di grotte completamente smantellate dai processi della
soluzione. Le concrezioni essendo in carbonato di calcio sono meno
solubili della roccia incassante e pertanto permangono abbastanza a
lungo sulla superficie topografica. Alcuni begli esempi si trovano nelle
Serre di Ciminna.
L'uomo
e l'evoluzione dei paesaggi dei gessi
La
colonizzazione neolitica e protostorica delle aree nei gessi, connessa
con la diffusione dell'agricoltura e della pastorizia, ha certamente
comportato profonde trasformazioni paesaggistiche ed ambientali. La
deforestazione e l'uso del suolo per il pascolo e l'agricoltura hanno
innescato intensi processi di erosione del suolo, in particolare negli
ambienti mediterranei. Ne è conseguito il denudamento di molte
superfici rocciose, dove i processi di soluzione hanno scolpito i Karren
e, nel contempo, sui gessi macrocristallini si è sviluppata la
"crosta" di alterazione. Sulle pareti di alcuni rilievi nei
gessi l'uomo ha scavato numerose cavità artificiali per ricavarne delle
necropoli.
Si
può in linea di massima ritenere che la maggior parte delle sommità
"cupoliformi" presenti nei gessi della Sicilia si sia formata
in seguito alla parziale desertificazione provocata dall'impatto umano (MACALUSO
et al., 2001).
Bibliografia
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MACALUSO
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Dipartimento di Geologia e Geodesia, Università degli Studi di Palermo,
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MARINELLI
0., 1917 - Fenomeni carsici nelle regioni gessose d'Italia. Materiali
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